
Presidente Rizzetto, tra rivoluzione digitale, transizione energetica e il coinvolgimento attivo di generazioni differenti, il lavoro sta cambiando rapidamente. Quali sono le priorità su cui il Paese deve concentrare la sua attenzione?
La recente approvazione del Decreto legge Fiscale definisce le priorità più urgenti, rafforzando gli strumenti a sostegno di imprese e lavoro. Sul versante fiscale, vengono confermate misure strutturali per ridurre il costo del lavoro: dalla riduzione dell’Ires al superamento dell’Irap, fino alla stabilizzazione dell’Irpef su tre aliquote e al taglio del cuneo fiscale, con l’obiettivo di sostenere competitività e occupazione qualificata. Parallelamente, si rafforza il piano Transizione 5.0, con una dotazione triennale incrementata da 8,4 a 9,8 miliardi di euro e un potenziamento dell’iperammortamento fino a 1,5 miliardi a sostegno degli investimenti innovativi ed efficientamento energetico. Considerando anche la precedente impostazione basata sul credito d’imposta, le risorse complessive raggiungono circa 14 miliardi di euro. La priorità è accompagnare il sistema produttivo in una trasformazione profonda, garantendo stabilità e qualità del lavoro, anche alla luce del recente shock energetico legato alla guerra in Iran.
Produttività, organizzazione del lavoro e qualità dell’occupazione sono sempre più intrecciati. Come si può sostenere la crescita senza comprimere il valore del lavoro?
L’intelligenza artificiale, se accompagnata da regole chiare e da una visione responsabile, può rappresentare una leva decisiva per migliorare i processi organizzativi, generare nuove opportunità occupazionali e contribuire, al tempo stesso, all’incremento della produttività. È fondamentale investire in percorsi strutturati di formazione e riqualificazione, così da accompagnare i lavoratori nelle transizioni in atto e rafforzare la tenuta sociale ed economica dei territori. Si tratta di un passaggio indispensabile per trasformare l’innovazione in sviluppo realmente inclusivo. Anche dall’indagine conoscitiva sull’uso dell’intelligenza artificiale, da me promossa presso la Commissione Lavoro della Camera, emerge con chiarezza come l’Intelligenza artificiale sia destinata ad avere un impatto significativo sulla produttività. Tuttavia, affinché questo impatto si traduca in crescita stabile e in lavoro di qualità, è necessaria una governance attenta, capace di orientarne gli effetti e di valorizzarne le potenzialità.
È fondamentale investire in percorsi strutturati di formazione e riqualificazione, così da accompagnare i lavoratori nelle transizioni in atto e rafforzare la tenuta sociale ed economica dei territori
Il tema della formazione continua è diventato fondamentale. Oggi, però, investire davvero in aggiornamento e reskilling non è sempre semplice né per le imprese né per le professionalità coinvolte. Quali interventi sono necessari?
In un mercato del lavoro attraversato da trasformazioni rapide e profonde, è necessario rafforzare le politiche attive e investire in percorsi formativi certificati e, ove possibile, anche obbligatori, in grado di accompagnare efficacemente i lavoratori nelle fasi di transizione.
L’obiettivo è sviluppare competenze digitali, tecniche e relazionali sempre più richieste dal mercato, rafforzando al contempo la capacità del sistema produttivo di adattarsi ai cambiamenti in atto. In questo quadro si inserisce la mia proposta di legge, attualmente all’esame della Commissione Lavoro della Camera, che interviene nei casi di licenziamento per giustificato motivo, riorganizzazione aziendale o delocalizzazione. Il provvedimento prevede, per le imprese con almeno 30 dipendenti, l’obbligo di attivare percorsi strutturati di ricollocazione professionale. I servizi di outplacement assumono, in tale contesto, un ruolo strategico nelle fasi di transizione aziendale: contribuiscono a ridurre i tempi di disoccupazione, oltre a colmare eventuali gap di competenze prima del reinserimento. Infine, è necessario restituire piena centralità ai Fondi interprofessionali, strumenti decisivi per promuovere piani formativi efficaci e sostenere le imprese che investono nella valorizzazione del capitale umano, contribuendo a rendere il mercato del lavoro più resiliente, dinamico e inclusivo.
È necessario restituire piena centralità ai Fondi interprofessionali, strumenti decisivi per promuovere piani formativi efficaci e sostenere le imprese che investono nella valorizzazione del capitale umano, contribuendo a rendere il mercato del lavoro più resiliente, dinamico e inclusivo.
Negli ultimi anni si parla molto di mismatch tra domanda e offerta di competenze. Eppure, accanto alla difficoltà di reperire profili qualificati, esiste anche un bacino di professionalità manageriali non pienamente valorizzate. Dove si sta inceppando il sistema e quale può essere il ruolo delle istituzioni per riequilibrarlo?
Il mismatch non dipende solo dalla carenza di competenze, ma anche dalla mancata valorizzazione di quelle esistenti, incluse quelle manageriali. Per questo è necessario rafforzare la formazione continua e rendere più efficaci le politiche attive. Governo e maggioranza sono impegnati a favorire un incontro più efficiente tra imprese e capitale umano qualificato, anche attraverso una collaborazione strutturata tra pubblico e privato, a partire dalle agenzie per il lavoro. Solo un sistema più integrato può colmare il divario e trasformarlo in un fattore di crescita e competitività per il Paese.
