
La cantieristica è tornata al centro della geopolitica. Lo vediamo dal Far West al Far East: le grandi economie stanno riscoprendo il valore strategico della capacità di costruire navi e, più in generale, di fare industria pesante.
Una grande nave è uno dei prodotti industriali più complessi al mondo e mette insieme manifattura, tecnologia, competenze e filiere altamente specializzate. La capacità di progettarla, costruirla e farla evolvere nel tempo non si improvvisa. È un patrimonio industriale che richiede decenni per stratificarsi e che oggi torna a essere un fattore di distintività e sicurezza.
Gli Stati Uniti hanno rimesso lo shipbuilding al centro della propria agenda industriale, lo stesso sta facendo l’India del Presidente Modi. E il punto fondamentale è che la cantieristica militare non può esistere senza quella civile: servono cantieri, competenze, filiere e capacità produttiva. È una conferma del valore geopolitico di un’industria che in Europa abbiamo continuato a presidiare.
Per l’Europa la sfida è ora trasformare questo patrimonio in una nuova visione continentale. Nella difesa prima di tutto abbiamo ancora troppe piattaforme e requisiti diversi. Per questo parlo da tempo di deframmentazione: prima ancora del consolidamento delle industrie nazionali dobbiamo lavorare sulla convergenza dei requisiti che genera accorciamento dei tempi, abbassamento dei costi oltre che evidenti vantaggi di interoperabilità. Spendere di più deve significare anche spendere meglio, creando scala e rafforzando la capacità industriale europea.
Vogliamo proiettare nel futuro il nostro patrimonio di industria pesante, mettendo insieme la capacità di costruire gli scafi più complessi al mondo con software, dati, intelligenza artificiale, robotica e automazione
Ma la competizione non si vince soltanto aumentando i volumi. La distintività della nave europea deve essere la tecnologia. Dobbiamo far evolvere contemporaneamente prodotto e processo: più digitale nel prodotto, più “cervello” sulla nave e sistemi di produzione sempre più automatizzati.
È la direzione nella quale stiamo spingendo Fincantieri. Vogliamo proiettare nel futuro il nostro patrimonio di industria pesante, mettendo insieme la capacità di costruire gli scafi più complessi al mondo con software, dati, intelligenza artificiale, robotica e automazione. La Navis Sapiens nasce da questa visione: alla nave fisica aggiungiamo un intelletto digitale, piattaforme AI capaci di apprendere ed evolvere nel tempo migliorando drasticamente le performance.
La stessa evoluzione riguarda l’Underwater. I blocchi geopolitici stanno attribuendo un valore centrale alla sicurezza e una parte essenziale delle infrastrutture strategiche si trova sotto la superficie del mare. Cavi, infrastrutture energetiche e fondali richiedono nuove capacità di osservazione, protezione e intervento. Anche qui la sfida è integrare piattaforme, sistemi unmanned, sensoristica, nuove telecomunicazioni e dati.
L’Italia parte da una posizione di forza: siamo la seconda manifattura d’Europa e abbiamo competenze industriali che il mondo ci invidia. Ma la leadership non si conserva per diritto acquisito. Va continuamente rinnovata attraverso tecnologia, capacità produttiva e competenze.
La vera sfida della nostra industria è far evolvere prodotti e processi capitalizzando sulla nostra tradizione manifatturiera. Perché nell’era della geopolitica tornano a contare l’industria pesante strategica, le filiere, le competenze tradizionali a condizione che si trasformino accelerando coraggiosamente l’adozione di nuove tecnologie nei prodotti e nei processi.
È proprio sul terreno della physical AI che si giocherà la parte più importante della competitività industriale dell’Europa.
