
Presidente Mascaretti, quali sono gli obiettivi dell’Intergruppo Parlamentare da lei presieduto e quali attività state promuovendo?
L’Intergruppo Parlamentare per la space economy nasce per riunire parlamentari, deputati e senatori di ogni colore politico, che abbiano interesse a portare lo spazio nel cuore dell’agenda politica nazionale e sostenere il nostro ecosistema spaziale. Si tratta di un settore sempre più importante nella nostra economia e l’Intergruppo ha lo scopo di supportarlo e dare risposte politiche alle esigenze del settore. Operiamo dal punto di vista legislativo e della diplomazia parlamentare per favorire l’accesso da parte delle imprese italiane a questo mercato strategico.
Come Intergruppo siamo al lavoro, anche quest’anno, per organizzare la nuova edizione degli “Stati generali della space economy”, un evento che tocca i principali distretti produttivi italiani del settore aerospaziale, da nord a sud, e che rappresenta una grande opportunità di confronto tra il mondo dell’impresa, quello accademico e della ricerca, quello della finanza ed infine il Governo e il Parlamento. L’Italia vanta un patrimonio di capitale umano d’eccellenza, con una profonda competenza tecnologica e scientifica che può crescere in un tessuto industriale di altissimo livello fatto di grandi, medie, piccole imprese e start-up ad alto tasso d’innovazione e l’Intergruppo parlamentare è chiamato a contribuire al rafforzamento della leadership del nostro Paese nel contesto spaziale internazionale.
Si tratta di un settore sempre più importante nella nostra economia e l’Intergruppo ha lo scopo di supportarlo e dare risposte politiche
Quale sinergia instaurare tra iniziativa pubblica e investimenti privati per costruire una filiera nazionale solida e competitiva?
Il passaggio dall’approccio tradizionale, dove lo Stato era l’unico a finanziare e commissionare le attività spaziali, a quello attuale (new space economy) rappresenta un cambiamento epocale. Oggi, negli Usa, il settore privato è il principale motore dell’innovazione e del conseguente abbattimento dei costi dei lanci spaziali e della realizzazione di grandi costellazioni satellitari per le telecomunicazioni.
Aziende come Starlink e Amazon LEO stanno realizzando, e in alcuni casi hanno già realizzato, costellazioni composte da migliaia di satelliti per le telecomunicazioni, in grado di offrire servizi di connessione direttamente ai governi, agli enti pubblici, alle aziende e anche ai singoli cittadini, agendo come operatori privati sul mercato mondiale.
Una vera e propria rivoluzione. Infatti, ora è possibile disporre di una connessione in ogni angolo della superficie terrestre, permettendo di fornire fondamentali servizi di localizzazione, telemedicina, comunicazione e formazione anche nelle aree più remote e isolate.
In quest’ottica è fondamentale promuovere un modello di Partenariato pubblico-privato (Ppp) anche in Italia e in Europa, partendo dalle agenzie spaziali governative che non dovrebbero più limitarsi a commissionare e ad acquistare hardware, ma guardare all’acquisto di servizi dagli operatori privati. Questo approccio consentirebbe anche in Italia di sviluppare e far crescere un vero e proprio mercato dei servizi spaziali. Come Intergruppo parlamentare lavoriamo per creare le condizioni, anche culturali, perché un mercato dei servizi spaziali privati possa crescere anche in Italia. Con la nuova legge sull’economia dello spazio, la n. 89 del 2025, abbiamo stabilito regole chiare e certe per permettere agli operatori privati un accesso sicuro allo spazio.
Le tensioni geopolitiche hanno riportato al centro il tema dell’autonomia strategica europea nello spazio: quale contributo concreto può offrire l’Italia?
La nostra centralità è dimostrata dai numeri, con 3,5 miliardi stanziati lo scorso anno dall’Italia per Esa, come finanziamento per il triennio 2026-2028. Un contributo che fa dell’Italia il terzo Paese come finanziatore per quanto riguarda i contributi obbligatori e il secondo Paese per quanto riguarda i programmi facoltativi. Abbiamo inoltre un ruolo di ponte strategico tra l’Europa e gli Stati Uniti. La recente missione negli Usa del Ministro Urso, Autorità delegata per lo spazio, ha confermato il rapporto privilegiato con Washington: sarà l’Italia a fornire i primi moduli abitativi lunari per il programma Artemis della Nasa. Si tratta di una scelta che riconosce la nostra eccellenza tecnologica nel settore delle infrastrutture spaziali. Dunque, un impegno a 360 gradi da parte dell’Italia sia con ESA, sia nei rapporti bilaterali con la Nasa, sia attraverso Avio, uno dei principali gruppi industriali europei nel settore dei lanciatori spaziali e protagonista italiano nello sviluppo e nella produzione dei vettori utilizzati nei programmi della European space agency.
Per concludere, quanto conta la qualità del management perché il sistema Italia sia realmente competitivo nella corsa allo spazio?
La tecnologia più sofisticata è nulla senza una visione manageriale d’eccellenza. La corsa allo spazio oggi non è solo una sfida ingegneristica, ma una sfida di mercato, di tempi, di approvvigionamenti e di gestione delle risorse. Per essere competitivi, abbiamo bisogno di manager capaci di governare la complessità: professionisti che sappiano comprendere il mercato globale, attrarre investimenti e scegliere le tecnologie-chiave sfruttando le migliori soluzioni disponibili.
I dirigenti della space economy devono gestire l’aspetto industriale e i processi produttivi, interpretare le dinamiche geopolitiche internazionali e saper integrare e sfruttare le tecnologie più avanzate e abilitanti, come l’intelligenza artificiale predittiva, non solo come strumenti, ma anche come leve strategiche per competere in uno dei mercati più strategici e innovativi che esistano.
In questo scenario, la qualità del management diventa essenziale per valorizzare il patrimonio di competenze che l’Italia già esprime, favorendo l’integrazione delle nuove tecnologie nei processi aziendali. Per il sistema Italia, questo significa assicurare che la solidità gestionale e la qualità tecnologica continuino a tradursi in valore economico ed eccellenza industriale. È proprio questo equilibrio che ci permetterà di mantenere una posizione di rilievo e di competere con autorevolezza nel mercato globale.
La qualità del management diventa essenziale per valorizzare il patrimonio di competenze che l’Italia già esprime, favorendo l’integrazione delle nuove tecnologie nei processi aziendali
