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Le traiettorie della competitività

Oggi, chi controlla dati, infrastrutture orbitali e tecnologie spaziali controlla una parte crescente della competitività economica e della sicurezza strategica dei prossimi decenni

L’economia dello spazio è indicata tra le filiere del nuovo Made in Italy definite dal Libro Bianco del MIMIT. Una scelta che guarda al futuro, consapevole però dell’importanza della storia industriale e tecnologica che il nostro Paese vanta nel settore. Oggi, chi controlla dati, infrastrutture orbitali e tecnologie spaziali controlla una parte crescente della competitività economica e della sicurezza strategica dei prossimi decenni.

L’Italia è stata tra le prime nazioni al mondo a mettere in orbita un proprio satellite con il “Progetto San Marco“, sviluppando competenze che hanno reso l’aerospazio uno degli ambiti più qualificati della nostra manifattura. Un percorso consolidato grazie al lavoro dell’Agenzia Spaziale Italiana, in sinergia con l’ESA, e al contributo di grandi donne e uomini del nostro Paese che, come astronauti, sono stati, nel tempo, protagonisti di missioni spaziali fondamentali.

Parlare di space economy significa parlare di satelliti, telecomunicazioni, sensoristica, gestione dei dati, cartografia avanzata e IA applicata a sicurezza, ambiente e mobilità. L’Italia dispone di eccellenze riconosciute globalmente: accanto a Thales Alenia Space si è sviluppata una filiera tecnologica di primo livello, al centro di progetti che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati futuribili.

Eppure, emergono fragilità tipiche del sistema industriale italiano. Nella filiera spaziale, oltre 11mila addetti, il 6% delle imprese sono grandi aziende, il 90% sono Pmi e il 4% startup. Una fragilità strutturale in un comparto con standard rigorosi, procedure specialistiche e sistemi regolatori complessi.

Per questo la managerializzazione diventa decisiva. Governare innovazione, compliance, sicurezza e crescita richiede competenze manageriali adeguate. La space economy non è un’isola: coinvolge fornitori, system integrator e aziende di servizi spesso lontane dall’idea di impresa spaziale, ma parte integrante della filiera. È in questa prospettiva che la nostra Federazione punta a managerializzare ulteriori 20mila imprese, generando impatti positivi su tutte le filiere, inclusa quella spaziale.

In un contesto in cui Stati Uniti e Cina ridisegnano le architetture orbitali globali e l’Europa cerca autonomia strategica nello spazio, la qualità del management non è solo una questione industriale: è una questione di posizionamento geopolitico. Perché nello spazio, come altrove, le infrastrutture invisibili – a partire dalla qualità del management – decidono chi è davvero in orbita e chi resta a terra.

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