Un’economia di amicizia sociale

La corruzione è sintomo di una società in conflitto permanente. Reprimere non basta, è necessario creare un clima diffuso di prevenzione culturale e trans-disciplinare che miri al bene comune

Papa Francesco: «Chi guarda il suo popolo con disprezzo, stabilisce nella propria società categorie di prima e di seconda classe, di persone con più o meno dignità e diritti»

La corruzione è un fenomeno che ha sempre avuto, in ogni tempo e luogo, un ruolo cardine nel sistema sociale, politico ed economico. Giuridicamente, le varie fattispecie di corruzione sono disciplinate dal legislatore negli articoli 318-322 del codice penale, nell’ambito dei delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. L’essenza del delitto di corruzione, reato a concorso necessario, è rintracciabile nell’accordo tra il pubblico ufficiale (o incaricato di un pubblico servizio) ed il privato; accordo che ha ad oggetto il compimento da parte del pubblico funzionario di un atto del suo ufficio o di un atto contrario ai suoi doveri di ufficio, o ancora, il mancato compimento di un atto del suo ufficio. Sulla Gazzetta ufficiale n.13 del 16 gennaio 2019 è stata pubblicata la legge intitolata “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”.

Siffatta legge è nota come legge “Spazza corrotti”. È stata aumentata la pena prevista per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.), prevedendo la reclusione da tre a otto anni (pena già in precedenza aumentata, rispetto alla sua originaria formulazione, con la l. 27 maggio 2015, n. 69). Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge si sottolinea la gravità del fenomeno che danneggia: «l’economia, la crescita culturale e sociale del Paese, l’immagine della pubblica amministrazione e la fiducia stessa dei cittadini nell’azione amministrativa […] come incisivamente denunciato nel preambolo della Convenzione delle Nazioni unite contro la corruzione, adottata dall’Assemblea generale dell’Onu il 31 ottobre 2003, [..] laddove si rappresenta la preoccupazione degli Stati per la “gravità dei problemi posti dalla corruzione e dalla minaccia che essa costituisce per la stabilità e la sicurezza delle società, minando le istituzioni ed i valori democratici, i valori etici e la giustizia e compromettendo lo sviluppo sostenibile e lo stato di diritto”». Vi si sottolinea egualmente la preoccupazione per i collegamenti esistenti tra la corruzione e la criminalità organizzata. Tale situazione, rende necessari interventi volti a contrastare tale fenomeno. Ma prima ancora che sul piano repressivo, sarebbero auspicabili interventi di matrice preventiva di natura culturale e trans-disciplinare.

La corruzione, infatti, non può essere relegata esclusivamente alla “moralità/immoralità/amoralità” dei soggetti implicati. Ben lontana dall’essere un fenomeno soggettivo, la corruzione è insieme il prodotto, l’espressione e il rafforzamento di un sentire/pensare/agire anti-istituzionale, che rifiuta una concezione condivisa delle regole, delle leggi e delle loro funzioni, di un bene da inquadrare all’interno di un sistema dove il tutto è superiore alle parti: «un bene più grande che porterà benefici a tutti noi» (Francesco, Evangelii gaudium n. 235).

La corruzione rifiuta il “noi sociale”, fatto di individui e gruppi dotati della medesima uguaglianza nei diritti e nei doveri; e ad esso sostituisce «“un luogo degli interessi dei singoli gruppi”, più che delle singole persone, una nazione in cui non c’è stata la volontà di perseguire l’interesse generale ma piuttosto “l’interesse generale di gruppi particolari”, cioè di quelle élite del paese che, impegnate a seguire il proprio tornaconto, non sono state in grado di costruire una cultura comune statuale» (passi di: Isaia Sales, Simona Melorio, “Storia dell’Italia corrotta”, Apple Books). In questo senso, la corruzione è un sistema “politico”, una modalità di organizzazione della polis, una vera e propria idea di Stato. Uno Stato cui corrisponde un sistema “economico” di produzione redistribuzione della ricchezza, all’insegna del monopolismo assoluto e dell’abolizione del libero mercato. Uno Stato, infine, che esercita tutte le forme di controllo atte a mantenerne l’esistenza.

La prevenzione culturale e trans-disciplinare della corruzione, intesa appunto come realizzazione di un’idea politica ed economica di Stato in grado di autotutelarsi, e non come pura ricerca delle “mele marce” in rapporto a codici deontologici di categoria più o meno presenti ed espliciti, abbisogna pertanto dello studio e della promozione della “amicizia sociale” quale fondamento del “noi sociale” proprio ad uno Stato in cui la democrazia e la libertà trovano la loro naturale collocazione e compimento. Papa Francesco ne parla così: «L’amore implica dunque qualcosa di più che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un’unione che inclina sempre più verso l’altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di là delle apparenze fisiche o morali. L’amore all’altro per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l’amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti […].

Papa Francesco: «Chi guarda il suo popolo con disprezzo, stabilisce nella propria società categorie di prima e di seconda classe, di persone con più o meno dignità e diritti»

L’amore che si estende al di là delle frontiere ha come base ciò che chiamiamo “amicizia sociale” in ogni città e in ogni paese. Quando è genuina, questa amicizia sociale all’interno di una società è condizione di possibilità di una vera apertura universale. Non si tratta del falso universalismo di chi ha bisogno di viaggiare continuamente perché non sopporta e non ama il proprio popolo. Chi guarda il suo popolo con disprezzo, stabilisce nella propria società categorie di prima e di seconda classe, di persone con più o meno dignità e diritti.

In tal modo nega che ci sia spazio per tutti» (Fratelli tutti nn. 94 e 99). Promuovere trans-disciplinarmente “l’amicizia sociale” in chiave di “economia di amicizia sociale”: è pensabile che il mondo imprenditoriale e finanziario possano offrire un simile contributo ad un’efficace prevenzione culturale della corruzione, recuperando le radici storiche del libero mercato come alternativa al conflitto permanente che divora individui, beni, risorse, ricchezza, sviluppo, futuro, e la stessa “casa comune”?