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Attivare le intelligenze manageriali

La formazione deve essere continua, specialistica e on the job. E va affiancata da mentoring e contaminazione di esperienze. Solo così l’Italia potrà tirare fuori il meglio delle sue risorse creative e operative

Il tema delle politiche attive è una priorità per la nostra Federazione e, negli ultimi anni, in ragione della grave crisi accentuata dalla pandemia, anche i diversi livelli istituzionali sono chiamati a un confronto quotidiano e serrato sulla materia. Il nostro impegno viene portato avanti in tutte le sedi che ci vedono coinvolti come rappresentanza, con l’obiettivo di segnalare le politiche attive quale istanza centrale della nuova dimensione del lavoro.

Il contesto di forte cambiamento in cui operiamo ci obbliga infatti a spaziare oltre una concezione ordinaria, ormai superata dagli eventi, individuando opportunità e soluzioni realmente innovative. Alla luce di questo obiettivo, grazie alla nostra onlus Vises e a 4.Manager, ente da noi costituito insieme a Confindustria, abbiamo recentemente promosso un percorso di autoimprenditorialità per manager inoccupati, denominato non a caso “Pathway 2 action”. L’iniziativa è stata pensata per andare oltre la tradizionale visione del manager “attendista”, che aspetta una nuova possibilità di lavoro: l’idea di base è infatti quella di mettere in gioco le competenze acquisite attraverso il percorso formativo, al fine di sviluppare un proprio progetto imprenditoriale.

Del resto, se si vuole realmente favorire una new wave dell’imprenditoria italiana, quale può essere la figura trainante di un nuovo approccio aziendale vincente se non quella del manager? Un professionista che sia in grado di incidere sulla propria realtà lavorativa, grazie al bagaglio di competenze ed esperienze maturate. In proposito, Pathway 2 action ha pertanto previsto, accanto a una formazione teorica d’eccellenza, anche il supporto di figure dirigenziali esperte che affiancassero i partecipanti nelle diverse tappe del percorso.

È questo il mentoring che funziona e che può completare pienamente un profilo professionale nuovo, intenzionato a lanciare un progetto imprenditoriale tutto suo.

Dobbiamo conoscere fino in fondo il contesto in cui ci muoviamo: in Italia, come rilevato da autorevoli fonti, c’è un numero di lavoratori complessivamente troppo basso rispetto ad altre economie con cui siamo chiamati a competere. Abbiamo meno gente che lavora e molte famiglie monoreddito, con le inevitabili conseguenze in termini di disagio sociale che tutti possiamo rilevare.

Si avverte poi fortemente l’esigenza che il Paese riparta sapendo tirare fuori il meglio delle sue risorse creative e operative, quell’autoimprenditorialità appunto che negli anni ’60 del secolo scorso aprì la strada al boom economico. Le nostre iniziative sono quindi finalizzate a rispondere alle esigenze attuali e future del Paese, puntando molto su un’evoluzione del modo di “pensare le politiche attive”, che sappia combinare formazione e mentoring per dare nuova energia al sistema produttivo.