Per un sistema dei trasporti competitivo

Intervistiamo l’Onorevole Salvatore Deidda, Presidente della Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei Deputati

On. Salvatore Deidda, Presidente della Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera

 

Presidente, quali priorità sono all’attenzione della Commissione da lei guidata per rafforzare la competitività del sistema dei trasporti in Italia?

La nostra priorità assoluta è stata, ed è, rimettere l’Italia e le sue realtà economiche più importanti nelle condizioni migliori per competere nei difficili scenari globali, sia con riforme strutturali che con interventi di comparto. In Commissione attualmente siamo concentrati sul riordino della Legge 84/1994, una riforma portuale strategica che punta a superare il male dell’eccessiva frammentazione localistica per creare un vero e proprio “Sistema Italia”. L’istituzione di “Porti d’Italia Spa” nasce esattamente con l’obiettivo di semplificare e creare una visione unitaria sulla portualità, senza rinunciare alle specificità dei nostri scali portuali permettendoci così di gestire le concessioni a lungo termine e attrarre i grandi traffici mondiali. Fondamentale l’impegno in Africa o il recente accordo con l’India. Ancora sul fronte internazionale, stiamo conducendo una battaglia politica rigorosa in Europa per ottenere correttivi al sistema ETS (Emission trading system), una normativa ideologica che rischia di penalizzare i porti europei a tutto vantaggio degli scali extra-UE del Nord Africa.

Molto importante il rapporto creato grazie al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, parlando della semplificazione normativa e sui fondi di coesione. L’annunciata strategia delle Isole ultraperiferiche e mediterranee, una attenzione sui valichi alpini, i corridoi Ten T, risultano di fondamentalmente importanza per l’Italia e per l’Europa.

Per questo riveste importanza l’Atto strategico pluriennale della mobilità ferroviaria, uno strumento di ampio respiro fondamentale per contrastare l’isolamento territoriale delle comunità e potenziare l’intermodalità merci. Grazie ai fondi del Pnrr, stiamo mettendo a terra investimenti tangibili sull’Alta Velocità/capacità. Come attendiamo il percorso del nuovo piano nazionale degli aeroporti, atto importante e strategico per un settore, quello aereo, penalizzato dai dogmi del green deal più ideologico, ma fondamentale nella logistica presente e futura.  La nostra linea in Europa è chiara: difendiamo il principio della neutralità tecnologica e ci battiamo per scardinare il dogma dell’elettrificazione esclusiva e della transizione forzata, promuovendo l’uso dei biocarburanti nel trasporto pesante e superando il bando rigido dei motori endotermici previsto per il 2035.

 

Si parla spesso di sostenibilità economica, ambientale e sociale della mobilità. In questa prospettiva, quanto conta una visione davvero integrata del trasporto di persone e merci?

Prima dell’arrivo del Governo Meloni la sostenibilità veniva declinata ad esclusivo beneficio della sostenibilità ambientale, senza tenere minimamente conto del costo sia per lo Stato che per le aziende o imprese. Vogliamo convertire tutto con le rinnovabili? Ipotizzando che siamo tutti d’accordo, quanto costa adeguare la rete che porta l’energia rinnovabile? O convertiamo tutto il settore auto al full electric? Quanto costa infrastrutturare la nostra società? Normativa antincendio, trasporti automezzi nelle navi, i depositi e garage del tpl? Tutto si può fare, ma deve essere un percorso realistico, pragmatico e a misura di cittadini e imprese nei giusti tempi, senza chiudersi a nessuna possibilità e nessuna tecnologia.

L’Europa deve abbandonare le sue posizioni ideologiche e la convinzione che l’elettrico sia l’unica soluzione possibile, una deriva che ha già danneggiato l’industria automobilistica e logistica europea.

 

Il nostro Mezzogiorno è, per collocazione naturale, al centro del Mediterraneo. Cosa serve per renderlo un hub logistico e intermodale strategico per l’intero continente europeo?

Nel Mezzogiorno mancavano le infrastrutture fisiche e digitali. Su questo stiamo investendo per imporre una economia blu, legata al mare, che vuole dire: non solo vacanze, turismo, ma commercio, ricerca, infrastrutture energetiche, approvando così la legge sulla subacquea e sulla risorsa mare.

L’Italia possiede oltre 8.300 km di coste: siamo una piattaforma logistica naturale nel Mediterraneo, ma queste potenzialità sono state ignorate per anni. Il nostro Governo ha invertito la rotta, investendo con decisione su hub digitali e data center, trasformando il Paese nell’epicentro digitale tra Europa e Africa. Si pensi al “Piano Mattei”.

La vera svolta politica per l’economia reale è però l’estensione del modello della Zes a livello nazionale. Le misure introdotte sono tre e parlano la lingua della concretezza: autorizzazioni rapide in 30 giorni, sportello unico digitale e credito d’imposta fino al 60% per gli investimenti delle Pmi in beni strumentali.

Questo modello ha dimostrato la sua straordinaria efficacia nel Mezzogiorno, generando 28 miliardi di euro di investimenti e oltre 35mila nuovi posti di lavoro. Ora lo trasformiamo nello standard nazionale: meno burocrazia, tempi certi e tutele fiscali per le imprese che vogliono investire e produrre in Italia.

 

Le nuove tecnologie, a partire dalle diverse applicazioni dell’IA, stanno determinando un cambiamento profondo del settore dei trasporti. Come si pone il legislatore di fronte a questa rivoluzione?

L’intelligenza artificiale rappresenta una risorsa straordinaria per l’ottimizzazione logistica in tempo reale, la pianificazione intelligente e l’analisi predittiva dei flussi di merci e passeggeri, riduce i costi e aumenta l’efficienza. Tuttavia, da legislatori, poniamo un paletto politico invalicabile: la centralità della persona e del lavoratore. L’IA deve essere uno strumento di supporto, mai un surrogato del lavoro umano. L’ingegno e il valore dei nostri lavoratori non saranno mai delegabili a un algoritmo. La vera sfida del futuro non è la sostituzione tecnologica, ma la formazione. Dobbiamo investire massicciamente sulle competenze dei nostri giovani, potenziando le discipline Stem per garantire che l’Italia rimanga competitiva senza smantellare i diritti sociali dei lavoratori.

 

Per chiudere, un messaggio ai nostri lettori: quanto conta la qualità del management, nel pubblico e nel privato, per rendere più efficiente, sicuro e innovativo il settore trasporti?

Il management, sia nel pubblico sia nel privato, ricopre una vera e propria missione patriottica e strategica. Dirigere un sistema complesso come quello dei trasporti significa gestire variabili macroeconomiche e geopolitiche imprevedibili, garantendo al contempo il benessere dei dipendenti e l’efficienza dei servizi. Un buon manager fa la differenza tra un progetto che resta sulla carta e un’infrastruttura che cambia il volto del Paese. Ai manager chiediamo una visione predittiva, capace di superare le resistenze burocratiche tipiche della Pubblica Amministrazione e di anticipare le sfide del mercato globale. Il nostro compito è dotarli di strumenti normativi e tecnologici all’avanguardia. Esprimo quindi il mio più sincero augurio di buon lavoro a tutta la vostra organizzazione: il vostro ruolo di tutela e valorizzazione dei dirigenti, dei quadri e delle alte professionalità è il motore indispensabile per la crescita industriale dei servizi e dell’intera Nazione.

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