È la longevità il vero tesoro della Sardegna? Forse sì. Ogliastra, una parola che può sembrare dispregiativa e invece è il nome di una delle sette “barbagie sarde” e soprattutto una delle cinque blue zone esistenti – Grecia, Giappone, Costa Rica, California, Sardegna – in cui la concentrazione di novantenni, ultranovantenni, centenari e ultracentenari è più alta che nel resto del mondo. Qual è il segreto di questa vita più lunga e sorprendentemente più sana?
Un tempo si riteneva – erroneamente – che gli anziani e i centenari si trovassero in alta montagna o vicino a particolari zone lacustri e che fossero il freddo o l’aria a poter conservare meglio anche l’uomo. Da qualche tempo osserviamo invece che sono diverse le regioni italiane che stanno progressivamente raggiungendo traguardi di longevità sempre più elevata.
L’Ogliastra è una delle cinque blue zone esistenti – Grecia, Giappone, Costa Rica, California, Sardegna – in cui la concentrazione di novantenni, ultranovantenni, centenari e ultracentenari è più alta che nel resto del mondo
In realtà l’Italia non è una terra in cui si vive poco: dati recenti, aggiornati al 2025, ci dicono che i residenti nel nostro Paese che hanno almeno cento anni sono 23.548 e che sono aumentati del + 130% in circa 15 anni. Sono distribuiti in diverse regioni: la Lombardia, che detiene il primato numerico assoluto con quasi 4 mila centenari, Lazio ed Emilia Romagna, con oltre 2 mila centenari ciascuno, Molise che con 61 centenari ogni 100 mila abitanti si colloca in cima alla graduatoria del primato relativo, quello cioè che misura i centenari in rapporto alla popolazione. Anche altre regioni non sono da meno: la Liguria che ha il record storico dei centenari e le Marche che hanno avuto l’individuo più longevo assoluto. Ma è sempre il Molise ad avere attualmente il record specifico del più anziano vivente italiano: una donna 115 anni. Anche Nuoro, che con l’Ogliastra confina, ha il suo primato: la significativa presenza di centenari anche per gli over 105 che sono 4,6 ogni 100 mila abitanti (Fonte dati: Istat).
Il tema diventa più che mai interessante quando emerge che non si tratta semplicemente di morire più tardi ma di restare più a lungo in vita e in salute. È logico che nel vasto ambito della ricerca scientifica siano in molti a cercare di capire fin dove potremo spingerci e soprattutto come.
La Sardegna stessa ha a quanto pare qualcosa da dire in merito: una startup, Nuraxi, guarda al mondo con una nuova idea di salute che sia accessibile, predittiva, sostenibile, oltre che scientificamente fondata. L’intento per nulla nascosto è quello di riuscire non solo ad analizzare la nota longevità sarda ma anche a diffonderla e renderla alla portata di tutti. Nuraxi ha collaborato con l’Università di Sassari coinvolgendo 1500 isolani. Nel chiedersi e perlustrare cosa faccia vivere i sardi più a lungo, e così bene, è stato utilizzato un questionario e un dispositivo elettronico indossato per diverse settimane dalle persone coinvolte che ha consentito di ottenere 30mila ore di dati successivamente analizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
Nuraxi ha una sede a Palo Alto e una in Sardegna ed è riuscita a porre tra le possibili origini del record di longevità lo stile di vita. I risultati descrivono nel loro complesso un modo di vivere. È emerso che la popolazione sarda è una popolazione caratterizzata da questi interessanti elementi:
- sono camminatori, in percentuale superiore alla media mondiale;
- sono meno stressati, per la capacità di condividere momenti della vita;
- hanno una percentuale di ore di sonno più alta della media;
- hanno un cuore in salute.
La popolazione sarda per ragioni orografiche, logistiche, culturali fa del movimento quotidiano un elemento ricorrente. I sardi invecchiando continuano a muoversi, non stanno fermi all’avanzare degli anni, come accade in tanti paesi occidentali.
I valori della loro attività si distinguono da quelli emersi in molti analoghi studi internazionali come quelli svolti in Gran Bretagna e Usa e sorprendono in quanto sono notevolmente più alti di quelli degli individui statunitensi e britannici: +28% rispetto allo studio UK Biobank e +47% rispetto alla ricerca USA “All of Us” (Fonte dati: Ansa)
La ricerca ha anche messo in evidenza che gli uomini risultano mediamente più attivi (+1.236 passi al giorno), mentre le donne dormono di più (7 ore e 4 minuti contro 6 ore e 47 minuti degli uomini) ma riportano livelli più elevati di stress e una frequenza cardiaca a riposo mediamente più alta (65,9 battiti al minuto contro 60).
L’ipotesi dunque è che l’attività fisica diffusa sia un fattore di protezione che influisca su cuore e sonno con un riscontro positivo più alto nelle donne.
«Il contrario di quanto avviene su scala mondiale dove i disturbi del sonno sono più comuni nelle donne. Se questi risultati verranno confermati nell’analisi conclusiva, disporremo di una verifica strumentale senza precedenti di alcune ipotesi chiave. Queste informazioni saranno i giusti ingredienti per formulare la ricetta per la longevità di qualità», commenta Ugo Faraguna, docente di Fisiologia all’Università di Pisa e referente scientifico del progetto Nuraxi.
Nessuno resta da solo
I sardi hanno un’attiva vita di relazione e dormono di più e meglio. Continua Faraguna «Un elemento centrale emerso dall’analisi è il ruolo della frequenza cardiaca a riposo, che si conferma un indicatore sensibile dell’equilibrio tra corpo e mente. Sappiamo che più sono elevati la solitudine e lo stress, più la frequenza cardiaca a riposo risulta alta. I dati raccolti suggeriscono che una vita più relazionale e meno stressante possa rappresentare, insieme al movimento quotidiano, uno dei pilastri della longevità.» La genetica è importante, come l’attività fisica, «ma l’elemento che emerge da questi dati è anche la struttura delle società e delle relazioni tra i soggetti, dove nessuno viene lasciato solo». Longevità come esclusiva femminile dunque? Non è detto. Le donne sarde passano certamente molto tempo insieme ma non dimentichiamo che i famosi tenores sardi cantano a gruppi di quattro. Il loro canto dal 2008 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio immateriale mondiale dell’umanità.
