Testa per aria, piedi per terra

Non ci può essere startup senza una buona idea. Ma una buona idea, da sola, non basta. Ecco dunque che su un mercato che si sta rivelando sempre più competitivo, è essenziale farsi trovare preparati quando si presenterà l’occasione per la “scalata”.

Non ci sono leggi universali per farcela, ma consigli utili sì. Il libro di Daniele Iervolino “Just press start (up)” (ed. Giapeto, 2016) ne raccoglie moltissimi rimanendo fedele a un principio a cui l’autore mostra di tenere in modo particolare: la condivisione di conoscenze e di opportunità.

Mentre tratteggia processi e storia dell’imprenditoria 4.0 – dai tycoon del primo Novecento ai fenomeni della Silicon Valley – pone alla portata di ogni idea innovativa le nozioni e gli strumenti per comprendere un universo in continua rivoluzione. Quello di un’economia condivisa, appunto. Un nuovo ecosistema abitato da angeli e visionari, capitali e garage, coworking e self-made men, acceleratori, incubatori, ascensori.

Il tutto verdeggiato da specie tipiche dell’Italia di oggi e di ieri che talvolta riemergono nostalgicamente tra le riflessioni autoriali: come quando, ad esempio, Iervolino rivendica il primato del Rinascimento fiorentino, insieme a Eric Weiner, sul modello della Silicon Valley e afferma che il fulcro dell’innovazione è «la sintesi delle idee, alcune nuove, altre prese in prestito o ispirate da chi, quello stesso cammino, ha percorso prima di noi».

Iervolino è stato lui stesso uno startupper e la sua creatura, la Università telematica Pegaso, oggi è tra le più affermate realtà di formazione universitaria in Italia grazie ad un modello tutto basato su e-learning e tecnologie digitali. Inoltre è Presidente della Università Mercatorum, nata nel network di UnionCamere, con cui Federmanager ha siglato un patto per la formazione post universitaria e per la formazione manageriale continua, ed è direttamente impegnato in molti progetti nel segmento startup e Pmi innovative.

Raggiunto al telefono, ci dice che serve comunque “lo spirito competitivo”. E lo definisce “il driver principale per creare una startup, che non è semplicemente una nuova partita iva ma un nuovo modo di vedere il mondo da parte di chi lo vuole cambiare e conquistare con un nuova idea”.

Certo, bisogna essere capaci di attrarre investitori, stringere partnership così come affidarsi a mentor e consulenti. Sul mentoring, il libro fa chiarezza: non ha uno schedule, un’agenda o degli obiettivi prefissati. Anche in questo caso è un do ut des, uno scambio, una restituzione, una contaminazione.

Le persone, il team, costituiscono uno degli elementi più importanti per la realizzazione dell’idea, ma contano moltissimo anche altre condizioni che più o meno fortuitamente devono collimare con il progetto. Si deve realizzare «un’alchimia tra più ingredienti», scrive l’autore. Genio e determinazione. Visionarietà e visione. In poche parole, testa per aria e piedi per terra.