Un team di talento

Quali sono i punti di forza di atleti e manager di successo? Samuele Robbioni e Marco Mordente lo spiegano in queste videointerviste a Progetto Manager

Si parla molto di talento individuale, di come fare scouting dei migliori, di come valorizzarli una volta acquisiti in azienda. Tuttavia, ciò che fa davvero la differenza è la capacità dell’organizzazione di individuare e sviluppare il talento aziendale. Non si tratta della somma algebrica dei fattori. Non funziona la “logica calciomercato” per cui la squadra che si è accaparrata il numero maggiore di campioni, magari a caro prezzo, è destinata a trionfare. In vetta al campionato ci arriva chi riesce a costruire un team di talento, piuttosto che un team di talenti.

Ciò che fa la differenza è la capacità dell’organizzazione di individuare e sviluppare il talento aziendale

Può sembrare una sfumatura. Riconosciamo, invece, che la marcatura è sostanziale: trasformare competenze e potenzialità dei singoli in risultati collettivi ripetuti nel tempo. Ovvero, routine di successo. «Il talento era l’ultima cosa che mi serviva per diventare un campione», ha ammesso qualcuno. Nello sport è evidente. E se appare cristallino nel gioco di squadra, le medesime regole valgono per gli sport individuali dove il team è pur sempre presente, anche se siede in panchina, tra gli spalti o sul divano di casa.

La metafora del basket

Abbiamo preso il basket e lo abbiamo prestato alla similitudine con il mondo manageriale. Quindi, abbiamo solleticato i manager, invitandoli a riflettere su alcune celebri frasi di altrettanto celebri icone. Come quando Michael Jordan dichiarò: «Nella mia vita ho sbagliato più di 9 mila tiri. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante altre volte. È per questo che alla fine ho vinto tutto».

Oppure ricordando Mike D’Antoni, per il quale il gioco in partita non è mai stata un’azione inventata sul momento, frutto del talento del singolo e dell’imprevedibilità, ma «un insieme di risposte scontate», provate da un gruppo, fino alla noia, in allenamento.

Allenamento, gestione dello spogliatoio, il momento della competizione, il finale di partita e quello successivo, il cosiddetto “dopo partita”, con la gioia o la delusione che vanno a confluire nel bilancio di una carriera: ecco i cinque ambiti di indagine affrontati da Federmanager Academy nella sua survey, parte del più ampio lavoro supportato da Fondirigenti dedicato a tracciare soluzioni per la gestione dell’Age management in azienda. Dal basket, appunto, all’impresa.

Testimonianze dirette

Infine, abbiamo voluto incontrare i protagonisti. Marco Mordente, una grande carriera nel basket, a Treviso, Milano, Roma e Caserta, la partecipazione a tre Europei e un Mondiale, con la soddisfazione di indossare la fascia di capitano della nazionale italiana. Nell’intervista che pubblichiamo qui, Mordente interviene nel suo ruolo attuale di business coach: parla di come realizzare il sogno e di come salvaguardarlo, dagli sgambetti della vita, dal giudizio altrui, dai fallimenti. Così descrive il valore del team: «In ogni squadra ci sono giocatori più esperti e giocatori più giovani, i più forti e i meno forti. La vittoria, però, si basa sulla sincerità delle relazioni, sul rispetto reciproco e sull’umiltà, che significa apertura».

«Al netto delle competenze tecniche – aggiunge – contano quelle trasversali, la disciplina, la motivazione, la consapevolezza di se stessi, la chiarezza di un obiettivo. Sono i punti di partenza per un manager, i punti di forza di qualsiasi atleta».

La crescita e la produttività delle persone passano da principi come dignità, rispetto, accettazione e valorizzazione della diversità

La crescita e la produttività di una persona, di tutte le persone che lavorano insieme per un obiettivo comune, passano da principi che potremmo definire antichi, come dignità, rispetto, accettazione e valorizzazione della diversità.

Samuele Robbioni, che è noto al mondo dello sport per aver accompagnato molte carriere con la sua attività di psicologo sportivo, si sofferma sul concetto di “identità di squadra”. «Se riesci a mediare aspettative, competenze e visioni di diverse – spiega nella video intervista – l’obiettivo di squadra che raggiungi valorizza sempre il tuo obiettivo individuale».

Nell’e-book che raccoglie gli esiti del lavoro di indagine, Federmanager Academy tenta una descrizione di ciò che caratterizza un team di talento: è il valore immateriale, quello che si crea con la conoscenza e l’esperienza impagabile dei collaboratori senior e che si concretizza con la spinta realizzativa di quelli più giovani.

Si compete con l’insieme delle capacità particolari, con il patrimonio di diversità, storie, motivazioni e passioni che «non sarà mai eguagliato da nessun algoritmo e da nessuna intelligenza artificiale». Qualsiasi sia il campo di gioco.