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Studiare da leader

Una conversazione con Scott Sprenger, da luglio alla presidenza dell’American University of Rome, per scoprire i pregi del modello universitario statunitense dove filosofia e business sono compagni di banco

Attenzione ai bisogni degli studenti, empatia, ascolto e comunicazione, rispetto e capacità di prendere decisioni supportate dai dati. Ecco le qualità che spettano a un leader. Sono le competenze che il neo presidente dell’American University of Rome, Scott Sprenger, coltiva insieme al team di collaboratori con cui sta avviando il nuovo anno accademico.

Scott Sprenger, Neo presidente dell’American University of Rome

Presidente, lei guida un’università che ha le sue fondamenta nel modello educativo statunitense. Quali sono le caratteristiche di punta di questo modello?

L’università americana, specialmente quella nota sotto il nome di “Liberal Arts university”, considera gli studenti come individui e li incoraggia a esplorare i propri interessi e desideri. L’obiettivo di questa impostazione è infondere flessibilità mentale, stimolare l’apertura verso ciò che non si conosce, sollecitare la ricerca di risposte nuove alle sfide contemporanee. Fino al secondo anno, molti studenti non si soffermano esclusivamente sulle materie principali del corso di laurea. E anche dopo, si impegnano in discipline complementari, combinando la filosofia al business per esempio, e questo garantisce la spinta a seguire i propri interessi personali. Il modello statunitense non è una strada lineare verso una carriera prestabilita, che è un concetto ormai obsoleto, bensì è un processo di sviluppo olistico della persona che deve essere in grado di adattarsi e reagire ai continui cambiamenti dell’economia globale.

Dal suo osservatorio, come sta cambiando la didattica? Ci sono materie o corsi emergenti che cercano di rispondere a nuove domande di conoscenza?

Questo è un tema interessante. L’istruzione universitaria è continuamente in evoluzione per rispondere alla domanda di mercato e della società in senso lato. Sebbene l’American University of Rome sia ispirata a principi di modernità e di futuro, il nostro focus resta su insegnamenti più tradizionali come l’archeologia, le arti, l’economia, la comunicazione. Ci sono materie che non smetteremo mai di studiare: i principi basilari di una facoltà non cambieranno mai. Quello che deve cambiare, piuttosto, è il metodo con cui si trasferisce la conoscenza.

I principi basilari di una facoltà non cambieranno mai. Quello che deve cambiare è il metodo con cui si trasferisce la conoscenza

Si riferisce all’impatto della tecnologia?

Occorre adattarsi ai cambiamenti tecnologici certamente, ma soprattutto combinare gli strumenti per scoprire soluzioni nuove ai problemi. Alcuni campi di studio sono diventati negli anni più popolari per via di ciò che accade intorno a noi: la politica, la cultura e l’economia hanno un’influenza sull’orientamento degli studenti (e dei loro genitori, che sono disposti a pagare le rette universitarie). Pensiamo al 2008, quando la crisi finanziaria globale impattò anche sul sistema educativo: crollarono le iscrizioni alle facoltà umanistiche o artistiche, tutti cercavano una laurea in percorsi che garantissero un posto di lavoro. Questo genere di visione però spesso conduce all’errore: l’economia genera costantemente nuove carriere e alcune caratteristiche vanno coltivate dentro ma anche fuori l’aula universitaria. Negli Stati Uniti i tre quarti dei laureati fa un lavoro che non ha attinenza con ciò per cui ha studiato. Ciò dipende dal fatto che ciascuno di noi scopre interessi e strade nuove nel tempo, ma risente anche della velocità con cui il contesto economico crea e distrugge il lavoro a ritmi molto accelerati. Esiste un piano per contrastare questo? La risposta è insegnare a seguire diverse discipline, dotarsi di competenze diverse, sviluppare un’attitudine a essere imprenditori di se stessi per cogliere nuove opportunità.

Quali professionalità saranno maggiormente richieste dal mercato del lavoro nel prossimo futuro? 

Onestamente, sconsiglierei a uno studente di concentrarsi esclusivamente su un’unica specializzazione. Certamente, se si tratta di ingegneria, architettura o medicina il discorso è diverso, ma se si vuole diventare un imprenditore o un manager, il solo percorso tradizionale di economia può non essere la scelta migliore. Importanti ricerche, dal Ceri della Michigan State University, passando per LinkedIn o per Nace, dimostrano che le aziende cercano laureati che sanno combinare conoscenza a competenza. Cercano creatività, resilienza, capacità comunicative, di lavoro in gruppo, e il cosiddetto “santo graal”: la capacità di iniziativa. Predire come andrà il mercato del lavoro nei prossimi anni è davvero complicato. Meglio prepararsi a essere adattivi e creativi.

Cosa consiglierebbe, quindi, a un ragazzo che sogna di essere un leader da grande? Quali skill dovrebbe coltivare?

Le competenze di un leader sono le medesime dalla notte dei tempi. Un leader deve essere empatico, capace di ascoltare almeno quanto di parlare o scrivere, nutrire rispetto per il benessere delle persone che lavorano per lui. Un vero leader sa risolvere i problemi, lavorare accanto ai suoi collaboratori, sostenere e dare credito quando il credito è meritato. Deve avere anche la capacità di visione, anticipare i trend che altri non colgono, e prendere decisioni informate e in linea con le risorse disponibili. La parte difficile è fare una scelta di cui si è convinti anche quando il resto del mondo la disapprova.

Siamo tutti alla ricerca di un “new normal” dopo il periodo di lockdown. La pandemia ha impattato sulle vostre attività? Si apre uno scenario in cui la formazione sarà fruita prevalentemente online?

La pandemia è stata una sfida inaspettata e sgradita. Ha comunque accelerato molti processi già in corso. Per l’American University of Rome sono state determinanti le capacità di resilienza e adattamento del team di professionisti che ci lavorano, persone che mostrano una dedizione incredibile verso gli studenti e il loro apprendimento. Ma non penso che i nostri valori avrebbero potuto originarsi da una didattica online né da un modello impostato sul mero trasferimento delle informazioni. E per queste ragioni abbiamo deciso di riaprire le nostre sedi quest’autunno.

Abbiamo riaperto le aule perché, non importa quanti vantaggi può portare la tecnologia, essa non rimpiazzerà mai l’esperienza di crescere insieme

Continueremo con una strategia che ibrida online e offline, ma le attività extracurriculari e i viaggi studio continueranno, nella massima sicurezza per tutti. Per il futuro, continueremo con le formule di insegnamento tradizionali perché, non importa quanti vantaggi può portare la tecnologia, essa non rimpiazzerà mai l’esperienza di crescere insieme.