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Ripensare il ruolo di professionisti e manager

Il tessuto imprenditoriale italiano, che è composto in buona parte di piccole e medie imprese, ha consentito al Sistema Paese di adattarsi con rapidità alle esigenze dei mercati di sbocco e, quindi, di modulare l’offerta contenendo i prezzi finali. Per mantenere questa caratteristica, in un periodo di crisi economica come quello attuale, sono in atto processi di aggiornamento tecnologico e produttivo nonché di “ripensamento” delle organizzazioni aziendali, anche con la definizione di nuovi ruoli e funzioni manageriali.

Se è vero che per uscire dalla crisi il miglioramento del sistema imprenditoriale da solo non è sufficiente, nell’attuale situazione del nostro Paese è però indispensabile. Per questo sono utili le iniziative che stanno sviluppando alcune organizzazioni sindacali e ordini professionali sul ruolo di manager e professionisti nelle imprese “orientate al futuro”, dove si sperimentano già oggi varie forme di collaborazione e sinergie lavorative.

Un confronto su queste iniziative ha avuto luogo a Roma, presso la sede della Federmanager, lo scorso 30 settembre, nell’ambito di un convegno accreditato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma ai fini della formazione professionale continua. Davanti a una sala gremita, Massimo Maria Amorosini, Direttore generale Confapi, ha messo in luce le caratteristiche professionali che le imprese cercano sempre di più in un manager, come l’attitudine a gestire le situazioni complesse con i metodi dell’allenatore, che motiva e coinvolge i collaboratori senza imposizioni, insieme alla capacità di adeguare l’approccio alle imprese in base alle loro esigenze, nella consapevolezza che sono proprio le esigenze aziendali a determinare sempre di più anche il tipo di rapporto di lavoro.

Amorosini ha presentato anche il progetto Cornucopia, nato dagli accordi Confapi-Federmanager, che punta a realizzare la convergenza tra elevata professionalità e modularità degli obiettivi aziendali. Un esempio di bilateralità innovativa, su cui si è soffermato anche il Direttore generale Federmanager, Mario Cardoni, che ha dato vita alla figura del quadro superiore, che da pochi anni ha ampliato ruoli e funzioni dei manager in azienda, consentendo alle organizzazioni di essere più flessibili, contenendo il costo del lavoro.

La contrattazione collettiva, in particolare quella di secondo livello, appare destinata ad assumere un ruolo più importante nella gestione dei rapporti di lavoro dipendente, anche in riferimento agli strumenti del welfare aziendale. Di questo si è occupato il Prof. Roberto Romei, Ordinario di Diritto del lavoro nell’Università di Roma Tre, il quale, parlando della riforma del lavoro del 2015 (Jobs Act), ha anche sottolineato le nuove opportunità per le pari sociali.  Il Prof. Michele Faioli, Docente di Diritto del lavoro nell’Università di Roma Tor Vergata, ha poi definito il Jobs Act come un intervento normativo che ha “riorganizzato” gli strumenti di sostegno al reddito con impatto diretto sugli enti bilaterali, come dimostrato da una specifica ricerca della Fondazione Giacomo Brodolin, a cura del Prof. Pasquale Sandulli ed altri.

Il fattore umano è stato presentato quale elemento determinante nel processo di creazione del valore aziendale da Filippo Mengucci, commercialista e avvocato giuslavorista. Il suo è stato un focus sugli aspetti più operativi di una corretta gestione aziendale e, su richiesta della platea, con un approfondimento sul tema delle reti di impresa, sia nella forma di rete contratto sia in quella di rete soggetto, che costituiscono uno strumento particolarmente adatto al tessuto imprenditoriale italiano.

Infine, si è parlato di previdenza dei manager e delle figure apicali, alla luce delle più recenti modifiche, con una magistrale trattazione da parte del commercialista Francesco Mengucci sui rischi e le opportunità previdenziali di coloro che nel corso della carriera lavorativa sono assoggettati a diversi regimi ovvero a regimi analoghi ma gestiti da enti diversi.

In un futuro assai prossimo si prevede che aumenti l’alternanza tra lavoro dipendente ed autonomo e che si aprano nuovi sbocchi professionali anche per i professionisti contabili, in quanto le loro competenze saranno sempre più richieste dalla sana imprenditoria, abituata a coniugare l’equilibrio economico-finanziario con la legalità.

Ogni qual volta sia necessario gestire quel particolare e delicato fattore della produzione costituito dalle risorse umane c’é bisogno di un professionista/manager in grado passare dal generale al particolare e viceversa, con elevati standard qualitativi, e ce ne sarà sempre più bisogno, in considerazione del previsto aumento della complessità delle strutture aziendali e dei rapporti di collaborazione e interconnessione tra le imprese, anche in ambito internazionale.

 Maurizio Centra, Commercialista (Odcec Roma)