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Quell’idea di società civile

Il coinvolgimento dei manager nella gestione dei beni confiscati alla mafia potrebbe aiutare a mantenere in vita le attività e i livelli occupazionali. L’esperienza dell’associazione Manager WhiteList

Le imprese sequestrate e confiscate troppo spesso finiscono liquidate, danneggiando l’immagine e i risultati del complesso lavoro svolto dalle istituzioni contro la criminalità. Alcuni manager hanno deciso di impegnarsi personalmente nella ricerca di un percorso che potesse dare seguito e continuità a un progetto di legalità così importante per un Paese come il nostro.

Questa è anche la loro storia. Che, con determinazione, continua ancora oggi.

Nel marzo 2014, nasce l’Associazione Manager WhiteList con l’obiettivo di fornire un punto di riferimento per tutti i manager industriali che avessero la volontà di mettersi in gioco in una nuova attività, dedicata al bene comune, e finalizzata a restituire al mercato e alla collettività imprese e beni sequestrati e confiscati.

Non si partiva da zero. In questa “white list” erano presenti già allora 60 i manager industriali che avevano superato un complesso processo di selezione, che prevedeva la valutazione dei profili soggettivi da parte dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità (Anbsc). Provenivano dell’esperienza pilota organizzata anni prima sul territorio lombardo, grazie alla partnership tra la stessa Anbsc, Aldai-Federmanager, Assolombarda, Fondirigenti, e la collaborazione con Fondazione Istud, Luiss Business School e Sda Bocconi, in qualità di partner tecnici.

Entrare in questa “white list” non è cosa facile: occorre sottoporsi a un’attività formativa finalizzata ad ampliare il perimetro delle competenze dei manager integrandolo con tematiche giuridico normative specifiche. Serve quindi maturare un’esperienza sul campo per produrre studi contenenti l’analisi delle aziende confiscate, le prospettive di sostenibilità del business e individuare anche scenari di possibili destinazioni.

Oggi l’Associazione Manager WhiteList è inserita nell’elenco delle professioni non regolamentate in Ordini e Collegi (Legge 4/2013) del ministero dello Sviluppo economico e, dal luglio 2016, anche nella seconda sezione dell’elenco delle associazioni professionali previsto dall’art.2, comma 7. È quindi la prima Associazione di manager qualificati nella gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Gli studi prodotti e l’elenco dei manager che fanno parte di questa “white list” sono stati consegnati all’Agenzia nazionale e ai ministeri dell’Interno e della Giustizia al termine del programma formativo.

Bisogna comprendere l’entità del fenomeno dei sequestri di beni immobili e di imprese confiscate per convincersi dell’opportunità di affidarne la gestione a manager di competenza specifica. Mentre per i beni immobili l’obiettivo dello Stato è quello di privilegiare, laddove possibile. un percorso di riutilizzo sociale ed istituzionale, per i complessi aziendali si cerca innanzitutto di mantenere in vita l’attività d’impresa ed i conseguenti livelli occupazionali.

Se prendiamo in esame i dati presenti in OpenRegio, il sistema informativo dell’Agenzia nazionale, notiamo subito che esiste una profonda asimmetria tra i dati relativi ai beni immobili e alle aziende destinate (vale a dire, quelle che hanno terminato l’iter giudiziario e amministrativo) e a quelli in gestione, che quindi sono ancora in fase di sequestro/confisca e non sono ancora stati assegnati.

In riferimento ai beni immobili guardiamo cosa accade nel Lazio. A fronte di quasi un raddoppio dei beni in fase di sequestro/confisca, c’è un incremento modesto nel numero di Comuni coinvolti. La “parte del leone” la fa Roma, con quasi il 70% dei beni della regione. Da sottolineare la crescita dei beni in gestione sul territorio laziale, a riprova di una sensibile “vivacità” del fenomeno criminale.

Nel Lazio crescono i beni in gestione, concentrati per il 70% nella Città eterna, a riprova di una sensibile “vivacità” del fenomeno criminale

Fonte: OpenRegio, 2021

Nelle tabelle 3 e 4 il caso della Lombardia. Qui, all’incremento nel numero dei beni confiscati pari a più del 58%, corrisponde un aumento dei Comuni coinvolti. Se i beni in gestione riguardano più amministrazioni (sono 284 rispetto ai 193 già destinati), ciò dimostra una maggiore capacità di penetrazione della criminalità sul territorio.

Fonte: OpenRegio, 2021

Possiamo affermare che in entrambe le regioni ci sia una certa inerzia nel processo di destinazione dei beni immobili. Tanti beni non vengono utilizzati oppure dopo pochi mesi rimangono inutilizzati.

Il manager può supportare i Comuni nella diffusione dei regolamenti comunali sui beni confiscati alla criminalità (ancora troppo poco presenti, soprattutto al nord Italia), può rafforzare le capacità progettuali degli enti del Terzo settore, attraverso attività di affiancamento e supporto nella redazione e attuazione di studi di fattibilità sostenibili e con un impatto positivo sui territori.

Passando ora ad esaminare le imprese, in Italia il totale di quelle destinate è 1.482 e, di queste, il numero delle liquidate è il 94.26%. Nelle tabelle 5 e 6, lo stato delle aziende in Lazio e in Lombardia. In entrambi i casi, più del 90% ha cessato l’attività.

In Italia sono 1.482 le aziende destinate, che hanno quindi terminato l’iter giudiziario e amministrativo: oltre il 94% viene però liquidato

Fonte: OpenRegio, 2021

L’apporto sistematico di manager, che sono “cresciuti” in azienda, può contribuire attivamente e con decisione ad aumentare il numero delle aziende salvate dalla liquidazione. Ed è fondamentale agire nelle varie fasi del procedimento giudiziario e amministrativo, quando il manager può valutare se sussistono le condizioni per la continuità aziendale e, nei casi in cui sia possibile, gestire le aziende sviluppando il business, risolvendo i problemi, relazionandosi con clienti, fornitori, dipendenti, banche.

L’obiettivo di Manager WhiteList è quello di creare un contesto di cooperazione con i diversi interlocutori regionali e nazionali, costituendo una solida “rete di collaborazioni” che rendano possibile la rinascita e lo sviluppo delle aziende in sicurezza, anche attraverso l’adozione di modelli organizzativi che schermino i possibili rischi futuri di infiltrazioni della criminalità.

Servono modelli organizzativi che schermino le aziende da possibili rischi futuri di infiltrazioni della criminalità

Grazie all’impiego di manager che hanno come valori fondanti la legalità, l’etica e la trasparenza crediamo di poter attivare quel miglioramento che contribuirà all’idea di una società più civile e solidale nel rispetto della legge e della giustizia sociale.