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Orizzonte digitale

Industria, ma non solo. I processi di innovazione sono imprescindibili in tutti i settori produttivi. Ai manager il compito di guidare il progresso

Affinché il settore dell’industria in Italia possa imboccare la via della ripresa e competere con i player internazionali più strutturati, occorre sostenere con sempre maggiore convinzione il percorso di trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. Con particolare attenzione alle peculiarità delle tante Pmi che animano il panorama industriale nazionale.

 

Ma è più in generale il Paese, in tutte le sue articolazioni, a dover puntare sull’innovazione. Tanti sono, ad esempio, gli sviluppi necessari nel settore pubblico.

 

Perché, come sottolinea CIDA, il Pnrr, in riferimento alle risorse per la digitalizzazione dedicate specificamente alle pubbliche amministrazioni, indirizza gran parte degli interventi verso misure riferite all’assetto strutturale tecnico/sistemico di riferimento (cloud, strumenti operativi, interconnessioni, Api) e a una professionalizzazione dal solo lato utente dei dipendenti delle Pa. Sarebbe opportuno favorire anche una strategia che contempli la dotazione di risorse informatiche interne alle Pa.

 

Accanto alle opportune verifiche che andranno effettuate su questa impostazione, la Confederazione chiede che sia sviluppato, presto e bene, un piano per il completamento della copertura nazionale della rete in fibra e che sia pianificata l‘installazione di accessi in fibra in tutti gli edifici della Pa, con particolare riguardo per scuole, strutture sociosanitarie e amministrazioni locali.

 

CIDA fissa, inoltre, tra le priorità la formazione continua e l’aggiornamento delle competenze sul digitale da parte dell’intera platea manageriale. Solo un manager dotato di competenze aggiornate può governare le trasformazioni in atto, come gestore dell’innovazione e dei processi, e non più solo di risorse e persone.

 

CIDA fissa tra le priorità la formazione continua e l’aggiornamento delle competenze sul digitale da parte dell’intera platea manageriale

 

La Confederazione propone e sostiene quindi le seguenti azioni:

• Rifinanziare il “Voucher per consulenza in innovazione” – introdotto dalla legge di Bilancio 2019 con uno stanziamento pari a 25 milioni di euro all’anno per gli anni 2019, 2020 e 2021 – portando lo stanziamento ad almeno 50 milioni di euro all’anno, che potranno crescere in base ai riscontri e agli esiti che verranno ottenuti a vantaggio delle imprese, al fine di consentire ad un maggior numero di soggetti interessati di avervi accesso focalizzando l’utilizzo di tale strumento da parte delle imprese attraverso il contributo di risorse manageriali realmente esperte nell’innovazione tecnologica e di processo, conferendo un criterio preferenziale ai soggetti che abbiano conseguito la certificazione delle competenze manageriali.

 

• Rendere strutturale la misura del credito d’imposta per la formazione 4.0, ampliando la portata delle attività agevolabili anche alla formazione sugli aspetti gestionali e di business legati all’innovazione 4.0 e non solo alle attività formative legate alle tecnologie digitali.

 

• Rafforzare il ruolo del network per il trasferimento tecnologico 4.0 (Dih, Competence center, European Digital Innovation Hub) con l’assegnazione di adeguate risorse anche per l’attività di mentoring manageriale nell’implementazione dei processi di innovazione delle imprese.

 

• Rendere strutturale la misura del credito d’imposta dedicato alla ricerca e sviluppo delle imprese, immaginando anche soluzioni per alleggerire il costo aziendale in caso di inserimento di profili in possesso di un dottorato o titolo specialistico equivalente, da dedicare alle attività in R&S, ovvero manager che possano vantare un background esperienziale qualificante in settori di R&S.