Gustarsi il viaggio

Il settore enogastronomico batte il patrimonio artistico e monumentale quanto a capacità di attrarre flussi turistici. Parola di Paolo Cuccia, presidente di Gambero Rosso

La World food travel association definisce il turismo enogastronomico come “la ricerca del piacere in esperienze enogastronomiche uniche ed indimenticabili, sia vicine che lontane”, nonché “l’atto di viaggiare per assaporare un luogo con l’obiettivo di scoprirne il senso stesso”. L’Italia per la sua geomorfologia, le condizioni climatiche variegate e favorevoli e i rilevanti giacimenti artistici è una terra ineguagliabile la cui espressione enogastronomica ha creato grande interesse nei consumatori dei 5 continenti e una forte attrazione, nell’immaginario collettivo, per i viaggi nel nostro Paese.

Il comparto del food & wine italiano possiede un’innata capacità di interesse per i flussi turistici ed è un importante driver economico. L’attenzione per i prodotti del made in Italy ha mosso un turista su quattro in Italia e uno su tre dall’estero. La motivazione del vino e del cibo ha di recente superato l’attrattiva del patrimonio artistico e monumentale.

Il food & wine tricolore ha richiamato un turista su quattro in Italia e uno su tre dall’estero. Merito di un’offerta unica al mondo, basata su una grande varietà di esperienze a tema

L’Italia vanta 825 prodotti agroalimentari e vitivinicoli ad Indicazione geografica, 5.056 prodotti agroalimentari tradizionali, 4 beni enogastronomici nella lista del patrimonio tangibile e intangibile dell’Unesco, 3 città creative Unesco dell’enogastronomia, 334.743 imprese di ristorazione, 23.406 agriturismi con servizi di alloggio e ristorazione, 114 musei legati al gusto, nonché 173 Strade del vino e dei sapori.

A rendere ancor più ricca la proposta c’è la varietà di esperienze a tema: visite e degustazioni nelle cantine, birrifici, frantoi, fiere, sagre, feste enogastronomiche e corsi di cucina. L’enoturismo conta 1.200 cantine attrezzate per l’accoglienza e 21 mila aperte al pubblico per la vendita diretta. Molte aziende vinicole propongono servizi turistici sempre più sofisticati abbinando, al core business della produzione, attività che permettono di approfondire la conoscenza del vino e di sperimentare l’ospitalità, la ristorazione, l’architettura e l’acquisto di prodotti tipici. Il turismo enogastronomico rappresenta quindi un’importantissima risorsa economica ed occupazionale creata spesso da imprenditori spontanei che, anche per la crescente concorrenza turistica e produttiva a livello planetario, potrebbero beneficiare di un’offerta formativa ad hoc e attirare managerialità da altri settori.

Gambero Rosso nella sua evoluzione, ormai storica, è diventato l’alleato naturale sia per la promozione internazionale che per l’offerta di corsi professionali e manageriali, in presenza e a distanza, che arricchiscono le soft skill dei professional del settore e offrono conoscenze a dirigenti interessati all’evoluzione di questo “ecosistema” di impresa.

La recente emergenza pandemica ha messo a dura prova il comparto. Anche l’Italia sta soffrendo ma può ripartire dal turismo “all’aria aperta” puntando su una immensa riserva, una biodiversità unica al mondo, favolose coste e numerosi Parchi nazionali. I borghi italiani, come da tempo ha indicato il ministro Franceschini, sono ideali per un turismo inedito, ricco di storia, tradizioni, cultura, arte, cibo e vino. Si tratta di una opportunità per ripartire con un’opportunità di svago e cultura per gli italiani e per accogliere nuovamente, presto, i turisti da ogni angolo del pianeta.