Dai Sassi sboccia la cultura

La rinascita sociale e finanziaria di Matera è frutto della designazione a Capitale europea della cultura 2019. Continuare a crescere è la vera sfida, ci spiega Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera – Basilicata 2019

“Questa città è anche un simbolo del mezzogiorno italiano che vuole innovare e crescere, sanando fratture e sollecitando iniziative”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, salutava, il 19 gennaio, l’anno di Matera Capitale europea della cultura 2019.

Sono trascorsi 71 anni dal 1948, quando Palmiro Togliatti definì la città dei Sassi “vergogna nazionale”, anni in cui Matera e i materani hanno sommessamente lavorato per preservare un patrimonio storico artistico unico al mondo, per far riscoprire una storia forse minore ma degna di essere conosciuta. Anni che hanno portato nel 1993 al riconoscimento Unesco per i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera e il 17 ottobre 2014 alla designazione a Capitale europea della cultura 2019. Un titolo di cui la città sta facendo tesoro e i dati parlano chiaro. Per il Centro studi turistici di Firenze e Assoturismo Confesercenti, Matera ha avuto un aumento boom (176%) delle presenze negli ultimi 7 anni dovuto soprattutto alla domanda straniera (+216%). Negli ultimi due anni il Pil cumulativo è schizzato di oltre il 7% (record segnalato dall’ultimo rapporto Svimez), lasciando alle spalle tutto il sud. Il mercato immobiliare è esploso. Nel 2017 Matera ha registrato 698 compravendite, il 4.5% in più rispetto al 2016 ed un aumento dei prezzi del 2.2% che ha toccato quindi un valore medio di 1.552 €/mq. Il rapporto dell’Osservatorio banche-imprese di economia e finanza (Obi) di marzo 2019, indica Matera come la provincia che nel mezzogiorno avrà la crescita maggiore (+ 1,4%).

Paolo Verri, direttore generale della Fondazione Matera – Basilicata 2019

Questa città oggi è simbolo di una rinascita sociale e finanziaria che poggia su cultura e turismo. Una rinascita che non sarebbe così rilevante se dietro non ci fosse stato un accorto lavoro di progettazione e la visione manageriale del direttore generale della Fondazione Matera – Basilicata 2019, Paolo Verri. Torinese di nascita, classe ’66, è un manager culturale che vanta un considerevole curriculum: direttore del Salone internazionale del libro di Torino fino al 1997, ha curato e promosso la comunicazione delle XX Olimpiadi invernali di Torino 2006, dal 2013 al 2015 ha diretto il palinsesto eventi e i contenuti espositivi del Padiglione Italia dell’Expo Milano, dal 2011 al 2014, in qualità di direttore del Comitato Matera 2019, ha gestito con successo la candidatura di Matera. Oggi è direttore generale della Fondazione Matera – Basilicata 2019, l’ente che cura l’attuazione del programma di candidatura e coordina il lavoro di un team di oltre 70 persone.

Un lavoro costante ha permesso di preservare un patrimonio storico e artistico unico al mondo e di riscoprire una storia degna di essere conosciuta

Alcuni studi mettevano in forse le ricadute, in termini economici e di effetti positivi per la popolazione, della designazione a Capitale europea della cultura. Matera ha cambiato il paradigma?

Oggi sarebbe inimmaginabile avere l’Italia senza Matera, che nel sud è un punto di attrattività enorme per il sistema Paese. Il sud è molto meno visitato del nord e dopo Roma si genera solo il 12% dell’intera produzione culturale italiana. Matera è diventata luogo di produzione culturale originale e capace di esportare quanto produce: Humana vergogna, le mostre Ars excavandi e il progetto Idea sono richieste in tutta Europa. Certo l’over turism ha delle contro indicazioni, che a Matera sono non così impattanti soprattutto se si considera che si è mantenuto il numero medio dei residenti e che sono aumentati gli abitanti temporanei. Matera consente alla Basilicata di crescere del 60% e all’area di Bari del 15%, crescendo essa stessa del 30% per quanto riguarda il numero degli afflussi turistici. Questo ovviamente comporta dei costi per gli abitanti, un maggior caos nella città, il fatto che tutti i prezzi medi crescono, ma anche una maggiore qualità della vita. Osservatori internazionale arrivati a Matera nelle scorse settimane hanno visto una città di grande vivacità e di straordinaria attrattività e soprattutto con una qualità della vita molto alta. C’è stato un ribaltamento rispetto agli anni ’50, Matera da città povera è oggi città ricca. Una più equa distribuzione della ricchezza non può, però, essere in capo a chi si occupa di sviluppo turistico e culturale.

Negli ultimi due anni il Pil della città è schizzato di oltre il 7% lasciando alle spalle tutto il sud; il mercato immobiliare ha registrato un aumento delle compravendite pari al 4,5%

Per chi si occupa da un punto di vista manageriale di cultura, qual è il messaggio più importante da trasmettere?

Che la cultura è fattore di inclusione sociale, di qualificazione dell’individualità singola, che è antidoto alla marginalità, che è un vettore di identità e quindi di modelli economici molto importanti, perché genera nuove forme sociali e solo attraverso queste si generano nuove forme economiche.

Inclusione e nuove forme economiche e sociali che il programma del 2019 ha sollecitato con il progetto di co-creazione con gli attori della scena creativa lucana.

Franco Bianchini, un amico e componente del comitato scientifico di Matera 2019, ha sottolineato che le capitali della cultura devono essere non semplici esecutrici di progetti, ma veri e propri laboratori di innovazione culturale. Per noi il progetto è quello di dare risorse agli attori sul territorio, abbiamo supportato la scena creativa lucana che si è aperta a importanti collaborazioni internazionali.

Quanto ha contato la visione manageriale per ottenere il titolo di capitale europea della cultura?

L’Europa ha premiato l’originalità del progetto, la capacità di immaginare una nuova forma di interazione fra chi produce e chi consuma cultura, oltre alla capacità di immaginare una buona spesa ben distribuita e che fornisse gli strumenti per essere preparati soprattutto al dopo 2019.

Il dopo 2019, ci si sta già pensando?

Questo è il momento propizio affinchè comune di Matera, regione Basilicata e governo, lavorino a un documento d’indirizzo per i prossimi 10 anni. Noi come Fondazione Matera – Basilicata 2019 siamo parte in causa, possiamo offrire informazioni, numeri, suggestioni personali. Occorre che si tracci un documento che analizzi punti di forza e debolezza di questa straordinaria opportunità che Matera ha avuto. La notorietà deve essere messa a frutto per attirare imprese e talenti, affinché il lavoro svolto fin qui porti ulteriori risultati. Un lavoro che dev’essere fatto con la managerialità con cui abbiamo prodotto il dossier di candidatura. Analizzando anche i progetti realizzati da altre città che sono state capitali europee della cultura come Lille, che nel 2004 ha lanciato il progetto Lille 2030, o Mons in Belgio dove hanno trasformato il soggetto che ha curato l’anno da capitale in una fondazione che si occupa di sviluppo urbano.

Se tornasse indietro, al 2011 o al 2014, cambierebbe qualcosa?

Tutto! In 10 anni sono mutate tante cose, dagli strumenti a noi come persone, ma non si torna indietro. Un grande punto di debolezza è stato il non comunicare bene le motivazioni della vittoria all’indomani del 17 ottobre 2014. È stata come un’ubriacatura collettiva: noi che l’avevamo costruita con fatica, i cittadini che si sono trovati proiettati in una nuova dimensione, le istituzioni che sono impazzite come la maionese. Se tutti avessimo avuto maggiore consapevolezza dei singoli ruoli, avremmo perso meno tempo. Ecco cambierei questo: una maggiore e più ampia discussione. Ma non ho rimpianti, ho solo la gioia di aver partecipato a questo progetto.

Il 1° gennaio 2020, dove sarà Palo Verri?
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