Covid-19: ieri, oggi e domani

In questo articolo il padre del marketing statunitense attraversa tutte le fasi della pandemia, indicando se e come sarà possibile costruire una società diversa, possibilmente migliore

Nel corso del 2019, il mondo intero è passato da una fase pre-Covid-19 a una fase di piena emergenza Covid-19. Ovunque, si contano migliaia di contagi e migliaia di vittime. I paesi hanno fatto del loro meglio per controllare la pandemia sollecitando i cittadini a indossare mascherine, lavare le mani frequentemente, evitare di toccarsi il volto e mantenere il distanziamento sociale. Queste misure avrebbero aiutato ad appiattire la curva dei contagi e a salvare le vite.

Le persone oggi sperano di giungere alla fase post-Covid, quando non dovranno più preoccuparsi di contagi e morti. Ciò accadrà quando il Covid-19 sarà scomparso oppure quando otterremo un vaccino disponibile su larga scala. Possiamo definire post-Covid la fase in cui le persone non dovranno più limitare le proprie attività e potranno tornare alla normalità.

Possiamo quindi distinguere tre fasi nel “periodo del Covid”: la fase del lockdown, la fase della riapertura e la fase della ripresa economica.

 

La fase del lockdown

La maggior parte dei paesi colpiti dall’emergenza coronavirus ha optato per soluzioni di lockdown. Sono stati chiusi negozi e aziende: solo i servizi essenziali e taluni rami della produzione sono stati autorizzati a rimanere aperti. Ospedali, forze di polizia e vigili del fuoco hanno continuato a operare, ma scuole, chiese, musei e la maggior parte dei servizi organizzati sono rimasti chiusi.

In questa fase le comunità hanno attribuito priorità a salvare le vite piuttosto che a salvare il lavoro. Più correttamente, a salvare le vite degli anziani e delle persone affette da patologie o disabilità, più vulnerabili al coronavirus.

Nel periodo di lockdown le comunità hanno attribuito priorità a salvare le vite piuttosto che a salvare il lavoro

I detrattori del lockdown hanno sostenuto però che la chiusura abbia distrutto le vite delle persone in salute: bambini in età scolare sarebbero stati privati di istruzione e interazioni, le lezioni online avrebbero infatti rappresentato un surrogato scadente dell’istruzione nelle classi. Diplomati e laureati non avrebbero trovato lavoro, perdendo i migliori anni della loro vita a vegetare in casa. E molti adulti ambiziosi e in salute sarebbero stati costretti a rimanere a casa procrastinando i sogni di una vita.

Alcuni paesi hanno consentito ai cittadini di scegliere: indossare o meno la mascherina, incontrare più di 10 persone, e altre libertà simili. Altri avrebbero multato e persino condotto in carcere le persone colpevoli di pratiche non conformi alle prescrizioni.

Un Paese – la Svezia – ha perfino deciso di non imporre alcun lockdown. Il Governo svedese deve aver ritenuto più importante salvare l’economia per la maggior parte della popolazione piuttosto che salvare le vite di alcuni anziani. Il Governo svedese deve aver inoltre ritenuto che la sua popolazione godesse di migliore salute rispetto a quelle di altri paesi e che i morti potessero essere di meno. Quindi, si sono continuate normalmente le proprie attività. Il risultato di questa scelta? La Svezia ha registrato un tasso di mortalità notevolmente più alto dei paesi vicini in lockdown. Questo è stato il compromesso svedese; più morti, ma un’economia aperta e operativa.

 

La fase di riapertura

L’idea era che il lockdown dovesse durare fino a quando non fossero state disponibili migliori soluzioni di test, tracciamento e trattamento, oltre naturalmente a un vaccino sicuro. La maggiore preoccupazione dei governi era che il sistema sanitario riuscisse a gestire il numero dei contagiati. Nessuno voleva che cittadini contagiati morissero per mancanza di posti letto, personale o strumenti (come i ventilatori) in grado di salvarli. L’obiettivo chiave era quindi quello di appiattire la curva dei contagi in modo che gli ammalati potessero ricevere adeguato trattamento presso le strutture sanitarie disponibili.

Contemporaneamente, però, è cresciuta la campagna di pressione per un “ritorno alla normalità”. Giorno dopo giorno, molte persone hanno trovato sempre più difficile continuare a vivere in condizioni di limitazione. La salute fisica era un problema. La salute mentale ne è diventato un altro, e diffuso.

Negli Usa il presidente Trump ha annunciato il 15 aprile che il lockdown sarebbe stato esteso fino al 30 aprile, per poi essere riconsiderato. È stato così deciso che nessuno Stato federato potesse riaprire fino a che non avesse registrato almeno due settimane di decrescita dei casi di coronavirus. Per la maggior parte del Paese ciò significava riaprire da metà giugno a metà settembre. Invece, poche settimane dopo, Trump ha fatto retromarcia e ha affermato il bisogno del Paese di ripartire presto. L’economia stava soffrendo. Il Pil nazionale aveva subito una contrazione del 4,8% nei primi quattro mesi del 2020. La disoccupazione aveva colpito 22 milioni di persone soltanto nel mese di aprile. A giudizio del presidente, l’economia statunitense avrebbe patito danni permanenti senza la riapertura.

Il Pil Usa ha subito una contrazione del 4,8% nei primi quattro mesi del 2020 e nel mese di aprile la disoccupazione ha colpito 22 milioni di persone

Queste parole hanno animato i gruppi di resistenza al lockdown. Addirittura alcuni uomini armati hanno manifestato in Michigan chiedendo al governatore democratico Whitmer di cancellare le disposizioni del lockdown. Trump ha preferito non commentare ed è sembrato che volesse incoraggiare i contestatori.

Negli Stati Uniti, le prime attività a riaprire sono state:

  1. Ristoranti e bar
  2. Negozi di abbigliamento e ferramenta
  3. Chiese
  4. Musei

Tutte queste attività sono state invitate a rispettare condizioni di sicurezza.

Le città avrebbero potuto utilizzare un approccio “a semaforo” per indicare l’attenzione al Covid-19 nelle diverse aree, come d’altronde è stato fatto in Francia. Le parti “rosse” della città, o della regione, avrebbero dovuto rimanere in lockdown. Le aree “verdi”, invece, allentare le restrizioni.

 

Il ritorno alla crescita economica

La velocità con cui si tornerà a una crescita economica dipende da diversi fattori. Per prima cosa dobbiamo considerare che migliaia di iniziative economiche hanno definitivamente chiuso. Chi è sopravvissuto riaprirà gradualmente e starà agli imprenditori coraggiosi aprire nuove attività laddove ci sono bisogni e opportunità, ma ci vorrà del tempo.

Inoltre alcune importanti settori imprenditoriali impiegheranno diverso tempo a riattrarre la clientela. Come i settori del turismo e quello alberghiero. Alcuni importanti produttori di beni durevoli (auto, frigoriferi, etc…) potrebbero riavviare a rilento la produzione. Le loro lunghe supply chain potrebbero riscontrare la mancanza di componenti chiave. Queste aziende potrebbero provare a reperire a livello nazionale la componentistica di cui hanno bisogno. Inoltre non sono certi di quale possa essere l’entità della domanda che dovranno affrontare. I produttori di automobili potrebbero, ad esempio, temere che i giovani nelle grandi città scelgano di non possedere un’auto, optando per servizi di sharing quali Uber e Lift. Le compagnie automobilistiche non sanno altresì quanti, tra coloro che acquisteranno un’auto, sceglieranno veicoli elettrici al posto dei veicoli tradizionali. Non sanno infine quanti lavoratori preferiranno lavorare da casa piuttosto che in ufficio. Il lavoro da casa colpirà anche i proprietari di immobili perché la domanda di spazi per ufficio tenderà a diminuire.

Il tasso di ripresa economica dipenderà da quanto il Governo deciderà di stampare e distribuire moneta alle famiglie in difficoltà, alle piccole imprese che chiedono credito, alle grandi corporation che stanno affrontando perdite gigantesche, e ai territori che hanno bisogno di rapide iniezioni di liquidità. Se il Governo continuerà a fare debito, la ripresa sarà certamente più veloce.

Se il Governo continuerà a fare debito, stampando moneta e venendo incontro alle famiglie in difficoltà, alle imprese che chiedono credito, alle grandi corporation e ai territori, la ripresa sarà certamente più veloce

 

Vecchia normalità o nuova normalità?

La maggior parte delle persone smania per tornare alla normalità. Vogliono il loro vecchio lavoro o uno migliore. Vogliono andare in ufficio, non stare a casa. Vogliono portare i figli alla partita nel fine settimana e non vedono l’ora di ritrovarsi con gli amici nelle feste.

C’è un’altra parte di persone che, invece, è consapevole che la vecchia normalità comportava diversi problemi. Il fatto che il sistema sanitario statunitense non sia stato in grado di evitare 90 mila decessi ci ha costretto ad aprire gli occhi sulle profonde falle del nostro sistema di welfare. Ecco perché dobbiamo aspettarci una richiesta forte di riforme che, nei sistemi economici, politici e sociali, riducano o eliminino le criticità della vecchia normalità.

Il sistema sanitario statunitense non è stato in grado di evitare 90 mila decessi, è necessario aprire gli occhi sulle profonde falle del sistema di welfare

«Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima», diceva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo.

Dunque, ci sono alcune aree in cui il cambiamento, negli Stati Uniti, è necessario o auspicabile.

  1. Il Paese deve migliorare significativamente il suo sistema sanitario. La salute non è ancora un diritto di tutti i cittadini. Cure, ospedali e farmaci sono troppo costosi. Un sistema pubblico di assistenza è necessario anche laddove esistano prestazioni garantite dai datori di lavoro ai lavoratori.
  2. Bisogna migliorare la tutela delle persone in pensione, le case di riposo e il sistema carcerario. Non c’è abbastanza copertura e assistenza per chi è in pensione e hanno bisogno di cure. Le carceri sono sovraffollate, soprattutto per reati legati alle leggi sugli stupefacenti.
  3. Al Paese potrebbe giovare un sistema in cui più lavoratori possano operare da casa invece di lavorare tutti negli uffici. Le aziende dovranno valutare se alcune mansioni o impegni possano essere svolti da casa attraverso i moderni mezzi di comunicazione (Zoom, etc.). Una crescita del lavoro da casa ridurrebbe il traffico e il tempo perso per recarsi al lavoro. Le aziende potrebbero inoltre ridurre i costi per gli immobili, utilizzando uffici più piccoli. Lavorare da casa potrebbe inoltre portare a una migliore gestione dei figli e della vita familiare.
  4. Il Paese ha bisogno di mettere in funzione un sistema più cooperativo di assistenza pubblica. Molte persone sono povere, molte sono affamate, molti non ricevono un’adeguata retribuzione e sono costretti a chiedere prestiti ogni settimana per ottenere ciò di cui hanno bisogno. Occorre strutturare un sistema che assicuri mense gratuite, banchi alimentari, sussidi per l’acquisto di generi alimentari.
  5. Deve essere migliorato il sistema dell’istruzione. Molti studenti attraversano l’intero ciclo scolastico senza acquisire le competenze sufficienti. Serve un’istruzione migliore nei quartieri più poveri, oltre a università e istituti tecnici meno costose.
  6. Il Governo deve stimolare la creazione di lavoro attraverso nuove opere pubbliche e la manutenzione di infrastrutture.
  7. Il Governo deve finanziarsi tassando chi ha di più, aumentando la pressione fiscale dove è concentrata la maggiore ricchezza.
  8. Il Governo deve agire per contenere l’inquinamento e il problema del riscaldamento globale riducendo la dipendenza da fonti fossili. Maggiore fiducia deve essere posta sull’energia solare, eolica e altre forme alternative di approvvigionamento.
  9. Il Governo e l’industria devono promuovere la fibra ottica e diminuire il costo della banda larga per facilitare il processo di digitalizzazione.

Tutti questi punti meritano un dibattito pubblico e delle iniziative legislative. Se non si procederà a una nuova legislazione su questi temi, torneremo alla vecchia normalità e saremo impreparati a gestire crisi come quella del Covid-19 o altri importanti sconvolgimenti.