Ogni processo evolutivo, nella storia, è accompagnato dal desiderio di innovare. Una spinta che guida l’agire umano a superare i limiti della conoscenza, per arrivare là dove nessuno era mai arrivato prima.
La sfida per il sapere è da sempre al centro dell’immaginario collettivo, affonda le proprie radici in miti antichissimi come quello di Prometeo, e oggi si rapporta a orizzonti nuovi, delineati dalle tecnologie emergenti. A partire dall’IA, che è tra i temi più discussi degli ultimi anni. Ma non basta solo desiderare di innovare, serve creare le condizioni perché l’innovazione sia parte integrante dei processi, del lavoro, della managerialità.
I manager che rappresentiamo operano in azienda e in Italia, secondo dati recenti, soltanto il 16% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza l’intelligenza artificiale, a fronte di un media europea che già si colloca al 20%. E negli Stati Uniti la percentuale si attesta oggi attorno al 25%. Il divario registrato non è solo di natura tecnologica, ma riguarda la diffusione delle competenze e di modelli che consentano all’IA di produrre impatti positivi per i sistemi produttivi e nelle società.
Il nostro Paese è chiamato ad accelerare ed è necessario che si rafforzino le sinergie tra ricerca, università in primis, e industria. L’Italia vanta esempi di avanguardia assoluta nel campo della ricerca e un patrimonio industriale famoso nel mondo, ma troppo spesso queste eccellenze non riescono a trovare punti di incontro. Occorre invece creare solidi partenariati e positive collaborazioni tra chi esplora le nuove frontiere dell’innovazione e chi può trasformarla in prodotti e servizi di cui tutti possano beneficiare.
Anche in tale prospettiva, la nostra Federazione si pone come punto di raccordo necessario tra ricerca e industria, perché sono i manager a rappresentare gli agenti del cambiamento e della trasformazione in grado di accompagnare l’innovazione fino alla concreta realizzazione industriale. Innovare, inoltre, non significa solo introdurre strumenti nuovi, ma ripensare il modo in cui si lavora e si compete.
Con una convinzione che guida il nostro impegno: la responsabilità delle decisioni deve rimanere umana. La tecnologia non può e non deve sostituire il presidio di chi risponde delle conseguenze su imprese, comunità e territori.
E questa sfida si colloca in una dimensione necessariamente europea. Il 25 marzo del 2027 ricorreranno i settant’anni dei Trattati di Roma, che posero le basi del progetto di integrazione europea. In occasione di questa ricorrenza, Federmanager vuole rilanciare con forza “il grande sogno europeo”, in una visione che unisca ricerca e industria, riaffermando la centralità della persona.
La competizione globale è serrata e nessun Paese dell’Ue può farcela da solo. Siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo la cultura manageriale al servizio di un progetto comune di rilancio del ruolo dell’Italia all’interno dell’Ue.
