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Physical AI: la trasformazione è nel mondo reale

La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale apre una partita decisiva su competitività, competenze e capacità di governo dell’innovazione

Francesca Boccia, Coordinatrice della Commissione
Intelligenza Artificiale di Federmanager

 

Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso chatbot, assistenti digitali e sistemi generativi. Ma la trasformazione che si sta delineando va oltre lo schermo. La nuova frontiera è la Physical AI: sistemi capaci non soltanto di elaborare informazioni, ma di percepire l’ambiente, interpretarlo, prendere decisioni e interagire con il mondo fisico attraverso robot, macchine, veicoli.

Per un Paese industriale come l’Italia, questa evoluzione è strategica. La convergenza tra AI, robotica, sensoristica, edge computing e automazione può trasformare manifattura, logistica, automotive, energia e sanità. È qui che l’AI può diventare non soltanto innovazione tecnologica, ma politica industriale.

L’Italia dispone di manifattura avanzata, meccatronica, automazione, Pmi specializzate e competenze ingegneristiche. La sfida è trasformare questi punti di forza in un vantaggio competitivo nell’economia dell’AI.

Sistemi intelligenti possono affiancare le persone nelle attività pericolose o ripetitive, aumentare sicurezza e qualità, ridurre errori e sprechi e migliorare la produttività. Ma questa trasformazione comporta anche rischi.

Quando l’intelligenza artificiale entra nel mondo fisico, un errore algoritmico non produce soltanto un’informazione sbagliata: può determinare un’azione sbagliata. Cybersecurity, responsabilità, supervisione umana e affidabilità diventano essenziali. Cambia anche il lavoro: alcune attività saranno automatizzate, molte professioni verranno ridisegnate e ne nasceranno di nuove.

La questione centrale non è se l’AI sostituirà l’uomo, ma come organizzazioni e persone sapranno ridisegnare il lavoro intorno a nuove forme di collaborazione tra intelligenza umana e sistemi intelligenti. È una sfida manageriale.

Governare l’AI significa saper valutare dove crea valore, quali processi ripensare, quali competenze sviluppare e quali rischi assumere. Significa evitare due errori opposti: frenare l’innovazione per paura dei suoi effetti oppure adottare tecnologia senza comprenderne conseguenze e limiti.

In questa prospettiva opera la Commissione nazionale Intelligenza Artificiale di Federmanager.  Le nostre attività si concentrano sull’impatto dell’AI su lavoro e competenze manageriali, sulla sua adozione responsabile nelle imprese, su governance ed evoluzione normativa, e sulle condizioni industriali perché l’Italia possa essere protagonista e non soltanto utilizzatrice della nuova economia dell’AI.

Sono decisive le infrastrutture digitali e computazionali, la disponibilità di energia, la sovranità tecnologica e lo sviluppo di una filiera nazionale ed europea dell’intelligenza artificiale.

La Physical AI rende questa sfida evidente: software, infrastrutture e industria stanno convergendo. Per l’Italia è un’opportunità straordinaria, a condizione di comprendere che la competitività non dipenderà soltanto dalla tecnologia che saremo capaci di acquistare, ma da quella che sapremo sviluppare, integrare e governare. Ed è qui che il management italiano può svolgere un ruolo decisivo e unico.

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