Per cambiare il futuro della medicina bisogna riuscire ad anticiparlo. È questa una delle sfide più importanti della ricerca cardiovascolare: non limitarsi a curare una malattia quando si manifesta, ma individuare sempre più precocemente i segnali che possono indicare un rischio, comprendere meglio i meccanismi che la determinano e costruire strumenti capaci di orientare la prevenzione e le terapie sulla singola persona.
È il passaggio dalla medicina che interviene alla medicina che prevede, previene e personalizza. Un’evoluzione resa possibile dall’incontro tra ricerca clinica, tecnologia, analisi dei dati e competenze multidisciplinari.
Nel campo cardiovascolare questa trasformazione è particolarmente rilevante. Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica e, mentre cresce l’aspettativa di vita e persistono fattori di rischio come ipertensione, diabete, obesità e sedentarietà, diventa sempre più importante riuscire a intervenire prima che la malattia produca le sue conseguenze.
È proprio nel passaggio dalla ricerca alla pratica clinica che il modello IRCCS trova la sua ragione d’essere. All’IRCCS Policlinico San Donato assistenza e ricerca procedono in modo integrato: l’esperienza maturata quotidianamente accanto ai pazienti alimenta nuove domande scientifiche e le conoscenze generate dalla ricerca possono tradursi in strumenti diagnostici, terapeutici e di prevenzione.
Quando la ricerca prova ad anticipare la malattia
Un esempio significativo arriva dallo studio della Sindrome di Brugada, patologia ereditaria che può provocare aritmie ventricolari e arresto cardiaco anche in persone giovani e apparentemente sane. Al Policlinico San Donato, la ricerca condotta dal professor Carlo Pappone ha portato allo sviluppo di una tecnica di ablazione del substrato aritmico che ha modificato l’approccio terapeutico alla malattia.
Ma la ricerca non si ferma alla cura. Un nuovo filone di studio ha individuato autoanticorpi diretti contro i canali del sodio cardiaci, aprendo la prospettiva di comprendere meglio il ruolo del sistema immunitario e, in futuro, di arrivare a un test ematico capace di individuare precocemente i soggetti a rischio. Un esempio concreto di come una scoperta possa spostare il confine della medicina: dall’intervento dopo l’evento alla possibilità di riconoscere prima la vulnerabilità.
Vedere di più, vedere prima
La stessa evoluzione riguarda la diagnostica per immagini. La Photon Counting Computed Tomography (PCCT) rappresenta una delle tecnologie che stanno modificando le possibilità dell’imaging cardiovascolare. Al Policlinico San Donato la TAC a conteggio di fotoni consente di ottenere immagini ad alta definizione e informazioni sulla composizione dei tessuti, sulle calcificazioni e sulla perfusione, con applicazioni anche nello studio delle cardiomiopatie. La tecnologia apre inoltre nuove prospettive alla ricerca clinica e alla medicina personalizzata.
L’obiettivo non è semplicemente produrre immagini più dettagliate, ma ottenere più informazioni utili per prendere decisioni cliniche. È una differenza sostanziale: l’innovazione tecnologica acquista valore quando aumenta la capacità di comprendere la malattia e di orientare il percorso del singolo paziente.
Dati e intelligenza artificiale per una medicina più personalizzata
Un altro fronte è quello dell’intelligenza artificiale, applicata alla comprensione delle anomalie coronariche congenite. Il gruppo coordinato dal dottor Mauro Lo Rito lavora allo sviluppo di modelli predittivi che, attraverso simulazioni computazionali e algoritmi di AI, permettono di studiare il comportamento del flusso sanguigno e di valutare il rischio individuale.
È un cambio di prospettiva importante: utilizzare dati e modelli computazionali non per sostituire il medico, ma per fornire nuove informazioni a supporto delle decisioni cliniche e contribuire a costruire percorsi sempre più personalizzati. L’impiego dell’intelligenza artificiale nell’imaging e nella ricerca cardiovascolare è infatti un ambito di sviluppo già presente nell’attività scientifica del Policlinico.

Dalla simulazione alla bioingegneria
La ricerca cardiovascolare guarda anche alla possibilità di riprodurre e studiare il comportamento del cuore e dei vasi attraverso modelli sempre più sofisticati.
È l’obiettivo del C3D Lab, nato dalla collaborazione tra IRCCS Policlinico San Donato, Politecnico di Milano e Università di Pavia. Il laboratorio integra competenze mediche e ingegneristiche e lavora su simulazione computazionale, modelli tridimensionali, materiali biomimetici e bioprinting, con l’obiettivo di comprendere meglio i meccanismi delle patologie cardiovascolari e sviluppare nuove prospettive per la medicina rigenerativa e personalizzata.
Un approccio che mostra come la cardiologia contemporanea non possa più essere confinata a una sola disciplina: medici, ricercatori, bioingegneri e data scientist lavorano sempre più insieme per trasformare problemi clinici complessi in nuove soluzioni.
La prevenzione diventa ricerca su larga scala
Se questi progetti mostrano come la ricerca possa anticipare la diagnosi e personalizzare le cure, il passo successivo è portare la prevenzione dalla dimensione individuale a quella della popolazione.
È qui che si inserisce CVRISK-IT, progetto nazionale promosso dalla Rete Cardiologica IRCCS, di cui l’IRCCS Policlinico San Donato è centro capofila e responsabile organizzativo. L’iniziativa prevede il coinvolgimento di 30mila cittadini tra i 40 e gli 80 anni senza patologie cardiovascolari note né diabete, con l’obiettivo di monitorare nel tempo i principali fattori di rischio e affinare le strategie di prevenzione cardiovascolare.
Il progetto assume un significato particolare proprio nel Mese del Cuore e in occasione della Settimana del Cuore, perché porta la ricerca al centro di una delle sfide più importanti della medicina contemporanea: intervenire prima che la malattia si manifesti.
Non si tratta soltanto di raccogliere dati, ma di trasformarli in conoscenza utile a comprendere meglio come evolve il rischio cardiovascolare e a costruire strumenti di prevenzione più efficaci e mirati. Un modello che guarda alla salute della popolazione attraverso la ricerca, con l’obiettivo di rendere la prevenzione sempre più tempestiva e personalizzata.
Dalla ricerca alla cura, dalla cura alla prevenzione
Dalla Sindrome di Brugada alla diagnostica avanzata, dall’intelligenza artificiale alla bioingegneria fino ai grandi progetti di prevenzione, il filo conduttore è uno solo: accorciare la distanza tra una domanda scientifica e un beneficio concreto per il paziente.
È questa la sfida della ricerca cardiovascolare contemporanea. Non soltanto trovare nuove cure, ma comprendere prima i meccanismi della malattia, riconoscere più precocemente il rischio e utilizzare dati e tecnologie per costruire una medicina sempre più precisa.
Perché il vero obiettivo dell’innovazione, in medicina, non è soltanto curare meglio quando la malattia è già presente. È fare in modo che, sempre più spesso, sia possibile arrivare prima.
