Innovare da protagonisti

Progetto Manager intervista Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Innovazione

Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Innovazione

 

Sottosegretario, l’intelligenza artificiale sta acquisendo uno spazio sempre più rilevante all’interno dei processi che interessano il sistema produttivo, con impatti evidenti sul mondo del lavoro. Qual è oggi la visione del Governo per incardinare l’IA in un percorso virtuoso per la crescita e la competitività del Paese?

L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo e creare nuove occasioni di sviluppo. Il Governo Meloni ha scelto di affrontare questa trasformazione con una strategia precisa, che mette al centro imprese, ricerca, pubblica amministrazione e formazione. Abbiamo adottato la Strategia italiana per l’IA e siamo stati il primo Paese europeo ad approvare una legge nazionale pienamente coerente con l’AI Act, prevedendo anche un programma di investimenti da un miliardo di euro per startup e Pmi nei settori dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti. La nostra priorità è rendere queste opportunità accessibili all’intero tessuto produttivo, soprattutto alle piccole e medie imprese, che costituiscono la struttura portante dell’economia italiana. Quanto al lavoro, dobbiamo evitare letture esclusivamente allarmistiche. Alcune professioni cambieranno, altre nasceranno e molte attività saranno profondamente trasformate. Il nostro compito è accompagnare questo processo investendo sulle competenze e sulla formazione continua. Vogliamo che l’intelligenza artificiale valorizzi il lavoro umano e contribuisca alla crescita economica e sociale del Paese.

La competizione internazionale sulle tecnologie digitali si presta a molteplici letture. Ma non parliamo solo di IA, naturalmente, la partita è più ampia e si gioca su cloud, cybersicurezza, data center, solo per citare alcuni esempi. Quale approccio intende assumere l’Italia in questo scenario?

Chi dispone di infrastrutture digitali, capacità di calcolo e competenze avanzate possiede un vantaggio strategico che si riflette sulla competitività industriale e sulla sicurezza nazionale. L’Italia deve partecipare a questa competizione da protagonista. Il Governo sta lavorando in questa direzione, rafforzando il cloud nazionale, la cybersicurezza e le infrastrutture di connettività. Un’attenzione particolare riguarda i data center, il cui sviluppo richiede una pianificazione energetica adeguata. Energia e capacità computazionale sono ormai due aspetti della stessa politica industriale e dobbiamo ragionare anche sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie nucleari, compresi gli SMR. Parallelamente, stiamo investendo sul quantum computing, una frontiera sulla quale l’Italia può esprimere competenze scientifiche e industriali di primo piano. Abbiamo adottato una Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche e favorito collaborazioni internazionali come Q-Alliance. La recente inaugurazione a Como di Volta B1, un sistema quantistico con oltre 4.400 qubit, dimostra le potenzialità di questo percorso. La nostra idea di sovranità digitale è molto chiara. Vogliamo un Paese aperto alle collaborazioni internazionali, ma capace di sviluppare tecnologie, attrarre investimenti e mantenere il controllo delle proprie infrastrutture strategiche.

Vogliamo un Paese aperto alle collaborazioni internazionali, ma capace di sviluppare tecnologie, attrarre investimenti e mantenere il controllo delle proprie infrastrutture strategiche

 

Un nodo molto delicato, e ampiamente percepito all’interno dell’Ue, riguarda il rapporto tra innovazione e regole. Come evitare che la necessaria tutela di cittadini e imprese si traduca in un freno alla capacità italiana ed europea di innovare e competere?

Ritengo sbagliato contrapporre innovazione e regolamentazione. Regole chiare e proporzionate garantiscono certezza agli investitori, tutelano i cittadini e creano fiducia nelle nuove tecnologie. Il problema nasce quando gli adempimenti diventano eccessivamente complessi. L’Italia ha sostenuto questa impostazione durante il negoziato sull’AI Act, contribuendo alla definizione di un sistema fondato su responsabilità precise e tutele effettive. Con la Legge nazionale 132 del 2025 abbiamo dato seguito a questo lavoro. Ora dobbiamo fare un ulteriore passo avanti. L’Europa deve affiancare alla propria capacità normativa una politica industriale più ambiziosa, capace di sostenere investimenti, infrastrutture, ricerca e trasferimento tecnologico. Dobbiamo semplificare gli adempimenti, evitare sovrapposizioni normative e consentire alle imprese di sperimentare e innovare rapidamente.

Per concludere con uno sguardo rivolto alla nostra platea manageriale, quale ruolo devono sentire di rivestire i manager nel guidare le proprie organizzazioni sulla strada dell’innovazione? E quali competenze ritiene prioritarie per governare la rivoluzione digitale?

I manager hanno una responsabilità decisiva perché il successo della trasformazione digitale dipende soprattutto dalla capacità di tradurre le opportunità tecnologiche in scelte organizzative e industriali concrete. Acquistare nuove tecnologie non basta, perché oggi bisogna comprendere come utilizzarle per rendere le organizzazioni più competitive. Credo che oggi siano indispensabili alcune competenze fondamentali, come una solida cultura digitale e la capacità di utilizzare i dati per orientare le decisioni. Ma sono necessarie anche una conoscenza adeguata dei rischi legati alla cybersicurezza e l’attitudine a guidare il cambiamento organizzativo. L’intelligenza artificiale potrà supportare molte decisioni, ma la responsabilità di definire gli obiettivi e guidare le organizzazioni resterà nelle mani delle persone. Il mio invito ai manager italiani è di affrontare questa fase con coraggio, investendo sulle competenze e valorizzando le capacità del nostro sistema produttivo. Saper utilizzare meglio di altri le tecnologie di frontiera darà un grande vantaggio competitivo. Ed è proprio qui che si determinerà la qualità della leadership manageriale dei prossimi anni.

L’intelligenza artificiale potrà supportare molte decisioni, ma la responsabilità di definire gli obiettivi e guidare le organizzazioni resterà nelle mani delle persone

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