La presenza sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale nella nostra quotidianità e l’emergere di nuove minacce informatiche, strettamente connesse all’acuirsi delle tensioni geopolitiche internazionali, determinano contesti di crescente complessità, nei quali cittadini e imprese sono chiamati a confrontarsi con una diffusa “incertezza digitale”.
Ma l’innovazione non può e non deve generare timore. Deve piuttosto stimolare un mindset strategico capace di rimodulare processi produttivi, strategie di filiera e modelli competitivi. Mentre le nuove tecnologie si diffondono a ritmi sempre più sostenuti, la capacità di comprenderle e gestirle troppo spesso non riesce a tenere il passo.
Basti pensare ai progressi dell’intelligenza artificiale e alle straordinarie opportunità che ne derivano: dall’efficientamento delle attività al supporto ai processi decisionali, fino allo sviluppo di nuovi servizi e applicazioni. Una trasformazione già evidente in settori-chiave come quello sanitario, dove le nuove tecnologie stanno ridefinendo le modalità di analisi e gestione dei dati lungo l’intero percorso di cura dei pazienti, aprendo prospettive difficilmente immaginabili solo fino a pochi anni fa.
Se guardiamo al sistema industriale italiano, per cogliere appieno le occasioni che si profilano, servono naturalmente competenze manageriali adeguate, in grado di ricomprendere visione tecnologica, responsabilità etica, valutazione e gestione dei rischi, ma anche predisposizione a una crescita formativa continuativa.
Per l’ampia platea di Pmi che caratterizza il tessuto imprenditoriale italiano e risulta ancora fragile rispetto agli impegni che le tecnologie richiedono, non avvalersi di specifiche competenze manageriali significa perdere il treno della competitività. Ma anche esporsi a rischi sempre più concreti: dalle vulnerabilità sul fronte della cybersecurity alle difficoltà di orientamento nell’intricato quadro normativo e regolatorio europeo e nazionale.
È per questo che continuiamo a sollecitare i nostri interlocutori istituzionali affinché vengano rafforzati gli strumenti capaci di incentivare l’ingresso di manager qualificati nelle imprese. Professionisti che il nostro sistema federale sostiene attraverso percorsi di formazione e aggiornamento, affiancati da preziose occasioni di confronto e condivisione delle esperienze, per affrontare con lungimiranza le trasformazioni in atto.
Perché proprio la capacità di orientare il cambiamento tecnologico è un banco di prova importante su cui si misura, e sempre più si misurerà, il valore della managerialità.
Una sfida questa che chiama in causa la visione, le competenze e la responsabilità di donne e uomini capaci di trasformare l’incertezza in scelte consapevoli e l’innovazione in nuove opportunità di crescita e competitività.
