Anche quest’anno Assidai ha ottenuto il rinnovo della certificazione del Sistema di Gestione Qualità in base alla norma UNI EN ISO 9001:2015, rilasciato da Rina, Ente di certificazione di primaria importanza, per quanto concerne “l’erogazione del servizio di rimborsi spese mediche e assistenziali per dirigenti, quadri e consulenti”.
Un riconoscimento importante che evidenzia l’impegno del nostro Fondo di Assistenza Sanitaria per migliorare in modo continuativo il proprio sistema di gestione.
Va specificato che rinnovare la certificazione del proprio Sistema di Gestione, in base ai dettami della norma sopra richiamata, significa rispettare lo standard internazionale di riferimento per l’attuazione e il mantenimento di un Sistema di Gestione per la Qualità (SGQ); questo permette al Fondo di raggiungere i più elevati standard di conformità in merito ai servizi offerti a manager, quadri, consulenti e alle loro famiglie, con l’obiettivo finale di costruire, a livello nazionale, un sistema sanitario integrato e complementare pubblico-privato, che operi nell’interesse delle persone assistite e favorisca, nel contesto del welfare sociale e aziendale, un ottimo bilanciamento tra il livello qualitativo dei servizi offerti e la sostenibilità economica del Fondo stesso.
In quest’ottica, il rinnovo della certificazione è molto importante: le norme della famiglia ISO 9000, sviluppate dall’Organizzazione Internazionale per la Normazione (ISO), definiscono i requisiti necessari per progettare e attuare un Sistema di Gestione per la Qualità in grado di migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi aziendali, sia nella realizzazione dei prodotti sia nell’erogazione dei servizi. L’obiettivo finale è garantire il soddisfacimento delle esigenze del cliente promuovendone il continuo incremento. E proprio per questo richiedono, anno dopo anno, un miglioramento continuo che Assidai persegue anche mediante un piano di formazione e crescita professionale del personale.
Inoltre, con il procedere delle varie edizioni, la ISO 9001 è molto cambiata. Se le prime due norme erano ancora molto focalizzate sul controllo della qualità ed erano studiate per l’impresa manifatturiera, quelle successive hanno eliminato le prescrizioni tipiche di quel settore per favorire l’adattabilità anche alle piccole aziende e agli Enti che non fabbricano o commercializzano prodotti, ma erogano servizi. Proprio come Assidai.
Va ricordato che la volontà di dotarsi di un Sistema di Gestione certificato (ormai dal 2011) è alla base della strategia di sviluppo sostenibile voluta dal Fondo. Il percorso è iniziato diversi anni fa anche con l’iscrizione all’Anagrafe dei Fondi Sanitari e il rinnovo annuale della stessa, con la certificazione volontaria del Bilancio d’esercizio, con la definizione e approvazione del Codice Etico e di Comportamento e, in ultimo, con la recente certificazione secondo la prassi UNI PdR 125:2022 sulla parità di genere.
Sul tema della parità di genere c’è ancora molto da fare nel nostro Paese e nel mondo intero. L’ultimo Global Gender Gap Index del 2025 realizzato dal World Economic Forum analizza in 148 Stati lo stato attuale e l’evoluzione della parità di genere prendendo in esame quattro dimensioni chiave: la partecipazione economica, l’istruzione, la salute e la leadership politica. L’indice medio globale di parità di genere del 2025 si attesta al 68,8%, con un incremento dello 0,3% rispetto al 68,5% dell’anno precedente; ne consegue che, a livello mondiale, deve essere colmato ancora il 31,2% del divario. A questi ritmi il traguardo dell’eliminazione del divario di genere sarà raggiunto tra 123 anni (ma si registra comunque un guadagno di 11 anni rispetto alle proiezioni del report precedente).
Il primo Paese tra i 148 in classifica è sempre l’Islanda, che guida l’indice per il sedicesimo anno consecutivo con il 92,6% di gender gap colmato. L’Europa si conferma come l’area geografica all’interno della quale sono stati fatti maggiori passi in avanti in tema di parità di genere e, infatti, ben 8 paesi di quest’area sono presenti nella top ten (tra cui Finlandia, Norvegia e Regno Unito). Le uniche due economie non europee nelle prime dieci posizioni sono la Nuova Zelanda (quinta) e la Namibia (ottava). Dati altalenanti e complessi per il nostro Paese: l’Italia si posiziona all’85° posto globale, risalendo formalmente di due posizioni rispetto all’87° posto del 2024, ma registrando forti spaccature interne. Le ultime posizioni della classifica, con punteggi che superano di poco il 50%, vedono invece Paesi come l’Iran, il Ciad, il Pakistan e il Sudan, che si conferma nelle retrovie della graduatoria globale.
In termini di leadership e partecipazione politica sono ancora troppo poche le donne in posizioni apicali a livello globale, dove rappresentano appena il 28,1% dei ruoli di alta dirigenza. L’indicatore peggiore a livello mondiale rimane l’Emancipazione politica, rispetto al quale è stato colmato appena il 22,9% del gender gap, un divario immenso che richiederà ben 162 anni per essere azzerato. Anche l’Italia ha molta strada da fare per quanto concerne questo pilastro, per cui si attesta al 65° posto con uno score del 25,5% di gap colmato. Le variabili che compongono questo indicatore riguardano la presenza di donne in Parlamento (in Italia al 35%), le Ministre nel Governo (36,1%) e gli anni con una donna Capo di Stato o di Governo negli ultimi 50 anni: su quest’ultimo fronte, il punteggio italiano continua a beneficiare dell’impatto storico dell’elezione a Presidente del Consiglio di Giorgia Meloni nel 2022.
È utile infine evidenziare i dati fortemente critici che riguardano la partecipazione all’economia e le opportunità, ambito in cui l’Italia registra un grave crollo all’117° posto al mondo (perdendo ben 6 posizioni rispetto al report precedente). Si tratta del risultato peggiore in assoluto tra tutti i Paesi dell’Unione Europea. Il gap economico da colmare nel nostro Paese è ancora superiore al 40% (punteggio di 0,599). A pesare drasticamente sulla performance italiana sono il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro complessiva (fermo ad appena il 41,2%) e la forte incidenza del part-time involontario tra le donne, oltre al persistente divario nei livelli salariali e nella presenza femminile tra dirigenti e legislatori. A livello globale, il pilastro economico si conferma tra i più difficili su cui intervenire, con il 61% di gap colmato e un’attesa stimata di 135 anni per raggiungere la parità sul posto di lavoro.
Se a livello Paese ci sono ampie aree su cui impegnarsi, Assidai dimostra che, come Organizzazione, è possibile fare la differenza attraverso un impegno verso l’uguaglianza di genere e la promozione della diversità sul luogo di lavoro creando ambienti di lavoro inclusivi, equi e rispettosi, in cui sia le donne che gli uomini possano beneficiare di pari opportunità di sviluppo e crescita professionale.
Sostanzialmente la certificazione UNI PdR 125:2022 non solo risponde a principi etici fondamentali ma offre anche vantaggi tangibili all’organizzazione stessa favorendo un miglioramento reale della cultura organizzativa, contribuendo alla crescita dell’organizzazione e promuovendo soluzioni innovative che incrementano la produttività complessiva nel medio-lungo termine.
In conclusione, se analizziamo le certificazioni in termini di governance, l’obiettivo cui tende il Fondo dotandosi di certificazioni – seppur non richieste a livello normativo – è quello di continuare ad apportare significative migliorie all’interno della propria realtà per rappresentare in modo solido un punto di riferimento per il management e le loro famiglie in termini di assistenza sanitaria.
Confronto Italia vs Media Europea (Dati 2025)
Tabella comparativa dati ufficiali del Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum.

