
Negli ultimi anni il mare è uscito definitivamente dalla dimensione settoriale nella quale era stato collocato per assumere il ruolo di infrastruttura strategica dello sviluppo economico nazionale. La Blue Economy non è più soltanto l’insieme delle attività legate alla navigazione, alla portualità, alla pesca o al turismo costiero, ma rappresenta un ecosistema industriale nel quale convergono manifattura, logistica, energia, innovazione, ricerca, sicurezza, sostenibilità ambientale e transizione digitale.
Per un Paese come l’Italia, al centro del Mediterraneo e seconda manifattura d’Europa, questa trasformazione assume un valore ancora più rilevante. Secondo il XIV Rapporto sull’Economia del Mare di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, il comparto genera quasi 79 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, attivando un effetto economico complessivo superiore ai 224 miliardi di euro, pari a circa l’11,4% del Pil nazionale. Sono oltre 253mila le imprese appartenenti alla filiera e più di 1,1 milioni gli occupati, con una capacità di attivazione che rende la Blue Economy uno dei principali moltiplicatori dello sviluppo industriale. A questi numeri si aggiunge il ruolo strategico della portualità: l’Italia movimenta ogni anno centinaia di milioni di tonnellate di merci e rappresenta uno dei principali hub logistici europei lungo i corridoi TEN-T, in uno scenario nel quale la competitività del Mediterraneo torna ad assumere una rilevanza geopolitica senza precedenti.
Sono oltre 253mila le imprese appartenenti alla filiera e più di 1,1 milioni gli occupati, con una capacità di attivazione che rende la Blue Economy uno dei principali moltiplicatori dello sviluppo industriale
È in questo contesto che Federmanager ha promosso la costituzione della Commissione Blue Economy, con l’obiettivo di mettere le competenze manageriali al servizio della crescita del sistema mare italiano. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la competitività delle filiere marittime non dipenderà soltanto dalla disponibilità di risorse finanziarie o dalla realizzazione di nuove infrastrutture, ma soprattutto dalla capacità di governare processi complessi di trasformazione organizzativa, tecnologica e ambientale.
La costituzione della Commissione si colloca in una fase significativa per il settore. Negli ultimi anni il Governo ha posto il mare al centro delle politiche di sviluppo attraverso l’istituzione del Comitato Interministeriale per le Politiche del Mare (CIPOM) e l’approvazione del Piano del Mare, strumenti che hanno introdotto una visione unitaria delle politiche marittime nazionali.
Fin dalla propria costituzione, la Commissione ha concentrato l’attività sull’analisi dei principali provvedimenti di politica industriale dedicati al mare. Tra questi, la Legge 7 maggio 2026, n. 70, provvedimento organico volto a ridefinire la governance marittima, semplificare la burocrazia del settore nautico, potenziare la sicurezza e tutelare l’ambiente marino.
Analoga attenzione è stata dedicata al percorso di Revisione della governance portuale. La riforma rappresenta un passaggio decisivo per rendere il sistema logistico nazionale più efficiente e competitivo. La Commissione – in sinergia con altre due Commissioni Federmanager (Commissione Infrastrutture e Commissione Trasporti e Logistica) – ha condotto un percorso di approfondimento tecnico finalizzato alla redazione di position paper destinati al confronto con istituzioni, stakeholder e commissioni parlamentari. L’obiettivo di Federmanager risiede nella valorizzazione del ruolo delle competenze manageriali nella governance delle trasformazioni portuali e logistiche. In una fase caratterizzata da transizione digitale, sostenibilità energetica e crescente complessità geopolitica, il management rappresenta un fattore essenziale per accompagnare l’evoluzione del sistema portuale italiano. Le Commissioni hanno lavorato in particolare su alcuni temi chiave: integrazione logistica, governance dei corridoi infrastrutturali, digitalizzazione dei processi portuali, sviluppo delle competenze manageriali legate alla Blue Economy, sostenibilità ambientale e connessione tra porti e filiere industriali. Federmanager intende inoltre promuovere una maggiore partecipazione delle professionalità manageriali locali ai processi decisionali territoriali. Secondo questa impostazione, la competitività del sistema portuale dipenderà soprattutto dalla capacità di costruire ecosistemi territoriali innovativi, in cui istituzioni, imprese, operatori logistici e management possano cooperare stabilmente.
Parallelamente, la Commissione ha avviato un percorso di relazioni con operatori industriali, università, enti regolatori, con l’obiettivo di favorire la diffusione di competenze avanzate nei settori della digitalizzazione della logistica, dell’intelligenza artificiale applicata ai processi portuali, della cybersecurity marittima, della decarbonizzazione del trasporto navale, dell’economia circolare e delle energie rinnovabili offshore. L’intento è duplice: da un lato promuovere un maggiore coinvolgimento delle aziende nei processi di pianificazione e decisionali territoriali, incentivando l’importanza della collaborazione pubblico-privato; dall’altro promuovere la capacità del manager di individuare e attrarre nuove professionalità, integrarle con quelle esistenti e accompagnare il ricambio generazionale, favorendo continuità e trasferimento delle competenze.
Il programma dei prossimi mesi conferma questa impostazione. La Commissione lavorerà alla predisposizione di un nuovo Position Paper nazionale sulla Blue Economy, contenente proposte operative per Governo e Parlamento; organizzerà momenti di confronto con i principali stakeholder della logistica e della portualità nazionale, con le Autorità di Sistema Portuale e con il sistema produttivo nazionale.
La sfida che attende il Paese è chiara: trasformare il mare da vantaggio geografico a vantaggio competitivo. Per riuscirci saranno indispensabili investimenti, riforme e tecnologie, ma soprattutto una classe dirigente capace di governare il cambiamento. È questa la missione che la Commissione Blue Economy di Federmanager intende perseguire: contribuire alla costruzione di una moderna politica industriale del mare, nella quale il management diventi fondamentale per rafforzare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nello scenario economico europeo.
La sfida che attende il Paese è chiara: trasformare il mare da vantaggio geografico a vantaggio competitivo
