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L’innovazione e l’orizzonte del mare

La blue economy è un settore in crescita in Italia. Nuovi progetti tecnologici trovano nel mare il laboratorio per sfidare le frontiere della scienza e del business

Maschera, giubba, pantaloni impermeabili e due tubi di canna per respirare, dotati di anelli di acciaio per impedire che la pressione dell’acqua li schiacci e mozzi il respiro all’esploratore subacqueo. È questo, in sintesi, il progetto dello scafandro da palombaro che Leonardo da Vinci disegna nel Codice Atlantico conservato alla Biblioteca ambrosiana di Milano (foglio 909), che lo immagina sia per il sabotaggio delle flotte nemiche sia per la manutenzione delle navi mercantili. Nello stesso codice Leonardo infila altre idee per attaccare l’avversario in mare, come prototipi di sommergibili che però non vuole divulgare, temendo che la loro realizzazione possa comportare la morte in mare di troppe persone. Secoli dopo in quelle stesse acque si immergono droni e robot. A loro il compito di pattugliare i mari, osservare la situazione, lavorare sott’acqua.

Nel luglio del 2025, al molo VII del porto di Trieste, Impresa Taverna, società del gruppo Icop, presentava RoboGO, un grande robot subacqueo, lungo oltre 32 metri e largo più di 8 metri, contenente oltre 15 chilometri di cavi e capace di muoversi sotto le banchine e lavorare in autonomia, sostituendo i sommozzatori in operazioni delicate come la manutenzione delle strutture portuali. Il robot è nato per far fronte alla riqualificazione del molo, finanziata con 82 milioni di euro del Pnrr, ma così facendo ha appreso nozioni e tecniche applicabili anche in altri bacini. La robotica subacquea è una delle frontiere della blue economy, etichetta con cui si inquadrano le attività economiche che beneficiano dal mare o della sua vicinanza. E che un paese come l’Italia, che ha circa 8mila chilometri di coste, la seconda estensione costiera d’Europa dopo la Norvegia, non può ignorare. Sia per ciò che il mare rappresenta in sé, sia per l’indotto che può attivare.

E nella composizione della base imprenditoriale del settore, si registra una maggiore partecipazione di giovani e donne. In particolare, sono le frontiere tecnologiche e dell’innovazione a rappresentare l’orizzonte più profittevole per la blue economy. A cominciare dalla cantieristica, settore in cui l’Italia nel 2025 ha raggiunto un valore della produzione di 5,4 miliardi di euro, per il 90% destinato all’export. Oltre a realtà consolidate e attive sia in campo civile sia in campo militare si affacciano al mercato startup impegnate nella sperimentazione della propulsione elettrica, come Velettrica, o nell’accumulo energetico applicato alla nautica, come Voltab (ex Reefilla), oltre che nello sviluppo di nuovi materiali, più performanti e sostenibili.

Così come abbiamo conosciuto il mare come rotta commerciale e di connessione per merci e persone in superficie (peraltro con un primato italiano storico, quello della Tabula amalfitana, il primo codice del mare italiano, redatto dalla Repubblica di Amalfi), così oggi sappiamo che sui suoi fondali corrono i cavi che tengono in piedi le nostre comunicazioni online e di cui l’Italia rappresenta un approdo strategico nel Mediterraneo, così come gasdotti, reti elettriche e altre infrastrutture critiche. Per controllarle e difenderle occorre popolare il mare di droni, come quelli che sta costruendo Mirai Robotics, startup fondata a Bari nel 2025 da Luciano Belviso, già alla guida di Blackshape, e Luca Mascaro affiancati da Davide Dattoli Zhang. La società, che ha raccolto già 3,6 milioni di euro di fondi pre-seed, punta a sviluppare imbarcazioni di superficie autonome per sorvegliare le coste e controllare le infrastrutture sottomarine.

In questo mare sempre più popolato, robot, sensori e impianti dovranno parlare tra di loro, per facilitare le attività che i mezzi autonomi possono condurre. La soluzione non può essere il cavo ma, come per i sensori a terra, le comunicazioni senza fili. Ancora una volta, l’innovazione arriva dall’Italia ed è nata da uno spin-off dell’Università La Sapienza di Roma: Wsense, startup fondata da Chiara Petrioli, ha sviluppato un sistema di comunicazioni wireless subacquee che opera fino a tremila metri di profondità. La società ha raccolto circa 25 milioni di euro, impiega 80 persone e opera tra Italia, Regno Unito e Norvegia in applicazioni che vanno dall’energia alla sicurezza, dall’acquacoltura alla protezione dei beni culturali. Il mare può offrire un laboratorio di sperimentazione ampio per nuove iniziative imprenditoriali.

Uno studio di Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi School of Management (Blue Economy Monitor, presentato a giugno 2026) ha mappato 485 startup innovative italiane attive tra cleantech e blue economy. Forse la più celebre è Ogyre, fondata nel 2020 da Antonio Augeri e Andrea Faldella per recuperare la plastica dispersa in mare. Le ramificazioni della blue economy vanno dall’energia, in particolare con lo sviluppo di turbine eoliche offshore galleggianti, alla produzione di alghe per applicazioni in cosmetica, nutraceutica e prodotti alimentari. Un mercato, quest’ultimo, che a livello globale vale quasi 20 miliardi di dollari e che è dominato da aziende asiatiche, con una presenza ancora minoritaria di player europei e nordamericani. Nonostante il suo diffuso affaccio sul mare, l’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi europei. Come la Danimarca, che forte dei bassi fondali sabbiosi del mare del Nord sta sviluppando un hub energetico in mare, alla Spagna, molto attiva sul fronte dell’acquacoltura.

Le ramificazioni della blue economy vanno dall’energia, in particolare con lo sviluppo di turbine eoliche offshore galleggianti, alla produzione di alghe per applicazioni in cosmetica, nutraceutica e prodotti alimentari

Proprio per favorire l’attrazione di investimenti innovativi, Cdp Venture Capital (il braccio che investe in innovazione di Cassa depositi e prestiti) ha inserito un acceleratore nella sua rete dedicata, Faros. Nel 1680, nel suo De motu animalium, il matematico Giovanni Alfonso Borelli immaginò la costruzione di un mezzo per esplorare gli abissi. Ai suoi pronipoti spetta farne una nuova frontiera dell’imprenditoria nazionale.

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