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SOS occupabilità

Manca una corrispondenza tra le competenze acquisite dalle persone e quelle richieste dalle aziende. La nostra visione per aiutare il lavoro a uscire da questo vicolo cieco.

Fine anno, tempo di bilanci.

E la legge più importante, quella che decide il Bilancio 2023, destina la maggior parte delle risorse al contrasto del caro energia che pesa su imprese e famiglie. Emergenza a cui rispondere certamente, senza dimenticare però, come sembra stia accadendo, altre due priorità altrettanto urgenti per il Paese: crescita e occupazione.

Parliamo di lavoro perché, al di là di appassionate discussioni e buoni propositi, soffriamo ancora gli stessi antichi mali.

Siamo il secondo Paese in Europa con la più bassa percentuale di giovani occupati e primi nella sconfortante classifica europea che riguarda i giovani Neet, con una quota sul totale che supera il 23%. La situazione per le donne lavoratrici è ancora più pesante: secondo l’Inapp, il tasso di disoccupazione femminile è al 9,2% contro il 6,8% degli uomini, divario che aumenta per i giovani fra i 15 e i 24 anni con tassi del 32,8% per le ragazze e del 27,7% per i ragazzi.

Tutto ciò, proprio in una fase in cui, invece, la domanda di competenze qualificate da parte delle aziende è in crescita.

Emerge quindi un problema reale, che viene efficacemente definito “skill mismatch” ed è alla base della “questione occupabilità” con cui l’Italia si sta misurando: manca una corrispondenza tra le competenze acquisite dalle persone, specie dai giovani in cerca di occupazione, e quelle richieste in ambito lavorativo dalle aziende.

Come risolvere questo insidiosissimo rebus?

Partendo da un approccio strategico che comprenda il ruolo fondamentale in questa sfida della formazione, nelle sue diverse articolazioni.

Sul medio-lungo periodo sarà infatti necessario adeguare i percorsi didattici e accademici, rigenerando la vocazione industriale e innovativa del Paese affinché i nostri figli possano essere pronti alle professioni di domani. Parallelamente, dovranno essere implementati efficaci percorsi di orientamento e si dovrà restituire centralità al “merito”, valore-guida più che concetto strumentalizzabile.

Ragionando invece sul breve periodo, e quindi su chi è occupato o sta cercando di entrare oggi nel mondo del lavoro, occorre concentrarsi su un potenziamento delle competenze, ma anche su un processo di crescita culturale, organizzativa e gestionale delle imprese, in modo che vi siano le condizioni per ricomporre la frattura determinata dallo skill mismatch.

Ecco perché la nostra Federazione crede nell’importanza della formazione continua come collante tra competenze individuali e crescita del sistema produttivo.

È per noi una dimensione cruciale, che deve entrare a far parte strutturalmente del lavoro.

In tale prospettiva, nel corso di quest’anno, ci siamo adoperati, anche attraverso i progetti promossi con Fondirigenti e 4.Manager, per costruire percorsi formativi e di orientamento a misura di manager e proiettati sulle esigenze aziendali.

I pregevoli risultati già raggiunti e i feedback positivi che abbiamo ricevuto, ci inducono a guardare con fiducia e ottimismo al 2023, certi di portare avanti questa visione in tutte le sedi che coinvolgeranno la nostra rappresentanza.