Le manovre europee

Smarcarsi sull’energia dalla Russia è il nuovo imperativo della Unione europea. E anche sul tema della difesa ci sono notevoli sviluppi, a partire dalla Germania

L’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato le priorità e la comunicazione delle politiche europee. Se in precedenza la Commissione europea sottolineava la necessità di investire nel futuro, adesso si parla di misure per aumentare, nel breve e medio periodo, la sicurezza dell’Unione europea. Questo però non vuol dire che gli impegni presi in precedenza verranno derubricati. Anzi.

«Guardando al lungo periodo, tenendo a mente gli obiettivi al 2030, la piena attuazione delle proposte della Commissione “Fit for 55” ridurrebbe già il nostro consumo annuale di gas fossile del 30%, equivalente a 100 miliardi di metri cubi (bcm), entro il 2030», riferisce una portavoce della Commissione europea.

Esperti sono d’accordo, sottolineando come la strategia europea “Fit for 55”, annunciata a luglio 2021 dalla Commissione, sia coerente con gli sviluppi geopolitici delle ultime settimane.

«Credo che i Paesi Ue possano mantenere gli impegni presi con il Next generation Eu (Ngeu), non solo perché questo è ovviamente tecnicamente possibile, ma anche e soprattutto perché è nel loro stesso interesse politico farlo. A maggior ragione dopo la guerra in corso. Pensiamo solo a quel 40% di investimenti verdi messi in piano dai vari Paesi. Questi rappresentano un modo importante per velocizzare il percorso di diminuzione della dipendenza europea verso il gas russo», spiega Simone Tagliapietra, esperto in politiche energetiche e climatiche.

L’8 marzo, meno di due settimane dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Commissione ha presentato ai leader europei il REPowerEU, una serie di orientamenti su come ridurre la dipendenza energetica europea, ma anche su come affrontare il rischio di povertà energetica e trovare risposte agli alti prezzi dell’energia.

 

La Commissione europea ha presentato il REPowerEU, una serie di orientamenti su come ridurre la dipendenza energetica europea e trovare risposte agli alti prezzi dell’energia

Questa strategia energetica europea, il secondo grande piano in meno di due anni, è in via di elaborazione. L’obiettivo principale è già chiaro: non dipendere più dalla Russia che, al momento, vende all’Unione europea circa il 40% del gas consumato nel continente.

«Con le misure del piano REPowerEU, potremmo eliminare gradualmente almeno 155 bcm di consumo di gas fossile anche prima del 2030, che è equivalente al volume importato dalla Russia nel 2021. In quel piano, la Commissione propone di lavorare con gli Stati membri per identificare i progetti più adatti a raggiungere questi obiettivi, basandosi sull’ampio lavoro già fatto sui piani nazionali di recupero e resilienza», ha spiegato la portavoce dell’esecutivo europeo.

La Commissione ha ricordato poi che il Consiglio europeo, ovvero il tavolo di lavoro dei leader dei 27 Paesi europei, ha invitato la Commissione a presentare un piano entro la fine di maggio. «È su questo che stiamo lavorando».

Il punto comunque, bisogna sottolinearlo nuovamente, è che l’urgenza aumenta e il Ngeu risulta ancora più importante, non solo per la dimensione energetica.

«L’Europa che voleva farsi geopolitica si trova ora a doverlo essere di necessità, e velocemente. La tutela della nostra sovranità passa anche per gli investimenti sul digitale e sulla transizione ecologica. Su questo, Ngeu gioca un ruolo importante» sottolinea Tagliapietra, senior fellow presso il think-tank europeo Bruegel, rimarcando l’importanza degli investimenti in digitalizzazione.

Nuovi fondi?

È ancora da capire come possano essere movimentati nuovi fondi, o se ce ne sia bisogno. Funzionari francesi hanno parlato di una strategia di finanziamento simile a quella messa in atto con Ngeu. In altre parole, ulteriore debito comune europeo per finanziare la spesa in nuove infrastrutture energetiche, come nuovi terminali di gas naturale liquefatto (Gnl o Lng in inglese). L’idea di ulteriore debito europeo non è però particolarmente popolare tra i Paesi dell’Europa settentrionale.

Sembra invece che un compromesso possa prevedere che i fondi Ngeu residui, quelli non utilizzati, vengano dirottati verso REPowerEU. Nuovi fondi dovranno poi essere approvati dai leader europei.

«In molti dei Piani nazionali di recupero e resilienza ci sono elementi di transizione energetica e anche di efficienza energetica. Quindi già molto del denaro che viene stanziato per il nostro recupero potrebbe essere speso in quella direzione. Ora, se ci fosse bisogno di più denaro, è qualcosa che il Consiglio europeo dovrebbe esaminare» la portavoce della Commissione ha spiegato.

Fondi in Germania: difesa e energia

La Germania è un esempio per molti Paesi europei. È anche quello con una maggiore leva finanziaria. Il Paese, noto storicamente per le sue decisioni lente ed estremamente ponderate, ha cambiato totalmente la propria strategia geopolitica in due settimane. La nuova strategia energetica, che precedentemente prevedeva una dipendenza dai combustibili fossili russi, è nel medio periodo fondata su un mix di Gnl da comprare sui mercati internazionali (Stati Uniti e Qatar in primis), efficienza energetica, rinnovabili e misure d’emergenza.

Dopo avere annullato “provvisoriamente” il gasdotto Nord stream 2, Berlino ha infatti annunciato la creazione di riserve strategiche di carbone e gas, si è impegnata a costruire terminali Gnl, tema che ha discusso per anni, ma su cui non ha mai spinto fino in fondo. La Germania non ha al momento questi terminali.

 

Dopo avere annullato “provvisoriamente” il gasdotto Nord stream 2, Berlino ha annunciato la creazione di riserve strategiche di carbone e gas e si è impegnata a costruire terminali Gnl

Bdew, la principale associazione tedesca dell’industria energetica, ha chiesto l’abolizione del contributo dei consumatori finali alla transizione energetica (prelievo Eeg) e la riduzione dell’imposta sul valore aggiunto su elettricità e gas dal 19 al 7%.

Kerstin Andreae, Presidentessa del comitato esecutivo dell’associazione, ha poi proposto di triplicare l’espansione annuale del fotovoltaico, aumentare “significativamente” i volumi delle gare d’appalto e permettere un sostegno illimitato per le installazioni sotto 1 Mw, allocando poi l’1% della superficie della Germania per l’installazione di parchi fotovoltaici. L’associazione, una voce importante nel panorama tedesco, ha chiesto anche di installare obbligatoriamente pannelli fotovoltaici sugli edifici pubblici.

Il ministro delle Finanze Christian Lindner, un liberaldemocratico (Fdp), vuole anche lanciare un sussidio al carburante per abbassare i prezzi della benzina di almeno 20 centesimi al litro. Ha anche parlato della possibilità di accrescere la produzione nazionale di idrocarburi, aumentando investimenti nel Mare del Nord. Misure eccezionali. Misure inaspettate per un investimento totale stimato a 200 miliardi di euro.

Gli investimenti in campo energetico sono però solo una parte della storia. La Germania ha annunciato investimenti in difesa per un totale di 100 miliardi di euro, attraverso nuovo debito. Questo è chiaramente un punto su cui molti Paesi europei stanno discutendo.

«Vi devono poi essere più investimenti in difesa, ma questo lo si farà prevalentemente a livello nazionale, come vediamo nel caso tedesco, ma con un forte coordinamento Ue, a cominciare dal procurement militare», ha aggiunto Tagliapietra.

Il punto è che l’Unione europea sta parlando seriamente di una strategia europea per la difesa. Questa potrebbe essere anche più rivoluzionaria delle spese in transizione energetica e digitalizzazione.