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La svolta verde

Anche nel settore dell’agricoltura è quanto mai necessario indirizzare le risorse con l’obiettivo del raggiungimento di una piena sostenibilità economica, sociale e ambientale

Il sistema agroalimentare è sicuramente tra i fiori all’occhiello del panorama produttivo italiano.

 

Pur mantenendo alte performance, in termini non esclusivamente economici, è stato via via caratterizzato da una accentuata eterogeneità settoriale e territoriale e da problemi di fragilità che devono essere affrontati con la massima attenzione.

 

Bisogna infatti, come sottolinea CIDA, evitare un’ulteriore perdita di competitività rispetto a quanto già riscontrato da alcune filiere tipiche (olivicoltura, ortofrutta, produzione di cereali e alimenti per il bestiame).

 

Il Green deal europeo, insieme alla strategie Ue “Farm to fork” e sulla biodiversità, prospettano sfide impegnative in funzione degli ambiti economici e territoriali considerati e mirano a favorire una complessiva transizione ecologica, oltre che la sostenibilità dei processi produttivi.

 

Le strategie europee prospettano sfide impegnative in funzione degli ambiti economici e territoriali e mirano a favorire una complessiva transizione ecologica, oltre che la sostenibilità dei processi produttivi

 

La riforma della Politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea conferma la “svolta verde” e indirizza le risorse pubbliche, secondo quanto rileva CIDA, verso le imprese agricole capaci di mettere in atto comportamenti virtuosi, che migliorano la resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici, ostacolano la perdita di biodiversità e rafforzano la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

 

In tale contesto, la Confederazione ritiene che la competitività delle imprese sia ancor più connessa alle capacità manageriali degli operatori, oltre che a modelli organizzativi che si concentrino su ricerca e innovazione e sulla diffusione delle conoscenze.

 

Per agevolare un’evoluzione del settore che sappia rispondere alle nuove sfide e confermare i primati raggiunti, il sistema Italia dovrà quindi focalizzarsi su alcuni obiettivi precisi: migliore funzionalità della pubblica amministrazione, semplificazione e velocizzazione dei procedimenti amministrativi e rapidità di risposta alle esigenze delle imprese.

 

Sul piano operativo, affinché l’intero contesto dell’agroalimentare possa beneficiare di impatti positivi e durevoli, – consentendo all’Italia di mantenere la leadership di qualità affermata nel corso degli anni – CIDA propone le seguenti azioni:

Rafforzare la filiera corta e il turismo rurale, facendo leva sulle caratteristiche distintive delle produzioni agroalimentari italiane e agendo in maniera tale da rafforzare il potere contrattuale della componente agricola.

 

• Attivare interventi per la razionale gestione delle acque, in modo da far fronte ai prolungati periodi di siccità e agli eccessi di piovosità e a sprechi da mancata manutenzione delle reti idriche. Si avverte la necessita di un piano di azione per la realizzazione di una rete di laghetti collinari, con il duplice scopo di regimentare le acque per evitare l’erosione dei terreni e favorire la costituzione di una riserva idrica per l’irrigazione.

 

• Contrastare la crescita indiscriminata della fauna selvatica, mettendo in campo azioni di prevenzione e contenimento e prevedendo indennizzi a favore delle imprese che hanno subito danni alle colture, agli allevamenti ed alle strutture.

 

• Seguire con attenzione gli sviluppi del Piano strategico nazionale della Pac 2023-2027, in modo che sia perseguita una visione innovativa e indirizzata alla crescita piena del settore.