Il Made in Italy fa la differenza

Far crescere le imprese italiane sui mercati esteri, potenziando il grande patrimonio di competenze e professionalità di cui il nostro Paese dispone. Ne parliamo con Lorenzo Zurino, Presidente del Forum Italiano dell’Export

Lorenzo Zurino, Presidente del Forum Italiano dell’Export

 

Tra gli effetti della pandemia e la crisi energetica accentuata dal conflitto in Ucraina, frenano le stime di crescita del Pil italiano e dobbiamo anche fare i conti con le peculiarità del nostro sistema industriale, costituito prevalentemente da aziende medio piccole. Come possiamo arginare gli impatti negativi di questa fase e quali azioni dobbiamo mettere in campo per supportare le imprese sui mercati internazionali?

 Secondo le stime dell’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Italia ha perso circa un punto percentuale di Pil, in meno di due mesi, dall’inizio del conflitto. Siamo in un momento storico difficile, una tragedia ha colpito, non solo l’Europa, ma il mondo intero e questo, naturalmente, incide sul “Commercio estero”. Dobbiamo quindi renderci conto che questa guerra, dal punto di vista economico, ci costa più di 10 miliardi di fatturato e le sue conseguenze rischiano di ripercuotersi negativamente sull’export italiano. Purtroppo, saranno le piccole imprese a soffrire di più di queste difficoltà. Fin dall’inizio del conflitto russo-ucraino, ho sostenuto che il Commercio estero potesse essere una leva per abbattere i muri e creare invece “ponti” di pace. In tal senso, nell’ottica del dare rilievo e risalto agli Istituti per il Commercio estero e i suoi strumenti, attraverso il Forum Italiano dell’Export, abbiamo tentato di dire, con forza, negli ultimi cinque anni, che la presenza capillare di sedi in tutto il mondo dell’Ice, se utilizzata con competenza, intelligenza, massima organizzazione e sfruttando al massimo tutte le potenzialità dell’ente, può fare la differenza per il rilancio del nostro “Made in Italy”.

 

Fin dall’inizio del conflitto russo-ucraino, ho sostenuto che il commercio estero potesse essere una leva per abbattere i muri e creare invece “ponti” di pace

 

Alla base del patto di collaborazione siglato recentemente con Federmanager c’è l’impegno comune a collaborare e avviare sinergie per valorizzare i punti di forza dell’export italiano e potenziare le competenze manageriali del settore. Come intendete sviluppare i contenuti dell’accordo e quali saranno gli ambiti nei quali la collaborazione sarà operativa?

L’accordo siglato dal Presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, e da me, in qualità di Presidente del Forum Italiano dell’Export, impegna le parti a individuare iniziative congiunte, finalizzate a sostenere politiche di sviluppo per i manager, anche con l’attivazione di percorsi di aggiornamento professionale e di certificazione delle competenze; promuovere attività congiunte destinate a valorizzare la figura dell’Export manager e del manager per il Commercio estero; individuare gli strumenti per l’approfondimento e la diffusione di moderni modelli di commercializzazione dei beni e servizi italiani nei mercati internazionali, al fine di supportare la crescita del sistema delle imprese e, in particolare, di sostenere lo sviluppo delle Pmi. Abbiamo inteso dare un contributo per il rilancio del nostro Made in Italy, e questo può avvenire anche attraverso la formazione di nuove figure manageriali, atte a guidare le nostre aziende sui mercati internazionali. La competenza cui ambiamo, sta nella conoscenza del mercato in cui si vuole vendere e del processo attraverso il quale un determinato prodotto riesca ad arrivare nel Paese estero. Questa è la strada da percorrere per ampliare i nostri numeri ed essere sempre più presenti; bisogna dunque rimettere in discussione le geografie commerciali, perché c’è tanta richiesta di Made in Italy, ma per farlo abbiamo bisogno di esperienza, competenza e professionalità.

 

Illustri imprenditori, dal Mezzogiorno, hanno portato in alto il nome del Made in Italy nel mondo. Adesso bisogna mettere in campo iniziative concrete per rendere il Sud il motore di rilancio del Paese

 

Il Mediterraneo ha un ruolo centrale per le prospettive dell’export. Anche alla luce degli obiettivi sfidanti fissati dal Pnrr, quali potenzialità si manifestano per il Sud Italia e per lo sviluppo delle imprese meridionali sui mercati esteri? E, sul punto, quali sono le prospettive emerse dal think thank “Verso il Sud” al quale ha partecipato?

È sbagliato pensare che sia il Sud la parte che rallenta tutta l’economia nazionale quando, invece, dovremmo restituire il valore e l’importanza che ha avuto, anche nella storia italiana. Quindi, anziché parlare di ripartenza, dovremmo riuscire a valorizzare quello che è un mercato che ha bisogno di più supporto, ma che comunque è forte ed ha un’importanza storica non indifferente. Ci sono illustri imprenditori che, dal Mezzogiorno, hanno portato in alto il nome del Made in Italy nel mondo. Adesso abbiamo bisogno di uno sforzo maggiore sul fronte export, bisogna mettere in campo iniziative concrete volte a rendere il Sud il motore di rilancio del Paese, e queste iniziative sono coerenti con il Patto per l’export, firmato dallo stesso ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio con il nostro Forum Italiano dell’Export, i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni del mondo produttivo. Si tratta di una strategia innovativa, che mette al centro la competenza, attraverso il rafforzamento della figura dell’Export manager e degli strumenti di sostegno del Commercio estero, anche grazie alla grande opportunità data dal Pnrr.

 

Ha preso il via la preparazione dell’edizione 2022 degli “Stati generali dell’export” che Ief organizza, dal 23 al 25 settembre, a Ravenna. Quali opportunità si apriranno per manager e imprenditori, in questa quarta edizione della vostra rassegna?

Per la “Quarta edizione degli Stati generali” è stata scelta la città di Ravenna, dove lo scorso dicembre 2021 si è celebrato il Settecentesimo anno dalla morte di Dante Alighieri. Con l’idea di onorare il Sommo Poeta, che ha permesso di esportare la conoscenza italiana nel mondo, Ief ha deciso di continuare il proprio viaggio in questo luogo tanto simbolico e ricco di arte. La Quarta edizione si svolgerà dal 23 al 25 settembre presso il Teatro Rasi, con due cene di networking tali da far crescere le relazioni degli oltre 1000 imprenditori che ne faranno parte. Per la prima volta, verrà anche presentato il panel “Forum young”, dove verranno presentate 5 eccellenze giovanili italiane under 35 conosciute nello scenario internazionale. Credo fortemente che i giovani talenti vadano spinti nella direzione più giusta per evitare una fuga di cervelli che finirà per danneggiare l’Italia e l’export.