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Connettere alla velocità della luce

Per aspera ad astra. Il 5G è una tecnologia abilitante su cui dobbiamo investire con decisione. In un futuro non troppo lontano, l’ultra velocità potrebbe arrivare dallo spazio

Qualche giorno fa Maurizio Molinari su Repubblica descriveva la sfida del 5G come un rebus che ogni paese sta tentando di risolvere con soluzioni diverse. La lotta tra occidente ed oriente, con quest’ultimo che sulla Terra è in evidente vantaggio, potrebbe capovolgersi a favore del primo se solo potessimo, come stiamo facendo, spostare la competizione tra gli astri. È nello spazio, infatti, che il direttore immagina realizzarsi l’alternativa al 5G terrestre: con progetti avveniristici che sfruttano le tecnologie satellitari sarà possibile portare la connettività nelle aree più remote del pianeta.

Ed è affascinante immaginare che ogni cittadino possa accedere all’ultra velocità a prescindere dalla parte del globo in cui si trova. I capitali privati in questi ultimi giorni stanno dimostrando di considerare lo spazio una valida linea di investimento. La domanda è se anche i governi muoveranno in questa direzione, considerando la volatilità e l’ordine di grandezza dell’investimento necessario.

Certo è che la strategia italiana sulla banda ultra larga esplicita la volontà del governo di accelerare. La missione del Pnrr che riguarda le reti digitali impegna oltre 6 miliardi di euro e sembra ispirata a un concetto assolutamente condivisibile: adottare la tecnologia in grado di connettere i cittadini, in qualunque luogo abitino. Connettere ovunque.

Questa della connessione ultra veloce non è una velleità da fanatici del digitale. Stiamo parlando di tecnologie abilitanti in grado di produrre effetti considerevoli sull’economia e di trasformare in modo radicale la nostra società, progredendo in meglio.

Il ministro Colao ha dichiarato che, se lavoriamo bene, da qui a 5 anni possiamo avere le reti migliori d’Europa. Aggiungo che, per lavorare bene, gli investimenti nelle infrastrutture devono andare a colmare il divario che esiste tra i diversi territori. Una delle priorità è quella di capitalizzare il lavoro di mappatura che si sta facendo sulle aree bianche, grigie, nere. Costituirebbe un gigantesco paradosso riuscire a realizzare un 5G “spaziale” senza riuscire a far arrivare la banda nelle case degli italiani.

Accanto al tema delle infrastrutture, esiste un ostacolo culturale che non possiamo trascurare. Abbiamo gli indici di digitalizzazione della popolazione tra i più bassi d’Europa e un approccio ancora troppo cauto nei confronti delle nuove tecnologie. Nella nostra testa fatica a fare breccia un’idea di futuro in cui la tecnologia è alleata dell’uomo, dello sviluppo e della sostenibilità del pianeta.

Il mondo dell’impresa gioca un ruolo fondamentale in questo salto di consapevolezza che dobbiamo compiere. Anche noi manager dobbiamo dimostrare di saper interpretare i vantaggi di un mondo più connesso, gestendo la grande complessità che questo comporta.

Possiamo andare sullo spazio solo se abbiamo la concretezza dei nostri piedi ancorati a terra.