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Far accadere il futuro

Un focus sul Corso di Alta Formazione con CFU Universitari in “Innovation Manager”, realizzato da Federmanager Academy in collaborazione con Unitelma Sapienza

Carla Pampaloni, Direttore di Federmanager Academy

 

Ci sono aziende in cui l’innovazione arriva tardi. Non perché manchino le idee, ma perché manca qualcuno capace di riconoscerle quando contano davvero. Arriva tardi, e spesso costa di più. Poi ce ne sono altre in cui il cambiamento prende forma quasi in silenzio: una decisione diversa, un processo ripensato, una tecnologia adottata nel momento giusto. La differenza, quasi sempre, sta nelle persone. O, più precisamente, in una figura che negli ultimi anni ha smesso di essere accessoria per diventare necessaria: l’Innovation Manager.

Non ha un perimetro rigido, ed è forse questa la sua forza. Si muove nei margini, dove le funzioni si toccano e le certezze iniziano a incrinarsi. Non annuncia rivoluzioni, le costruisce. Tiene insieme ciò che nelle organizzazioni tende a separarsi: visione e operatività, intuizione e metodo, velocità e sostenibilità. È meno interessato alla novità in sé, più al suo impatto. Alla sua capacità di restare. In un tempo in cui il lavoro cambia forma, spinto da tecnologie che evolvono rapidamente e da mercati sempre più esigenti, le imprese hanno iniziato a cercare profili diversi. Meno verticali, più capaci di connessione. Figure che sappiano leggere il contesto prima ancora degli strumenti, e che abbiano abbastanza solidità per tradurre il cambiamento in scelte concrete. L’Innovation Manager abita esattamente questo spazio.

Ma è uno spazio che richiede preparazione. Perché innovare, oggi, non è un esercizio creativo: è una responsabilità. Significa decidere dove investire, cosa trasformare, cosa lasciare indietro. Significa guidare persone, gestire resistenze, misurare risultati in contesti che spesso non offrono certezze. Non è un ruolo che si improvvisa, né che si apprende per accumulo casuale di esperienze.

Innovare, oggi, non è un esercizio creativo: è una responsabilità. Significa decidere dove investire, cosa trasformare, cosa lasciare indietro

È qui che il lavoro di Federmanager Academy, la Scuola di Formazione di Federmanager, trova la sua ragione più profonda. Non limitarsi a descrivere il cambiamento, ma contribuire, anticipando tempi e necessità, a formare chi dovrà renderlo possibile. Il Corso di Alta Formazione con CFU Universitari in “Innovation Manager”, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, nasce da questa esigenza: dare struttura a un ruolo che il mercato richiede sempre di più, ma che ha bisogno di essere interpretato con consapevolezza.

Il percorso evita scorciatoie. Lavora sui fondamentali, ma senza perdere il contatto con la realtà. I casi, gli strumenti, il confronto continuo con esperienze aziendali costruiscono un apprendimento che non resta teorico. È una formazione che chiede partecipazione, che mette alla prova, che restituisce a chi la attraversa, un modo diverso di leggere le organizzazioni. Un percorso pensato, anche nel modello didattico, di insegnamento/apprendimento, in Smart Learning combina formazione sincrona e asincrona per adattarsi ai tempi di adulti impegnati sia con il lavoro che con la famiglia, garantendo flessibilità e continuità. L’alternanza tra sessioni live e studio autonomo migliora comprensione, riflessione e memorizzazione. Le attività sono orientate a problemi reali, favorendo l’applicazione immediata delle competenze sul lavoro. Le sessioni sincrone stimolano interazione, confronto e sviluppo di capacità decisionali e di leadership. L’assenza di spostamenti consente di ottimizzare i tempi e mantenere una partecipazione costante. La componente asincrona, interattiva e accessibile, permette di rivedere contenuti e consolidare l’apprendimento, che distribuito nel tempo aumenta la retention e riduce il sovraccarico cognitivo. Tutoraggio continuo e feedback personalizzati sostengono motivazione e progressi. Il monitoraggio digitale garantisce il completamento del percorso e riduce le defezioni.  Nel complesso, il metodo è efficace perché integra flessibilità, coinvolgimento e applicazione pratica per chi lavora. A tutto questo si aggiunge un plus, tutt’altro che formale: la possibilità di conseguire la BeManager in “Innovation Manager” in collaborazione Federmanager/Rina, un riconoscimento che certifica le competenze manageriali e risponde a una domanda crescente di trasparenza e affidabilità nelle competenze. In un mercato che seleziona con maggiore attenzione, la certificazione diventa un segnale chiaro: non solo sapere, ma saper fare, in modo verificabile.

Intorno a questa figura si sta aprendo uno spazio professionale sempre più definito. Le imprese, soprattutto le Pmi, ne hanno bisogno per affrontare passaggi complessi, per restare competitive, per non subire trasformazioni che ormai non sono più rimandabili. È una domanda che cresce, e che difficilmente tornerà indietro. Scegliere di muoversi in questa direzione significa assumersi una responsabilità, prima ancora che cogliere un’opportunità. Significa decidere di stare nel punto in cui le cose cambiano davvero, quando non sono ancora evidenti. Significa, in fondo, accettare una sfida: non adattarsi al futuro, ma contribuire a disegnarlo.  Per questo, oggi, parlare di Innovation Manager non è seguire una tendenza. È riconoscere una necessità. E prepararsi, con gli strumenti giusti, a essere parte attiva di ciò che sta già accadendo.

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