Orizzonte mondo

Una storia basata sulla forza delle competenze, con origini radicate nel Mezzogiorno e la capacità di guidare l’affermazione delle imprese sui mercati.

Fondatore dello studio legale Bruno & Associati, con 6 sedi, decine di professionisti divisi in 10 dipartimenti, un headquarter a Milano e uno a New York, l’avvocato Bernardo Bruno è uno dei più apprezzati “societaristi” italiani. La sua storia, celebrata con la copertina che Forbes gli ha dedicato a febbraio, è un esempio di chi parte da una piccola provincia del Centro-Sud Italia e arriva a conquistare le piazze più competitive del business internazionale. Il tutto senza dimenticare le origini.

 

Avvocato Bruno, ci riesce a sintetizzare in poche battute la sua storia professionale?

Venti anni fa ho iniziato a fare quello che mi appassionava. Questa mattina anche. La sintesi della mia storia in poche battute è un po’ questa. Un insieme di passione, sacrificio, investimenti e valori che non ho mai tradito, dentro un progetto a lungo termine che ha avuto da subito l’ambizione di creare un’offerta alternativa nel panorama legale esistente, attraverso una visione internazionale.

 

Quali sono i fattori che permettono la crescita di un’impresa o di uno studio legale, soprattutto nel Mezzogiorno?

Cultura e vantaggio competitivo. La prima aiuta a comprendere le dinamiche evolutive del mercato. Il secondo consente di proporre qualcosa di diverso dagli altri o quello che gli altri fanno in maniera diversa. Il mio studio legale oggi è a tutti gli effetti un’impresa, per dimensioni e presenza internazionale ed è dedicato esclusivamente alle società. È un progetto partito dal Sud Italia, con tutto ciò che questo comporta in termini di motivazione e voglia di fare. Essere nel Mezzogiorno impone questa determinazione e lancia la sfida di concepirsi in modo globale, uscendo da qualsiasi limite territoriale. Al Sud c’è tanto potenziale inespresso. Occorre però non cedere agli stereotipi e non concepire il territorio come un recinto, ma renderlo un trampolino che proietta nel mondo.

 

Quanto contano le competenze e le capacità manageriali nello sviluppo di un’impresa che vuole affacciarsi nei mercati esteri?

Le competenze manageriali, così come quelle professionali, sono fondamentali. Non solo per la tecnica, ma per la strategia e la ricchezza di esperienze che conferiscono al progetto imprenditoriale, confermando che il vero business internazionale non può prescindere dalla genialità dell’uomo e dal suo contributo critico. Contribuiscono, inoltre, a valorizzare l’idea dell’imprenditore, che a volte trova limiti nel metodo con cui è declinata o nella competenza tecnica, supportando anche le criticità del passaggio generazionale.

 

Al Sud c’è tanto potenziale inespresso. Occorre però non cedere agli stereotipi e non concepire il territorio come un recinto, ma renderlo un trampolino che proietta nel mondo

 

Cosa suggerirebbe a un neo laureato?

Decidere chi vuole essere da grande e investire su questo suo desiderio, mettendo in conto che quanto più sarà ambizioso, tanto più sacrificio e investimento dovranno essere a lungo termine. Diventare padroni di una competenza, esercitandola nel mercato globale per perseguire un preciso vantaggio competitivo, offre soddisfazioni economiche molto maggiori, rendendo unica la propria proposta. Fuori da questo approccio c’è solo chi guadagna o offre di più. Il vero valore, invece, risiede in ciò che il nostro lavoro è in grado di generare nel mondo, facendo la differenza rispetto a quello che già esiste. Non c’è esperienza più gratificante e non c’è limite o contesto territoriale che la possa contenere.