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Moda, nuova stagione

Tutelare il DNA produttivo del Made in Italy e affrontare le grandi trasformazioni in corso, attraverso competenze manageriali e modelli di collaborazione equilibrati tra brand e filiera

Il comparto moda sta vivendo un momento di fermento. Le trasformazioni in atto – digitale, green e geopolitiche – stanno facendo emergere la forte necessità di un’innovazione del sistema attuale. Questo risulta particolarmente vero per la supply chain, spina dorsale del Made in Italy e del sistema moda in particolare. Le filiere del settore, costituite prevalentemente da piccole e medie imprese, custodiscono eccellenze che rappresentano un motore fondamentale della competitività del comparto.

Il loro contributo è particolarmente rilevante in specifiche fasi della catena del valore, come lo sviluppo prodotto, la prototipia e la ricerca su materiali e accessori. Tra supply chain e brand – spesso grandi gruppi o multinazionali alla ricerca di unicità, qualità e ispirazione – esiste una profonda interazione. Si tratta di una dinamica di scambio di valore che tuttavia non sempre risulta equilibrata a favore delle Pmi della filiera che, in molti casi, a loro volta hanno marchi propri. Spesso le aziende della filiera si trovano ad avere difficoltà ad affrontare il grande mutamento di contesto a causa di risorse insufficienti.

Non è solo una questione di risorse economiche, ma manageriali, senza le quali i processi innovativi fanno fatica ad attivarsi. Per la moda, in particolare, si tratta di coniugare innovazione e tradizione e spesso preservare un legame unico con il territorio proteggendo il DNA delle aziende. Sono molte le risorse manageriali da mobilitare: i manager della grande impresa alla ricerca di una filiera di qualità affidabile, i manager di filiera che possano essere promotori di dinamiche aggregative nuove, temporary manager con competenze specifiche, manager disposti a entrare in gioco anche con capitale di rischio affiancando gli imprenditori. Vista la frammentazione del comparto, sarà cruciale che vengano attivate forme di sinergie e di messa in comune di risorse, sia verticalmente, tra brand e filiera, sia orizzontalmente tra le stesse aziende della supply chain per uno scambio di valore equilibrato.

Per i Brand sarà importante poter accedere al valore espresso dalle eccellenze delle filiere in modo efficiente, stabile e sostenibile. Allo stesso tempo si renderà necessario, perché questo avvenga, favorire la realizzazione di piattaforme collaborative ed hub digitali e di supporto alla compliance di sostenibilità per le filiere, traendo valore dalle interconnessioni e rilasciando valore sulla supply chain per i servizi in condivisione. Dal punto di vista operativo sarà importante tener conto della peculiarità delle Pmi, preservando la loro identità, l’autonomia e l’”heritage”, oltre al legame con i territori. La Commissione Nazionale Moda di Federmanager, che ho l’onore di coordinare, è impegnata nell’offrire i propri contributi al MIMIT ed è presente con continuità al Tavolo della Moda organizzato dal Ministero.

Convogliare supporto e risorse per affrontare le trasformazioni in atto attraverso il sistema manageriale rappresenta una garanzia per attivare processi di innovazione capaci di accelerare il cambiamento. Emerge quindi una forte esigenza di competenze ed esperienze manageriali qualificate in un settore così rappresentativo dell’eccellenza del Made in Italy, per governare un’evoluzione già in corso ma in larga parte ancora tutta da scrivere.

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