La recente presentazione del Libro Bianco del MIMIT rappresenta un segnale importante dell’impegno profuso dal Governo per stimolare una delle principali leve di sviluppo del nostro Paese: il Made in Italy. Come Federmanager riteniamo che questo documento strategico rappresenti un riferimento-guida importante per la politica industriale nazionale e per orientare modelli organizzativi e processi produttivi attraverso le transizioni a cui il Paese è chiamato.
Il Libro Bianco approfondisce un’analisi delle filiere che nel tempo hanno consolidato la loro storicità come propulsori del Made in Italy – basti pensare alle cosiddette “5A” (agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive) che da sempre sono il fiore all’occhiello della nostra reputazione industriale internazionale – e, in parallelo, esamina le filiere considerate abilitanti e quelle nuove, in cui il Made in Italy sta emergendo con forza.
Settori in cui operano rilevanti piccole e medie realtà di impresa che si segnalano per dinamismo, attenzione a ricerca e sviluppo e forte capacità competitiva. Realtà come quelle che in questo numero abbiamo il piacere di intervistare per portare i lettori dentro il “nuovo corso” del Made in Italy.
In parallelo, per favorire un ancor più proficuo dialogo con i diversi livelli istituzionali – nazionali e locali – siamo impegnati in queste settimane a presentare il nostro “Manifesto di Federmanager”, che si pone l’obiettivo primario di aiutare il Paese a rafforzare economia, lavoro e welfare.
Un documento operativo in cui, tra i target principali, evidenziamo quello di avviare un programma strutturale e pluriennale per portare management qualificato in almeno 20mila PMI attualmente non managerializzate. Ciò significa dotare di competenze manageriali innovative e qualificate altre 20mila imprese, oltre alle circa 20mila che già ne sono dotate e rappresentano oggi il cuore pulsante proprio del Made in Italy.
Più manager vuol dire maggiore capacità delle imprese di innovare, di affrontare i mercati internazionali, fortemente influenzati dai mutevoli assetti politici ed economici, e, in ultima analisi, di cogliere le opportunità che nei prossimi anni si apriranno.
L’indirizzo è chiaro: ci poniamo il traguardo di una crescita del Paese che sia solida e duratura, capace di coniugare competitività economica, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. È in questa prospettiva che Federmanager continuerà a offrire il proprio contributo al confronto istituzionale e alla definizione delle politiche industriali, con la convinzione che un futuro prospero per il Made in Italy passi, ancora una volta, dalla qualità del sistema produttivo nazionale e dal valore delle persone che lo guidano.
