Manager “al fronte”

Il manager affronta la complessità e rafforza la competitività delle imprese. Intervistiamo Fabio Vivian, Tesoriere di Federmanager e Presidente di Manager Solutions

Fabio Vivian, Tesoriere di Federmanager e Presidente di Manager Solutions

Dottor Vivian, lei è alla guida di un’importante realtà industriale. Cosa significa oggi essere un manager di vertice in uno scenario globale segnato da instabilità economica e geopolitica?

Oggi il manager si trova letteralmente “al fronte”. È una metafora forte, che utilizzo per far comprendere quanto le figure manageriali siano esposte a impatti esternicompetitor globali, mercati in rapida evoluzione, costi crescenti – e a sfide interne legate all’organizzazione e alla gestione delle persone e degli asset aziendali.

FAMI, che ho l’onore di guidare nelle vesti di Ceo, è un’eccellenza industriale, leader nelle soluzioni di arredamento industriale e di allestimento di veicoli commerciali, con filiali in Austria, Germania, Polonia e Svizzera: oggi possiamo contare su oltre 600 dipendenti e un fatturato consolidato di circa 85 milioni di euro.

Da manager avverto quindi la responsabilità di guidare una realtà importante del tessuto industriale del Nord-Est, chiamata ogni giorno a dimostrarsi competitiva tra le tante complessità che lo scenario mondiale presenta.

 

Quali sono attualmente i fattori che più incidono sulla competitività industriale?

Tre voci di costo, a mio avviso, pesano in maniera determinante: materie prime, energia e costo del lavoro. Nella nostra realtà produttiva, ad esempio, utilizziamo acciaio, alluminio e altri materiali fortemente influenzati dai mercati globali. E a questo si aggiungono dinamiche di collegamento, anche sul piano infrastrutturale, che talvolta generano difficoltà logistiche. Sul fronte energetico, abbiamo investito convintamente nella sostenibilità, ma l’energia resta molto cara rispetto ad altri contesti industriali. Infine, il lavoro: per un’azienda manifatturiera trattenere personale qualificato è sempre più difficile, soprattutto per l’alto turnover che si ravvisa tra le giovani generazioni.

 

In che modo l’innovazione può aiutare le imprese?

Innovare non significa solo sviluppare nuovi prodotti, ma ripensare continuamente i processi. Noi puntiamo tanto sul nostro reparto di Ricerca e Sviluppo perché oggi, se davvero vuoi affermarti come azienda leader, devi dimostrarti sempre un passo avanti. Automazione e robotizzazione sono ormai imprescindibili, perché consentono di aumentare produttività e qualità, aiutando anche a contenere i costi. Certamente però, l’innovazione deve essere gestita con grande attenzione.

Innovare non significa solo sviluppare nuovi prodotti, ma ripensare continuamente i processi

 

E sotto questo e altri profili, quanto conta oggi la figura del manager nella governance aziendale?

Il manager rappresenta “l’altra faccia della medaglia” rispetto all’imprenditore. La sinergia tra queste due figure è fondamentale. L’imprenditore ha la visione industriale, il manager governa la complessità strategica e operativa. Managerializzare un’azienda non è un costo, ma è un investimento di grande valore: è un concetto che gli imprenditori devono avere sempre più chiaro. Senza competenze manageriali, le aziende non riescono a mettere a frutto il loro potenziale. Servono programmazione, controllo dei processi, capacità di organizzare le risorse.

 

Oltre alle competenze tecniche, quanto contano oggi per un manager le cosiddette “soft skill”?

Moltissimo, almeno quanto le “hard skill”. Un manager deve saper guidare le persone, fare squadra, motivare, gestire il cambiamento. Leadership significa credibilità, autorevolezza, ma anche umiltà e profonda capacità di ascolto. In ambiti come quelli aziendali, caratterizzati da numerose variabili, il coinvolgimento delle persone è determinante per il successo dei progetti.

 

Lei ricopre ruoli di primo anche all’interno della galassia Federmanager, a livello nazionale e territoriale. Quali sono, a suo modo di vedere, le sfide principali da affrontare per la categoria?

Una delle priorità che si impongono è sicuramente quella di rafforzare la reputazione della categoria manageriale all’interno del tessuto sociale. Spesso veniamo percepiti come una categoria privilegiata, secondo una visione ingenerosa e approssimativa. Non si tiene in giusto conto che siamo “la spina dorsale del Paese”, come in Federmanager spesso sottolineiamo. Lo siamo perché ogni giorno portiamo sulle spalle la responsabilità di far funzionare organizzazioni che sostengono persone e famiglie. È fondamentale far comprendere a tutti gli stakeholder – istituzioni, opinione pubblica, mondo produttivo – che il manager crea valore strutturale, in termini economici, sociali e occupazionali. È una figura che ogni giorno opera per la crescita del Paese e dei suoi territori.

 

Che ruolo può giocare Federmanager in questo percorso?

Federmanager deve rappresentare sempre più un punto di riferimento per la tutela della categoria, per lo sviluppo delle competenze e per il dialogo con il sistema Paese. Dobbiamo sostenere con forza – e già lo stiamo facendo, in tutte le sedi competenti – la diffusione della managerializzazione, soprattutto all’interno dell’ampio bacino di Pmi che caratterizza il panorama industriale nazionale, in cui c’è ancora molto spazio di crescita. Perché il manager, voglio ribadirlo, è una figura capace di fare la differenza nei risultati aziendali.

Dobbiamo sostenere con forza – e già lo stiamo facendo, in tutte le sedi competenti – la diffusione della managerializzazione

 

Come descriverebbe il rapporto ottimale tra imprenditore e manager?

Deve basarsi su fiducia, rispetto e confronto continuo. Il manager deve entrare nella logica dell’imprenditore, comprenderne la visione e al tempo stesso portare competenze professionali, anche sapendo dire “no” quando serve. Non deve essere uno “yes man, ma un interlocutore autorevole capace di valutare rischi, misurare impatti e orientare le decisioni. Solo così si costruisce valore nel lungo periodo.

 

Con un occhio sempre attento al futuro…

Certamente, perché pianificare è essenziale. Oggi dobbiamo immaginare dove sarà l’azienda tra dieci anni, ben sapendo che gli scenari muteranno ancora. Ma l’incertezza non può essere un alibi perché gestire il cambiamento in maniera intelligente è parte integrante del nostro compito. Il manager, come dicevo, è chiamato a stare “al fronte”, con chiarezza di obiettivi, cultura industriale e responsabilità.

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