C’è un dato che, più di ogni altro, dovrebbe catturare l’attenzione del management italiano quando si guarda a Sud: nel 2024 l’economia della Sicilia è cresciuta dell’1,3%, un ritmo superiore sia alla media del Mezzogiorno che a quella nazionale. Non si tratta di un rimbalzo tecnico, ma del consolidamento di un trend che vede l’isola aver superato i livelli di attività pre-pandemici del 10%, grazie a una spinta che non è più solo turismo, ma investimenti e trasformazione industriale. Per i dirigenti d’azienda, la Sicilia oggi non è più un mercato da osservare con distaccata prudenza, ma un laboratorio di opportunità strategiche legate al Piano Mattei, al Pnrr e alla ridefinizione delle catene del valore globali. Anche alla luce di incentivi fiscali per chi decide di trasferire la propria residenza sull’isola: una misura contenuta nell’ultima finanziaria regionale che è stata approvata a dicembre e che interviene sul sistema fiscale. Energia, dati e il settore delle costruzioni sono i settori da mettere sotto la lente.
L’energia
La Sicilia si candida a diventare la “batteria d’Europa“. L’isola è già la seconda regione italiana per potenza eolica installata (18,4% del totale nazionale) e la sesta per il fotovoltaico. Ma la vera partita per il management si gioca sull’innovazione infrastrutturale. In particolare, per quel che riguarda lo storage e le reti ci sono progetti come l’impianto di accumulo BESS a Vicari (Palermo) che segnano la strada per la stabilizzazione della rete. Terna sta investendo massicciamente nell’elettrodotto ELMED (collegamento Italia-Tunisia) e nel Tyrrhenian Link, trasformando la Sicilia in un hub di transito energetico intercontinentale. Non meno importante quanto accade nel settore dell’idrogeno: il Polo di Siracusa, storico cuore petrolchimico, è al centro di una transizione complessa verso l’idrogeno verde (Hydrogen Valley) e i biocarburanti, con investimenti cruciali per la decarbonizzazione di asset hard-to-abate. Ma anche dal versante occidentale, a Partinico, in provincia di Palermo, c’è chi si sta muovendo in questa direzione come nel caso di Magicmotorsport, azienda leader del settore della meccatronica.
Per i dirigenti d’azienda, la Sicilia oggi non è un mercato da osservare con distaccata prudenza, ma un laboratorio di opportunità strategiche
Chip e IA
C’è una Sicilia che innova e che richiede competenze manageriali di alto livello che è quella del settore dei microchip. Se l’Etna Valley è ormai una realtà consolidata, le recenti evoluzioni aprono nuovi scenari: a Catania, l’investimento di STMicroelectronics (5 miliardi di euro) per il Silicon Carbide Campus crea la prima infrastruttura europea integrata per la produzione di semiconduttori avanzati. Dall’altro lato Palermo sta emergendo come polo complementare. Un recente accordo per un hub su intelligenza artificiale e data economy mira a supportare le PMI locali, creando un ecosistema favorevole per le aziende ICT che vogliono investire in un territorio dove il costo del lavoro qualificato è ancora competitivo.
Infrastrutture
Il settore delle costruzioni, pur in una fase di normalizzazione dopo l’euforia dei bonus edilizi, rimane un motore economico primario, con un valore della produzione stimato dal CRESME in 20,5 miliardi di euro nel 2024. Per i manager del settore, il focus si sposta dall’edilizia residenziale alle grandi opere pubbliche, sostenute dal Pnrr (12,3 miliardi di risorse assegnate all’Isola). Il raddoppio della linea Palermo-Catania-Messina (investimento da 12 miliardi) e il progetto del Ponte sullo Stretto aprono cantieri decennali. Mentre su porti e Zes la Sicilia è già una protagonista essendo prima in Italia per traffico Ro-Ro e quarta per le crociere.
Il Nodo del Capitale Umano
Se le opportunità di business sono chiare, la criticità principale che ogni dirigente dovrà affrontare è il capitale umano. Nonostante un’occupazione in crescita del 4,6% nel 2024, le imprese segnalano un mismatch allarmante: il 47,6% delle posizioni lavorative aperte nelle costruzioni e nell’industria è di difficile reperimento. Mancano figure tecniche specializzate (ingegneri, esperti di transizione digitale), ma anche operai qualificati.
La Regione a caccia di cervelli e la necessità di una strategia
In questo contesto si inserisce la norma del governo regionale contenuta nella finanziaria approvata a dicembre. Una misura che prevede il rimborso del 50% dell’Irpef dichiarata ed effettivamente versata a favore delle persone fisiche che trasferiscono la loro residenza dall’estero in Italia acquistano o ristrutturano un immobile ricadente in uno dei comuni nella Regione Sicilia ed eleggono il proprio domicilio fiscale sul territorio regionale. «Uno strumento utile, ma necessariamente parziale, di una strategia che deve essere più ampia», commenta Sergio Paternostro, docente di Economia aziendale e presidente del corso di laurea magistrale in Economia e Management del Dipartimento GEC dell’Università Lumsa, sede di Palermo. «Ridurre il carico fiscale può incidere sulle scelte individuali, soprattutto in un contesto in cui da diversi anni la mobilità del lavoro qualificato dal Sud verso il Nord è particolarmente elevata avendo come conseguenza la perdita secca di competenze. La capacità di queste misure di produrre effetti duraturi nel tempo dipenderà dal loro impatto sul sistema produttivo regionale. Senza un rafforzamento della struttura e della competitività delle imprese siciliane, il rischio è che gli incentivi favoriscano il rientro di persone, ma non la crescita di organizzazioni capaci di valorizzarne le competenze. In questo senso, strumenti come la decontribuzione e le agevolazioni fiscali rappresentano un supporto significativo, ma non sostitutivo di politiche industriali e manageriali orientate allo sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia. La sfida è di lavorare alla costruzione di percorsi di sviluppo chiari con una visione centrata sul futuro e l’innovazione e non sulla gestione dell’emergenza».
