
Gaspare Sturzo, magistrato e sostituito procuratore generale presso la Corte di Cassazione
Gaspare Sturzo, magistrato e sostituito procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Già componente della Dda, ha coordinato la Catturandi della Squadra Mobile di Palermo per arrestare il boss mafioso Bernardo Provenzano. Pronipote di Don Luigi Sturzo è attualmente anche presidente della commissione “Legalità” dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Dott. Sturzo, in che modo la Sicilia e la sua parentela con don Luigi hanno plasmato il suo percorso professionale?
Sono stato allievo dei Salesiani del don Bosco Ranchibile di Palermo e da loro ho appreso dell’esistenza della dottrina sociale cristiana come forma di declinazione della fede nella vita pratica, pubblica e privata. I salesiani erano i miei insegnanti, sacerdoti ma anche promotori di opere sociali, animatori dell’oratorio e dei mitici campionati di calcio tra gli alunni della scuola. Con loro ho conosciuto i doposcuola e le colonie estive per i bambini poveri, gli anziani e i malati abbandonati dello Spasimo; tutta la squadra che aveva lavorato con il Presidente della Regione Piersanti Mattarella e che, negli ultimi due anni di liceo, tenne lezioni di orientamento per le nostre scelte universitarie. Parlammo di mafia, appalti, diritto, democrazia, popolo, antifascismo, meridionalismo, regionalismo e ovviamente di don Luigi Sturzo. La mia giovinezza era intrisa del popolarismo Sturziano, per i racconti di mio padre, per la partecipazione alle lezioni del Libero Seminario Sturziano di Casa Professa a Palermo e ai seminari della Cattedra Sturzo a Caltagirone. Così nacque la mia passione per la storia, il diritto, il popolarismo e il senso di giustizia. La scelta di diventare magistrato arrivò in un’estate in cui conobbi Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Rimasi affascinato dalla coppia e dai loro ragionamenti. Laureato in giurisprudenza, mi iscrissi a Roma alle lezioni della scuola di Antonio Catricalà, conobbi la mia futura moglie e poi anche collega, con cui ci trasferimmo a studiare alla scuola di Rocco Galli. Con questo percorso ho imparato a discernere argomenti come passione per il bene comune, giustizia, democrazia, libertà, onestà, rispetto per il prossimo e speranza di un mondo migliore.
La scelta di diventare magistrato arrivò in un’estate in cui conobbi Giovanni Falcone e Francesca Morvillo
Qual è il ruolo educativo del giudice in termini di promozione e diffusione della cultura della legalità?
Il magistrato ha una sua funzione di prevenzione generale e, quindi, educativa. I magistrati sono anche in grado di raccontare ogni gradino di perdita della dignità e del rispetto del valore delle persone. In Sicilia uno dei primi magistrati che dedicò attenzione a raccontare l’ascesa criminale degli associati di Cosa Nostra fu Chinnici. Il suo esempio di andare nelle scuole a svelare il volto criminale e le malefatte dei mafiosi, fu seguito da Giovanni Falcone e poi da tutti i magistrati che hanno contribuito a far nascere la cultura della legalità: parte dei valori della Carta costituzionale su cui i magistrati giurano fedeltà al momento dell’insediamento nelle funzioni giurisdizionali.
Come valuta la percezione che il cittadino ha oggi della legalità e della giustizia in Italia?
La percezione è sempre un dato soggettivo. Gli indici rilevati danno una fiducia nella magistratura più alta rispetto alle altre istituzioni politiche e partitiche. Legalità e giustizia sono legate anche all’efficienza e efficacia di scelte politiche. Da troppi anni in Italia sono mancate risorse vere investite nel settore giustizia. Mancate assunzioni di personale amministrativo e blocco dei concorsi per quello giudiziario, cui soltanto di recente si è cercato di porre rimedio. Edilizia giudiziaria evanescente, come quella carceraria, e mancate assunzioni di personale penitenziario, hanno reso le carceri gironi infernali, così come i mancati investimenti per le strutture di accoglienza per gli autori di reato con malattie psichiatriche. Preoccupante è l’uso crescente della minaccia penale per imporre ai cittadini di obbedire alle migliaia di norme per cui, di fatto, sarebbe tutto vietato, salvo ciò che è consentito.
La mancanza di legalità come frena l’economia?
Diceva don Luigi Sturzo che l’economia senza etica è diseconomia. La tangente, la mazzetta per pagare l’estorsione, il finanziamento occulto della lobby, corrente o partito politico, sono costi che l’imprenditore scarica sull’utenza. Dove manca legalità e giustizia, il mercato consente pure al soggetto più forte di contabilizzare il costo dell’eventuale sanzione futura come opzione praticabile per l’imposizione di clausole illegittime o illecite verso i cittadini. Puntando sull’inefficienza del servizio giustizia, come su indulti, amnistie, condoni e prescrizioni, da un lato, e sui costi difficilmente sostenibili per il singolo nel contenzioso verso aziende organizzate, dall’altro, alla fine potrà essere premiato proprio chi fa scelte illegali puntando sull’impunità di fatto e magari su risorse accantonate da evasione fiscale.
Quali strumenti, oltre all’azione penale, sono più efficaci per sradicare ciò che mina la cultura della legalità?
Caino è sempre esistito nella storia dell’umanità. Da cattolico penso all’umanesimo cristiano come via praticabile anche per i laici e laicisti, sulla base del rispetto della persona e del valore della dignità umana e del bene comune dell’ambiente in cui viviamo e delle istituzioni che abbiamo creato. Di fatto, nel comune richiamo alla piattaforma costituzionale.
Come deve evolvere la cultura della legalità per affrontare nuovi reati complessi in ambito digitale?
Cyber crime e IA sono frontiere su cui il servizio giustizia sta arrivando in ritardo, nonostante gli allarmi di molti magistrati ai ministri pro tempore, mentre gli operatori criminali e i loro broker e tecnici digitali sono molto più avanti. Alcune scelte politiche in tema di intercettazioni creano ulteriori difficoltà per individuare, accertare e perseguire queste forme di criminalità occulta e sovranazionale.
Esistono lezioni sulla legalità che possono essere esportate in altre aree del Paese o in contesti internazionali?
Le modalità e i modelli investigativi e giudiziari, alcune norme penali e di prevenzione, complessivamente nati dall’esperienza italiana nel contrasto alle mafie, terrorismo, corruzione, narcotrafficanti e trafficanti di esseri umani, sono studiati in tutto il mondo. Le figure e le opere dei nostri colleghi magistrati e delle forze di polizia, assassinate nell’esercizio delle funzioni di fedeltà costituzionale, sono oggetto di ammirazione diffusa.
Qual è il messaggio più importante che si sente di rivolgere alle nuove generazioni?
Chi pratica l’illegalità ti ruba il tuo domani e umilia il tuo oggi.
Chi pratica l’illegalità ti ruba il tuo domani e umilia il tuo oggi
