
di politiche per il Sud
Sottosegretario, il Governo le ha affidato la delega per il Sud. Da meridionale, quanto pesa questa responsabilità e che idea di Mezzogiorno vuole portare dentro l’azione di Governo?
La delega per il Sud rappresenta senza dubbio una grande responsabilità, che sento non solo sul piano istituzionale ma anche umano e civile. Il Sud non è una periferia dell’Italia, ma una componente essenziale del suo sviluppo. L’idea di Mezzogiorno che porto nell’azione di Governo è quella di un territorio ricco di potenzialità, competenze, energie produttive e capitale umano. Il Sud sta dimostrando che, se messo nelle condizioni di esprimersi pienamente, può ripartire.
L’impegno del Governo è sempre stato chiaro: superare una visione assistenzialistica e puntare su politiche strutturali di crescita, lavoro e sviluppo. Parliamo di investimenti mirati in infrastrutture, di rafforzamento della Zes Unica, di sostegno alle imprese che innovano e assumono, di politiche attive del lavoro capaci di creare occupazione stabile e di qualità, soprattutto per giovani e donne.
Per anni il Sud è stato raccontato come un’area dalle molteplici complessità. Oggi può davvero diventare una locomotiva dello sviluppo nazionale? E a quali condizioni?
Il Mezzogiorno è stato troppo spesso descritto solo attraverso le sue difficoltà, adesso il paradigma è cambiato. Il Sud oggi è “locomotiva d’Italia”, come ha più volte affermato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Penso ad esempio alla crescita del Pil, che negli ultimi tre anni è stata superiore al resto d’Italia, al tasso di occupazione che per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni supera il 50%, alla ripartenza degli investimenti oppure al saldo delle nuove imprese, che nel 2025 è stato superiore alla media nazionale.
Fondamentale è stato il supporto degli strumenti messi a disposizione dal Governo, come il Pnrr orientato a colmare i deficit infrastrutturali, le politiche di coesione pensate per ridurre i divari, la Zes Unica per il Mezzogiorno per semplificare le procedure, creare occupazione stabile e di qualità e attrarre investimenti. Tutto questo da solo non basta, accanto agli investimenti, è fondamentale puntare sul capitale umano, attraverso formazione e politiche attive del lavoro che incentivino l’occupazione giovanile e femminile.
Occupazione, sanità, infrastrutture: le priorità sono molte e urgenti. Quali sono gli interventi già in campo e quali risultati il Governo si aspetta nel breve e medio periodo?
Sul fronte dell’occupazione, il Governo sta agendo attraverso politiche attive del lavoro più efficaci. Nel 2026 vengono rifinanziati gli incentivi occupazionali pensati per giovani, donne e lavoratori nelle aree del Mezzogiorno e sono stanziate nuove risorse per la misura Resto al Sud 2.0 per incentivare giovani che vogliono avviare un’attività nel Mezzogiorno. L’obiettivo nel breve periodo è consolidare i livelli occupazionali e, nel medio periodo, favorire un’occupazione stabile e di qualità, in grado di sostenere la crescita economica.
In ambito sanitario, sono in corso interventi volti a rafforzare la sanità territoriale, ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e migliorare l’efficienza del sistema, anche grazie ai rinnovi contrattuali e alle nuove assunzioni per ridurre le liste d’attesa. Il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato dal 2022 al 2026 di 17 miliardi a cui si aggiungono ulteriori 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi a partire dal 2027.
Per quanto riguarda le infrastrutture, il Governo ha avviato un programma senza precedenti di investimenti volto a rafforzare la competitività del Paese, intervenendo per esempio su potenziamento e ammodernamento di strade e autostrade, alta velocità e reti ferroviarie, sistema portuale meridionale e reti digitali e costruzione del Ponte sullo Stretto, infrastruttura di rilevanza strategica per il rafforzamento della continuità territoriale e dell’integrazione logistica euro mediterranea.
Nel loro insieme, questi interventi concorrono a una strategia complessiva di sviluppo equilibrato e sostenibile.
La Zes Unica è uno degli strumenti chiave per il rilancio del Sud. Quali opportunità sta aprendo e quali segnali arrivano dai territori?
La Zes Unica per il Mezzogiorno rappresenta un cambio di passo nelle politiche di sviluppo del Sud: procedure più snelle e tempi amministrativi dimezzati con l’autorizzazione unica, incentivi fiscali e attrazione degli investimenti con il credito d’imposta. Due elementi che creano condizioni più favorevoli per le imprese e per gli investitori esteri che iniziano a guardare al Sud come hub strategico nel Mediterraneo.
Dai territori e dagli imprenditori sono già arrivati segnali che confermano il successo della Zes: parliamo di più di 1.000 autorizzazioni uniche nell’ultimo biennio, a supporto di circa 6 miliardi di investimenti e più di 17.500 ricadute occupazioni. Anche per quanto riguarda il credito d’imposta i risultati sono ottimi: 17.000 domande di accesso al beneficio fiscale per oltre 12,4 miliardi di investimenti supportati.
Sono già arrivati segnali che confermano il successo della ZES: più di 1.000 autorizzazioni uniche nell’ultimo biennio, a supporto di circa 6 miliardi di investimenti e più di 17.500 ricadute occupazioni
Il successo della misura lo vediamo anche nella decisione di dare prospettiva pluriennale nella Legge di Bilancio 2026, con 4 miliardi di stanziamenti per la prima volta su base triennale: il rilancio del Mezzogiorno passa dalla capacità di trasformare il momento positivo in sviluppo duraturo e strutturale.
Le transizioni digitale, ecologica e organizzativa pongono una sfida decisiva. Quanto è strategico, per il Sud, investire in competenze manageriali sia nel settore pubblico sia in quello privato?
Le sfide citate sono cruciali ma, allo stesso tempo, rappresentano un’opportunità storica per il Mezzogiorno. In tale contesto, la figura del manager ricoprirà un ruolo sempre più centrale nell’affrontare in modo strutturato e sistematico i grandi cambiamenti. È di assoluto valore, in questo senso, il lavoro di una grande e importante associazione di rappresentanza come Federmanager
Per le imprese, le competenze manageriali sono fondamentali soprattutto nei momenti di discontinuità: passaggi generazionali, crescita dimensionale e fasi di trasformazione come quella attuale. Nel settore pubblico, la managerialità è decisiva per l’attuazione delle politiche, l’orientamento ai risultati e l’utilizzo responsabile delle risorse pubbliche.
Tutto questo assume un significato ancora più rilevante con riferimento al Mezzogiorno, perché il rafforzamento del suo ruolo a livello nazionale passa anche e soprattutto per la costruzione di una classe dirigente competente e responsabile.
