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L’infrastruttura della conoscenza

Investire in competenze manageriali per favorire un processo di crescita del Mezzogiorno durevole e sistemico

Per decenni è stato detto, scritto, auspicato. Adesso a parlare sono i numeri: negli ultimi anni il Pil del Mezzogiorno è cresciuto più della media nazionale (+7,7% contro il +5,8% nel periodo 2019–2024), a dimostrazione di una vitalità che non si pone solo l’obiettivo di recuperare atavici ritardi di sviluppo, ma guarda al futuro con confortante ottimismo.

La crescita registrata negli ultimi anni rappresenta infatti il segnale di una trasformazione strutturale che sta prendendo forma anche grazie al coraggio di chi, come la nostra Federazione, sul Mezzogiorno vuole puntare davvero.

Questo nuovo Sud merita quindi di essere raccontato con uno sguardo diverso, più aderente alla realtà che sta emergendo. Certamente, in alcuni contesti, permangono criticità forti, sotto il profilo della legalità e dal punto di vista dell’occupazione, dei servizi, della formazione, solo per citare alcuni esempi. Criticità che non possono e non devono essere minimizzate. Tuttavia, in parallelo, stanno emergendo sempre più alcuni punti di forza distintivi: da una cultura dell’accoglienza esemplare che rende il Mezzogiorno una destinazione molto ambita a risorse enogastronomiche e turistiche uniche al mondo.

Ma non si cresce di solo turismo, naturalmente. Ecco allora che deve essere colto uno degli elementi più significativi della fase attuale, vale a dire il rafforzamento di poli accademici, industriali e tecnologici che affermano un protagonismo nazionale in settori strategici: dall’energia all’aerospazio, dall’agroindustria avanzata alle diverse applicazioni dell’IA. Nel merito, alcuni atenei meridionali stanno diventando autentici punti di riferimento nella ricerca, riuscendo a trattenere talenti e ad attrarne di nuovi. Accanto a essi, realtà industriali dinamiche dimostrano che anche al Sud si può fare impresa al più alto livello, competendo sui mercati globali.

Ora è necessario compiere un passo ulteriore, decisivo: far crescere “l’infrastruttura della conoscenza” per potenziare le infrastrutture in senso proprio. Ciò significa investire in competenze manageriali per favorire un processo di crescita durevole e sistemico. Troppe imprese, ancora oggi, sono prive di quella managerialità necessaria a percorrere le strade dell’innovazione, dell’internazionalizzazione, della sostenibilità.

Accogliamo con favore e sosteniamo iniziative come la ZES Unica che rappresentano una leva importante per uno sviluppo a sistema, con il pieno coinvolgimento di territori, filiere e professionalità. Le prospettive sono positive, ma la sfida è quella di guardare alle opportunità in chiave strategica, dotandosi delle competenze necessarie.

Il Mezzogiorno ha bisogno di politiche industriali moderne, guidate da manager che, nel pubblico e nel privato, possano valorizzarne il contributo per la costruzione di un’Italia più competitiva e più forte nel contesto europeo e mondiale.

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