
Direttore Fiori, oggi molti incidenti e problemi di salute sul lavoro derivano da disattenzioni, procedure inadeguate o carenze organizzative. Quali strumenti formativi e sistemi integrati ritiene più efficaci per rafforzare salute e sicurezza nei contesti produttivi complessi?
Una prevenzione davvero efficace non può essere affidata a singole misure isolate, ma richiede una visione integrata, che tenga insieme organizzazione, tecnologia e formazione. In effetti dall’osservazione dei dati emerge che molti infortuni e tante patologie professionali non nascono da fatalità, ma da assetti organizzativi fragili, comportamenti errati, procedure non più adeguate.
In quest’ottica, i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro rappresentano certamente uno strumento strategico. Modelli come quelli ispirati alla norma ISO 45001 o i Modelli organizzativi e gestionali previsti dall’articolo 30 del Testo unico per la sicurezza sul lavoro consentono alle imprese di strutturare la prevenzione come un processo di miglioramento stabile, fondato sulla partecipazione attiva dei lavoratori e sulla responsabilità diffusa. Dove questi sistemi sono applicati, i risultati in termini di riduzione degli infortuni e della loro gravità sono evidenti. Il problema è che, soprattutto nel nostro tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese, questi strumenti sono ancora troppo poco diffusi. Ed è qui che Inail concentra i propri sforzi, incentivando l’utilizzo di questi modelli con mezzi di finanziamento, agevolazioni tariffarie e il supporto consulenziale.
In questa direzione si colloca anche il decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito di recente dal Parlamento, che rafforza l’impianto delle politiche di prevenzione, valorizzando esplicitamente l’integrazione tra formazione, organizzazione del lavoro e sistemi di gestione come leva strutturale per la riduzione dei rischi occupazionali.
L’obiettivo non è solo ridurre gli infortuni, ma migliorare complessivamente la qualità del lavoro. Negli ultimi anni, è cresciuta l’attenzione al benessere psicofisico delle persone. La sicurezza non riguarda solo caschi e dispositivi di protezione individuale, ma anche l’organizzazione dei tempi, degli spazi, delle relazioni e delle interazioni tra attività. Promuovere ambienti di lavoro ergonomici, inclusivi e capaci di prevenire lo stress lavoro-correlato significa riconoscere che la persona non è una “risorsa” da consumare, ma il vero centro del sistema produttivo. È una visione che richiama, in fondo, una lunga tradizione culturale: da Adriano Olivetti fino ai più moderni studi sull’organizzazione del lavoro, sappiamo che produttività e benessere non sono in contraddizione, ma si rafforzano a vicenda.
Questa impostazione è pienamente coerente con la “Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030”, approvata dal Ministero della Salute. La Strategia Nazionale individua il benessere psicofisico, la prevenzione dei rischi psicosociali e la qualità dell’organizzazione del lavoro come elementi centrali delle politiche di tutela. La Strategia sottolinea inoltre come la salute nei luoghi di lavoro debba essere considerata parte integrante delle politiche di sanità pubblica e di sviluppo sostenibile.
Sul piano formativo, infine, è sempre più chiaro che non bastano corsi online o adempimenti formali. Le metodologie immersive, come la realtà virtuale, permettono di vivere in prima persona scenari complessi e di “allenarsi” alla gestione del rischio in ambienti sicuri. È un approccio che richiama il principio pedagogico del learning by doing: si apprende davvero ciò che si sperimenta. Se questi strumenti vengono inseriti in percorsi di formazione continua, personalizzata e coerente con i contesti reali di lavoro, la consapevolezza cresce e le procedure di sicurezza diventano parte del comportamento quotidiano. In definitiva, la prevenzione oggi richiede una visione sistemica che unisca cultura della sicurezza, innovazione tecnologica e centralità della persona. È su questa strada che l’Inail sta lavorando, perché la sicurezza non sia percepita come un obbligo, ma come un valore sociale condiviso, un investimento sul futuro del lavoro.
La prevenzione oggi richiede una visione sistemica che unisca cultura della sicurezza, innovazione tecnologica e centralità della persona
In che modo innovazione e nuove tecnologie possono contribuire non solo alla sicurezza, ma anche alla tutela della salute dei lavoratori?
Ogni grande trasformazione del lavoro, dalla prima rivoluzione industriale in poi, ha portato con sé nuove opportunità ma anche nuovi rischi. Oggi viviamo una fase analoga: la rivoluzione digitale e quella ecologica stanno cambiando profondamente i processi produttivi e l’innovazione tecnologica se governata con intelligenza, può diventare uno straordinario alleato della prevenzione e della tutela della salute dei lavoratori.
Tecnologie come i sensori IoT, la robotica collaborativa, l’intelligenza artificiale e i sistemi digitali di monitoraggio consentono di passare da una prevenzione “a posteriori” a una prevenzione predittiva. Rilevare in tempo reale parametri ambientali come gas, rumore, vibrazioni o temperature significa poter intervenire prima che il rischio si trasformi in danno. Allo stesso modo, la robotica può farsi carico delle mansioni più pericolose o usuranti, riducendo l’esposizione diretta delle persone, mentre l’intelligenza artificiale permette di analizzare grandi quantità di dati e individuare informazioni fondamentali.
La Strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro sottolinea il ruolo chiave delle nuove tecnologie digitali come fattore abilitante di ambienti di lavoro più sicuri e salubri, purché integrate all’interno di modelli organizzativi responsabili e accompagnate da adeguati percorsi formativi. La Strategia richiama inoltre l’esigenza di valutare i rischi emergenti legati alla digitalizzazione e all’automazione, inclusi quelli di natura psicosociale.
È un cambio di paradigma che richiama una lezione storica ben nota: il progresso tecnico non è mai neutrale. Può migliorare la qualità della vita e del lavoro, ma solo se accompagnato da regole, competenze e responsabilità. È lo stesso principio che, nel Novecento, ha portato alla nascita delle prime legislazioni sociali e dei sistemi di protezione dei lavoratori, quando si è compreso che la modernizzazione non poteva avvenire a scapito della salute. In questo scenario, l’Inail svolge un ruolo di indirizzo e di accompagnamento. Da un lato, mette a disposizione delle imprese linee guida tecniche e indicazioni normative per introdurre le nuove tecnologie in modo sicuro, valutando anche i rischi emergenti che esse possono generare. Dall’altro, promuove e sostiene progetti di ricerca applicata, in collaborazione con università, enti pubblici e imprese, per testare sul campo soluzioni innovative e valutarne l’efficacia reale.
A questo si aggiungono strumenti concreti di incentivo, come i finanziamenti dei bandi ISI, che favoriscono l’investimento in tecnologie per la prevenzione e le riduzioni del premio assicurativo previste dal modello OT23 per le aziende che adottano interventi migliorativi in materia di salute e sicurezza. È un modo per tradurre l’innovazione in scelte tangibili e misurabili.
Un altro ambito strategico è, infine, l’impegno dell’Inail nella normazione tecnica, a livello nazionale, europeo e internazionale. Partecipare alla definizione degli standard significa contribuire a stabilire le “regole del gioco” del futuro del lavoro, orientando progettisti, produttori e imprese verso soluzioni affidabili, ergonomiche e rispettose della salute. La normazione, spesso poco visibile, è in realtà uno degli strumenti più efficaci per rendere il progresso tecnologico compatibile con la tutela delle persone.
La normazione, spesso poco visibile, è in realtà uno degli strumenti più efficaci per rendere il progresso tecnologico compatibile con la tutela delle persone
Qual è la visione dell’INAIL per costruire una cultura integrata che ponga la salute al centro?
La sicurezza non è solo una questione tecnica, ma un fatto culturale, che riguarda i comportamenti, i modelli organizzativi e il modo stesso in cui concepiamo il lavoro.
La Strategia nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro di cui ho riferito prima individua proprio nella costruzione di una cultura condivisa della prevenzione uno degli assi portanti del modello nazionale, richiamando il ruolo di istituzioni, imprese, parti sociali e sistema educativo in un’azione coordinata e di lungo periodo.
Accanto alla visione, servono però nell’immediato strumenti concreti. Per questo l’Istituto sostiene le imprese con linee guida operative, finanziamenti, assistenza tecnica e modelli di intervento misurabili.
Insieme all’organizzazione, servono anche innovazione e investimenti. L’Inail sostiene le imprese proprio su questo fronte, mettendo a disposizione finanziamenti mirati, come quelli dei bandi ISI, che dal 2010, nelle 16 edizioni dell’iniziativa, hanno messo a disposizione del sistema produttivo oltre quota 4,7 miliardi di euro. A questi si aggiungono una costante attività di consulenza tecnica svolta dall’Inail, anche nell’ambito di protocolli e accordi con associazioni di categoria, ordini professionali e grandi imprese, i progetti di ricerca applicata realizzati dai Dipartimenti dell’Istituto, anche attraverso collaborazioni con Centri di eccellenza e istituzioni universitarie, nonché gli strumenti digitali messi in rete e resi disponibili a tutte le imprese per il supporto nella valutazione e gestione dei rischi.
Un altro elemento distintivo è il dialogo sociale. L’Inail collabora stabilmente con associazioni datoriali, organizzazioni sindacali, ordine professionali, organismi paritetici e grandi gruppi imprenditoriali per costruire percorsi condivisi di prevenzione. La cultura della salute non si impone dall’alto, ma si costruisce attraverso la partecipazione, il confronto e la responsabilità collettiva.
La cultura della salute non si impone dall’alto, ma si costruisce attraverso la partecipazione, il confronto e la responsabilità collettiva
Un’attenzione particolare è rivolta alle microimprese, che rappresentano una parte essenziale e prevalente, almeno in termini numerici, del tessuto produttivo italiano ma spesso dispongono di risorse e competenze limitate. Per loro l’Inail sviluppa strumenti semplificati, guide pratiche, supporto tecnico e incentivi mirati, perché la sicurezza non può essere un privilegio riservato alle realtà più strutturate.
In definitiva, la visione dell’Inail è quella di un sistema proattivo e inclusivo, in cui salute, sicurezza e lavoro non siano ambiti separati, ma parti di un unico progetto di sviluppo. Una cultura della prevenzione che diventi patrimonio condiviso di istituzioni, imprese e lavoratori e che guardi al futuro con la consapevolezza che non esistono imprese competitive e lavoro di qualità senza tutela della persona.
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