Voce ai manager in pensione

Il mese scorso abbiamo promosso un questionario sul tema previdenza. Eravamo convinti ci fosse un’esigenza forte, tra i colleghi, di esprimere priorità e indicare le azioni da intraprendere in questo campo. Hanno risposto in oltre 16.000. Una redemption così alta ha superato ogni nostra previsione! È stato il primo importante segnale che ci ha convinto ulteriormente di quanto la questione delle pensioni sia viva.

Il tipo di risposte, poi, ha confermato il dato della partecipazione. C’è preoccupazione per nuovi attacchi, per nuovi prelievi. C’è un senso di profonda ingiustizia avvertito da chi per una vita intera di lavoro ha contribuito alla sostenibilità del sistema e oggi si ritrova a sostenere economicamente spese crescenti, per sé e per la propria famiglia.

Il 91% dei rispondenti ha detto di non essere soddisfatto del livello di giustizia assicurato in questo Paese. Non ci sorprende il rammarico per la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale lo scorso ottobre che, in controtendenza con la precedente pronuncia, ha voluto confermare il blocco della perequazione delle nostre pensioni.

Contro quella sentenza, che i colleghi non hanno mancato di definire ingiusta, irragionevole, iniqua, intraprenderemo tutte le azioni esperibili.

Giocheremo in attacco perché, sono convinto, dobbiamo mettere un argine a continue aggressioni, siano esse di fonte autorevole o piuttosto meramente propagandistiche. In queste ore abbiamo ulteriori segnali dalla politica che ci fanno rabbrividire.

Non è soltanto la faciloneria del dibattito elettorale, il chiacchiericcio su non meglio precisate “pensioni d’oro”, a esasperare i colleghi. Tutta la lettura dei conti previdenziali di questo Paese è fuorviante e destinata a creare conflitto tra le generazioni.

Ora, c’è un’altra cosa in questa indagine che merita di essere sottolineata: il 72% dei manager in pensione ha dichiarato di sostenere il welfare familiare, in favore di coniugi, figli e anche nipoti.  

Quasi uno su due ha dichiarato che queste spese familiari sono aumentate nel corso dell’ultimo anno. Inoltre, a livello di condizioni sociali, l’indagine di Federmanager ha chiesto loro quale sia il ruolo degli anziani in Italia. Hanno segnalato in modo spontaneo: figli, nipoti e giovani, sostegno economico e aiuto sociale, volontariato.

Se vogliamo immaginare una società in cui sia tenuto unito il patto tra le generazioni, questa società deve essere una società con più lavoro, con più crescita, con più merito.

Piuttosto che rinunciare a costruire un futuro migliore per i nostri figli, abbiamo quindi deciso di aprire una linea di finanziamento nel 2018 per sostenere tutte le iniziative che saranno necessarie per incentivare lavoro e occupazione manageriale da un lato, e per difendere i diritti di chi è arrivato alla pensione dall’altro.

Così ci sembra di interpretare bene l’indicazione, anche questo molto cristallina, del primo posto in classifica assegnato al lavoro e occupazione, indicate dai rispondenti come le priorità per il Paese.

Così ci sembra di interpretare bene il ruolo che i colleghi assegnano alla nostra Federazione. È stata infatti generosa la valutazione che i seniores hanno dato a Federmanager per le azioni messe in campo finora. Ci ha fatto molto piacere leggere aggettivi come buono, corretto, coerente, adeguato, positivo, utile, riferiti al nostro operato.

Questo, se ci conforta, ci spinge soprattutto a insistere nel 2018 per garantire ai colleghi servizi di qualità. Al top delle nostre raccomandazioni, c’è dunque l’impegno a tenere unito e coeso il management industriale, restituendo a questo Paese il ritratto fedele di una categoria che ha dato e continua a dare moltissimo per la tenuta del sistema.