Perché c’è bisogno di più donne manager

Con il convegno internazionale che abbiamo promosso il 4 maggio scorso in Vaticano “L’altra dimensione del management. Il valore aggiunto delle donne tra impresa, famiglia e società”, abbiamo lanciato il nostro messaggio affinché, attraverso il contributo delle donne, l’economia mondiale cresca e le società si arricchiscano.

L’altra dimensione del management è infatti anche l’altra dimensione del Paese in cui vogliamo vivere: Paesi più inclusivi, più sostenibili, più equi costruiscono società in cui c’è maggiore benessere e ricchezza. Le pari opportunità tra uomini e donne sono una questione di civiltà, ma sono anche un pre-requisito per un’economia più solida e per uno sviluppo più sostenibile.

In questo momento in cui la politica latita, abbiamo preso in carico questo tema insieme alla Santa Sede, che ha patrocinato l’iniziativa, perché condividiamo l’esigenza forte di cambiare la cultura dominante. È una sfida che rivolgiamo prima di tutto a noi stessi, e poi – speriamo – a tutta la società.

In Federmanager, infatti, le donne manager sono meno del 13% del totale. È vero che il settore industriale per tradizione è sempre stato appannaggio degli uomini, però non va molto meglio negli altri segmenti. Le donne manager guadagnano il 14% in meno dei loro colleghi maschi e questo succede un po’ ovunque.

Nell’ambito della nostra ricerca, quando l’istituto G&G Associated ha chiesto a una responsabile delle risorse umane quale fosse la retribuzione annua per un direttore vendite, prima di rispondere, la manager ha domandato se facessimo riferimento alla RAL di un direttore uomo oppure di un direttore donna.

Non possiamo dirci soddisfatti nemmeno del fatto che dal 2005 al 2014 le donne dirigenti siano aumentate dal 24 al 28%, anche per effetto di leggi come la Golfo – Mosca. A ben vedere, solo il 15% delle donne presenti nei Cda ha ruoli executive. Peggio per le presidenze dei Cda, dove solo il 7% è donna.

Noi crediamo – perché lo vediamo dal nostro osservatorio – che le aziende che hanno scelto una governance mista, parimenti divisa tra uomini e donne, hanno reagito meglio alla crisi e hanno avuto effetti positivi anche in termini di capacità di innovazione e di visione. Inoltre, più cresce l’occupazione delle donne, più cresce il reddito, più aumenta la propensione a fare dei figli.

Dalla nostra ricerca è emerso poi un dato preoccupante: un manager under 50 su 2 non riesce a conciliare il lavoro con la famiglia, per mancanza di tempo, e questo nonostante la famiglia sia valutata molto più importante rispetto al lavoro. Le donne manager italiane, in particolare, investono nel lavoro più di 9 ore al giorno contro le 8.2 delle statunitensi e le 7.1 delle tedesche.

La flessibilità dell’orario di lavoro è al primo posto tra le attese dei nostri colleghi: una migliore integrazione tra tempo dedicato al lavoro e tempo per la famiglia costituisce un obiettivo per la nostra Federazione. Inoltre, da noi c’è un gap di attuazione nelle politiche di sostegno alle donne lavoratrici, mentre negli altri Paesi sono molto più diffuse.

Rivalutare il concetto di genitorialità, invece che parlare esclusivamente di maternità, così come considerare il peso sempre più rilevante dell’assistenza parentale sono sfide più che attuali di cui ci dobbiamo preoccupare.

Pertanto, Federmanager continuerà a lavorare sui territori, anche attraverso l’operosità del nostro Gruppo Minerva, per diffondere strumenti di welfare che realizzino le pari opportunità.

Il welfare aziendale, anche nella forma di welfare di prossimità o di filiera, rende possibile per le aziende condividere i costi dell’investimento e offrire tutele e servizi essenziali per chi lavora.

In secondo luogo, Federmanager intende lavorare insieme alle altre Parti Sociali a livello di contrattazione nazionale per introdurre flessibilità e nuovi modelli di organizzazione. Speriamo che quello che introdurremo nei contratti dei dirigenti sia da apripista per altre categorie di lavoratori e siamo anche disponibili a lavorare con il legislatore su questi temi.

Infine, Federmanager continuerà ad agire sul piano della sensibilizzazione pubblica, portando avanti le linee guida che usciranno dal Comitato scientifico che abbiamo costituito insieme alla Santa Sede.

L’altra dimensione del management, infatti, va considerato un progetto strategico di Federmanager per il Paese, che ambisce a produrre risultati concreti in azienda e nella società, in continuità con quanto affermato in occasione lo scorso 4 maggio.

 Vediamo che è in atto una vera e propria rivoluzione industriale, in cui le nuove tecnologie modificano rapidamente i modelli di business. Bisogna sostenere una rapida riconversione del sistema di istruzione affinché, a partire dalle materie STEM, le giovani donne al pari dei loro colleghi uomini accedano a quei programmi formativi che daranno lavoro nei prossimi anni.

Bisogna sostenere la riorganizzazione degli spazi urbani e dei servizi, trasformando le nostre città in smart cities L’utilizzo delle nuove tecnologie può costituire la leva verso una maggiore efficienza organizzativa e innovazione: se governeremo bene la digital transformation, l’impatto sarà positivo sui luoghi in cui viviamo e sulle nostre famiglie.