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Nello spirito di Connext

Creiamo connessioni tra imprese e manager per lo sviluppo del Paese. Sono l’energia contro lo stallo, scrive il presidente Cuzzilla

Non rinunciamo al sogno di un Paese competitivo, dove c’è benessere distribuito, dove i nostri figli possano crescere in un ambiente sano, in città sostenibili e in condizioni migliori di quelle dei loro genitori.

Ma se non cresciamo, quel sogno avvizzisce. Se le stime sul nostro Pil continuano ad essere tagliate, non ci sarà occupazione e non ci sarà spazio nemmeno per il progresso. Economico, sociale, culturale.

Siamo in recessione tecnica e dobbiamo reagire.

L’energia positiva che ci caratterizza, che ci fa andare avanti nonostante tutto, va condivisa ancor più oggi che attraversiamo un momento di forte incertezza.

È questa voglia di costruire un Paese migliore che è comune alla collettività di persone che lavora, studia e si impegna per cogliere le opportunità di crescita che pure ci sono.

Persone che oggi vanno messe in contatto. Dobbiamo stringere le relazioni, dobbiamo creare connessioni.

Anche l’innovazione, di cui parliamo tanto, non è possibile se non con un approccio “aperto”, dove quello che consideravamo un competitor diventa innanzitutto un partner potenziale.

L’innovazione richiede contaminazione di esperienze per realizzarsi, perché la logica del segreto aziendale, dell’orticello chiuso in cui ci si crede i migliori, porta soltanto all’estinzione.

A Connext, l’evento di Confindustria che si è svolto qualche settimana fa a Milano e che ho avuto l’onore di inaugurare insieme al presidente Boccia e alle istituzioni presenti, noi manager eravamo numerosissimi. La nostra presenza non si è limitata alla condivisione di un messaggio politico, che pure abbiamo saputo lanciare. Un messaggio chiaro come quello con cui abbiamo detto di andare avanti sulle opere pubbliche, chiedendo investimenti sull’economia reale, lo sblocco della Tav e più spesa pubblica in infrastrutture.

Tuttavia, c’è una parte che devono fare il governo e le istituzioni, e c’è una parte che dobbiamo fare noi, con il senso di responsabilità che ci contraddistingue.

A questo penso quando vedo le opportunità che Federmanager, non senza sforzi, sta mettendo in campo per sostenere la crescita del management industriale.

Nello spirito che abbiamo abbracciato a Connext, la traiettoria ci indirizza verso una maggiore collaborazione con il mondo dell’impresa. I nostri colleghi insieme agli imprenditori italiani sono l’argine contro il declino. Sono l’energia contro lo stallo.

Credo sia questa la stagione in cui imprenditori e manager stringano un’alleanza nel nome dello sviluppo del Paese.

Vuol dire, per chi guida un’impresa, specie di piccole dimensioni, affidarsi a un manager per gestire le sfide in atto che riguardano le nuove tecnologie, i mercati esteri, i passaggi generazionali. Vuol dire, per un manager, avviare percorsi di continuo aggiornamento, rafforzare le proprie skills, costruire network di valore tra colleghi e nei territori.

Connettere le persone porta a risultati concreti. Questo è il senso di una nuova cultura d’impresa in cui persone che investono competenze e capitale costruiscono un futuro più solido. Per tutti.