Manager e quota 100

Tanti dubbi e qualche certezza, per una riforma con molti riflessi nella vita lavorativa dei manager. Abbiamo raccolto le loro opinioni

Alberto è un dirigente di un’azienda privata della provincia di Perugia, ha svolto il servizio di leva appena laureatosi a 24 anni, l’anno dopo ha iniziato a lavorare e oggi, a 63 anni, dopo 38 anni di contributi, è pronto a cogliere al volo l’occasione di “quota 100“. Quello di Alberto è un caso tipico del lavoratore in possesso dei requisiti per accedere allo scivolo pensionistico previsto dal Decreto 4/2019. Tipico sì, ma non così comune. Sono tante, infatti, le situazioni particolari che complicano il quadro di chi, pur raggiunta “quota 100”, non può accedervi.

È il caso di Annamaria, dirigente di un’impresa pubblica con un passato con tanti buchi contributivi, dovuti a diverse situazioni di disoccupazione, o a quello di Luigi, dirigente pugliese licenziato recentemente da un’impresa americana. «Sto pagando i contributi volontari, ad aprile del prossimo anno avrò 60 anni e 41 anni di contributi – racconta a Progetto Manager – ma per accedere alla “quota 100” dovrò aspettare ancora 2 anni per compierne 62. A questo punto meglio attendere i 42 anni e 3 mesi di contribuzione validi per la pensione anticipata».

Di tutti questi casi si è discusso lo scorso 4 febbraio a Roma, in un evento organizzato da Federmanager dal titolo «La riforma delle pensioni 2019 ed i suoi riflessi sugli strumenti di flessibilità in uscita». Oggetto della giornata, “quota 100” e il suo rapporto con l’APE Sociale, Ape Volontaria, Opzione Donna e Isopensione. Presenti all’evento il direttore generale di Federmanager Mario Cardoni, il presidente Federmanager Roma Giacomo Gargano e Rita Comandini, responsabile normativa fondi speciali INPS, che ha risposto alle tante domande degli iscritti.

«Quota 100 – ha puntualizzato Rita Comandini – rappresenta un nuovo accesso sperimentale alla pensione. Una forma di pensione anticipata, ma è una facoltà e non c’è nulla di obbligatorio». Una possibilità in più per andare in pensione quindi che però difficilmente, secondo molti iscritti, favorirà il turn over nelle aziende».

Giuliano, pensionato dopo una carriera in una multiutility, ci racconta il suo scetticismo:«Sono stato direttore del personale – osserva – e il rapporto uscite-entrate è sempre stato al massimo di 1 neoassunto ogni 3 pensionati, non di più».

Quota 100 è una possibilità in più per poter andare in pensione ma difficilmente favorirà il ricambio generazionale nelle aziende

E sul tema penalizzazioni dov’è la verità? «Le penalizzazioni per “quota 100” non esistono – ha precisato sempre durante il convegno Rita Comandini – l’assegno pensionistico potrebbe essere inferiore solo perché, uscendo prima dal lavoro, saranno meno gli anni di contribuzione».

Un assegno, dunque, minore, rispetto a quello atteso, ma senza penalizzazioni, come previsto, invece, dall’APE Volontaria. Tuttavia il minor introito pensionistico sembra scoraggiare molti degli iscritti Federmanager.«Avrei i requisiti ma ho deciso di non aderire – confida Franco – dai miei calcoli, in pensione, dovrei rinunciare a una grossa percentuale del mio stipendio».

«Io volevo accedere a “quota 100” – ci confida invece Ezio, dirigente nel campo editoriale iscritto a Federmanager – poi ho scoperto che nella norma si vieta il cumulo con altri redditi. Quindi non mi conviene più». “Quota 100”, infatti, vieta di proseguire l’attività lavorativa cumulando i redditi da lavoro con quelli pensionistici. Se dovesse aderire a “quota 100”, il nostro Ezio dovrebbe quindi rinunciare anche alla sua attività di consulente, o almeno non dovrebbe superare i 5 mila euro lordi all’anno di introiti.

Al netto di queste preoccupazioni, tuttavia, diversi iscritti non nascondono la soddisfazione per una concreta possibilità di andare in pensione anticipatamente. «Sono in uscita con la finestra di aprile – ci racconta Annalisa, dirigente di una grande azienda nel campo farmaceutico – per me “quota 100” è stata un’autentica manna dal cielo».

Ma cosa pensano gli iscritti di Federmanager riguardo la maggiore tassazione sulle cosiddette “pensioni d’oro”? Qui il giudizio si fa quasi unanime.«Non servono a nulla e alimentano l’odio sociale – l’opinione di Giuseppe, una vita in Rai con diverse mansioni dall’Ufficio legale alla Produzione radio – se colpiscono me colpiscono i miei consumi e quindi l’economia».«Tassare ulteriormente le pensioni alte – aggiunge Fabio – non è equo perché contravviene a un patto che abbiamo fatto con lo Stato nei nostri anni lavorativi».

Per tutti, comunque, vale il consiglio di Carla: «Uscirò con la pensiona anticipata, non con “quota 100”, per ogni problema, rivolgetevi a Federmanager. Io l’ho fatto e agli sportelli della Federazione mi hanno consigliato la strada giusta da intraprendere».

E allora se permangono dubbi o se si è ancora alla ricerca di chiarezza, Federmanager vi indica la strada: quella dei tanti sportelli aperti agli iscritti e alle loro esigenze nelle varie sedi territoriali.