Manager e PMI, binomio vincente per la crescita

Da tempo Federmanager sostiene la necessità di puntare sulla crescita delle piccole e medie imprese italiane per ridare slancio alla nostra economia, favorendo l’adeguamento dei modelli di business attraverso l’inserimento di qualificate risorse professionali in grado di dare impulso ai necessari processi di innovazione organizzativa.

Coerentemente a tale obiettivo, in previsione della manovra finanziaria, abbiamo elaborato due proposte di intervento che vanno in questa direzione, che abbiamo presentato pubblicamente in occasione dell’evento “Manager e PMI, binomio vincente per la crescita”, organizzato il 22 ottobre scorso a Roma, con la partecipazione di importanti esponenti di governo e del parlamento.

La prima proposta nasce dalla constatazione che, sotto l’aspetto della digitalizzazione, le imprese italiane sono ancora in forte ritardo: nella maggior parte delle nostre PMI non si è completata nemmeno la terza rivoluzione industriale (digitalizzazione di base e automazione integrativa) e in molti casi questa fase non è proprio iniziata!

Purtroppo manca la piena consapevolezza di quanto è in atto nel mercato globale, ed è una consapevolezza imprescindibile per intraprendere il cammino dell’innovazione.

Nella maggior parte delle nostre PMI non si è completata nemmeno la terza rivoluzione industriale. Le imprese italiane sono in forte ritardo.

Per questo motivo è fondamentale che, accanto alle agevolazioni già esistenti per sostenere gli investimenti in macchinari, si favorisca il percorso di digital transformation delle nostre PMI attraverso l’inserimento di risorse manageriali esperte nell’innovazione tecnologica e di processo, introducendo degli appositi incentivi, con l’obiettivo di creare i presupposti per accrescere la capacità competitiva di tali aziende nel tempo.

A tal fine, la prima proposta mira all’introduzione di un contributo a fondo perduto sotto forma di voucher per l’acquisizione di competenze professionali di supporto alle imprese o reti di imprese che intendono investire in innovazione e tecnologie digitali.

In questa ipotesi, fissando l’ammontare del voucher in misura corrispondente a 40.000 euro su base annua, con uno stanziamento complessivo pari a 40 milioni di euro si incentiverebbero 1.000 imprese all’assunzione di manager dell’innovazione.

Abbiamo esplicitato i requisiti professionali che caratterizzano il ruolo del manager per l’innovazione. Non solo. Abbiamo certificato le competenze di molti innovation manager

Per garantire l’affidabilità delle risorse manageriali, nella nostra proposta abbiamo esplicitato i requisiti professionali che caratterizzano il manager per l’innovazione tratti dal Disciplinare per la certificazione delle competenze manageriali adottato da Federmanager in partnership con Rina Services nell’ambito del progetto “Be Manager”. 

L’innovation manager è un professionista che deve assicurare la gestione delle attività inerenti processi di innovazione del business, in termini di processi organizzativi, prodotti/servizi e pensiero manageriale, stimolando la ricerca di soluzioni legate alla digital transformation e favorendo culturalmente l’introduzione e il consolidamento di idee innovative.

Non puntiamo, quindi, sul possesso di conoscenze tecniche specialistiche ma su competenze trasversali.

 

 

Anche la nostra seconda proposta è volta a valorizzare il contributo che i manager possono fornire per supportare la nascita e il consolidamento di iniziative imprenditoriali, favorendo così un’opportunità di sviluppo per il Paese: ci riferiamo alla possibilità di incentivare fiscalmente le somme di fine rapporto percepite dai manager all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro quando sono reinvestite nel capitale sociale di start-up o PMI.

Con l’intento di coinvolgere anche in questo caso circa 1.000 manager all’anno, tra coloro che risolvono consensualmente il rapporto di lavoro a fronte di un incentivo all’esodo, abbiamo ipotizzato la necessità di dedicare a tale misura uno stanziamento pari a 19 milioni di euro.

Tale intervento stimolerebbe l’investimento del risparmio privato di cui sono titolari le figure ad alta qualificazione professionale, favorendo anche il recupero delle loro competenze a vantaggio di una buona parte delle imprese del Paese, in un circolo virtuoso che, al contempo, realizzerebbe sia una leva per lo sviluppo del sistema produttivo che una forma di politica attiva del lavoro.

Sui contenuti degli interventi proposti abbiamo avviato una positiva interlocuzione con il governo: confidiamo che la prossima manovra risponda alle nostre sollecitazioni già preannunciando che proseguiremo su questi temi nell’attività di accreditamento istituzionale dei mesi a venire.