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Innovare i modelli di business si può e si deve

Maggiore competitività, miglioramento della reputazione aziendale, produttività e aumento dei profitti sono i benefici delle imprese che hanno deciso di aprirsi all’innovazione, per rispondere all’accelerazione tecnologica e alla competizione su scala globale. È quanto emerge dalla prima ricerca realizzata dall’Osservatorio di 4.Manager dal titolo “Management e innovazione dei modelli di business”.

Trend confermati da una ricerca condotta dal Boston Consulting Group, da cui risulta che le aziende che innovano l’intero modello di business hanno un vantaggio competitivo misurabile in +8,5% sugli utili nell’arco dei 3 anni. Dati alla mano, l’innovazione del modello di business è considerato un esercizio strategico “molto importante” da quasi 2/3 del campione.

Fotografando l’Italia, il contesto nel quale operano le aziende moderne è fortemente caratterizzato da nuove dimensioni: complessità, ambiguità, incertezza e volatilità.

Liquidità è il paradigma che più di tutti contraddistingue il panorama competitivo attuale e modifica le leggi di mercato. Cambiano le regole del gioco svelando alle imprese un orizzonte nuovo, che si rivela vincente se sono disposte a cogliere le opportunità di anticipare il futuro e far propri i trend emergenti.

«Anni fa – come testimonia un imprenditore intervistato nell’ambito della ricerca – si poteva inventare un prodotto di successo senza ascoltare il mercato. Oggi, la prima lezione che abbiamo imparato dalla crisi è che il mercato lo devi saper interpretare molto bene e velocemente!». Siamo tutti coinvolti nella velocità del cambiamento, che è caratterizzato da parole chiave come apertura, semplificazione, contaminazione, agilità.

La cultura aziendale è un elemento determinante in tutti i processi strategici e innovativi che richiedono il passaggio da un sistema burocratico, piramidale e gerarchico ad un modello agile e flessibile, in grado di liberare i potenziali creativi delle persone.

In questo scenario, l’innovazione rappresenta il trait d’union di una nuova sinergia tra imprenditori e manager nei processi di trasformazione, che richiede nuove competenze.

La ricerca dell’Osservatorio ha inoltre rivelato che, nei processi d’innovazione dei modelli di business, il contributo dei manager è considerato “molto importante” dal 70% del campione.

Ai manager è richiesta la capacità di fungere da connettori di persone e di processi, di anticipare in modo creativo le tendenze del mercato e di integrare trasversalmente asset e competenze, attraverso la combinazione di hard skills (competenze tecniche e specialistiche) e soft skills (quelle comportamentali), utili a rendere omogeneo il processo di cambiamento, a tutti i livelli. Lo esprime il 40% del campione.

Ma il dato che colpisce maggiormente, emerso dalla ricerca, riguarda il 44% che ritiene fondamentali le soft skills come competenze manageriali su cui investire. Si tratta delle abilità comportamentali, che sono spesso sottovalutate: l’84% del campione colloca al primo posto il problem solving, seguito dalla relazione e dal coinvolgimento per l’82%, la visione strategica per l’81%, l’empatia per il 71% dei casi. 

Lo studio, che ha coinvolto imprenditori, manager ed esperti di gestione aziendale su tutto il territorio nazionale, è strutturato secondo una metodologia di ricerca integrata: una fase esplorativa di tipo qualitativo, lo studio di 5 casi aziendali e una di tipo quantitativo, tuttora in corso (costituita da un campione di 612 imprenditori e manager di imprese con più di 50 dipendenti attivi nel nostro Paese), una desk analysis e una web analysis estese a diverse fonti.

Scarica l’Executive Summary della ricerca