Il paradosso dell’evoluzione tecnologica

L’affascinante mondo della tecnologia, la rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale: molti le ammirano e le sognano, molti altri le temono e non si sentono in grado di affrontare questo cambiamento.

Secondo una ricerca di Linkedin, entro i prossimi quindici anni, quasi il 15% della forza lavoro globale potrà avere necessità di cambiare mestiere, mentre tra i 400 e gli 800 milioni di posti di lavoro potrebbero essere minacciati dall’automazione. Le scoperte scientifiche e tecnologiche degli ultimi dieci anni hanno avuto un fortissimo impatto sulla vita sociale ed economica di tutti.

La digital economy è la protagonista per eccellenza di questa rivoluzione ed è capeggiata dalle cosiddette OTT, imprese prive di una propria infrastruttura che forniscono, attraverso la rete Internet, servizi, contenuti e applicazioni agendo al di sopra delle reti.

Le best performer di questo settore sono, ad esempio, Uber, la più grande società al mondo di taxi, che non possiede automobili; Facebook, il social media più popolare al mondo che non crea alcun contenuto; Airbnb, il più grande fornitore al mondo di ospitalità, che non possiede alcun immobile. E Amazon, la più grande piattaforma commerciale al mondo, che non ha una catena di negozi. Il successo di queste aziende ha aperto nuovi scenari per lo sviluppo di professioni innovative, chiudendone però molti altri considerati ormai obsoleti: il trade-off tra distruzione e creazione di nuovi posti di lavoro raramente risulta positivo, soprattutto per la mancanza di competenze di chi deve reinventarsi il proprio lavoro in questa trasformazione digitale.

Un altro ambito dell’evoluzione tecnologica che comporterà significativi cambiamenti nell’economia del lavoro è quello dell’intelligenza artificiale. Tracciare un bilancio sui pro e contro delle principali innovazioni che stanno contrassegnando questo periodo storico è compito arduo.  

Secondo le previsioni di uno studio Pwc, in Italia entro il 2035 saranno a rischio il 39% dei posti di lavoro, che saranno sostituiti da robot, app e programmi informatici. Basti pensare, ad esempio, che nei prossimi anni avremo in strada taxi che si guidano da soli e ciò porterà all’eliminazione totale di una categoria di lavoratori e a una rivoluzione del settore che vedrà nascere nuove aziende che gestiranno flotte di taxi-robot. Tuttavia, tale trasformazione avrà bisogno di figure professionali che sviluppino nuove competenze.

Il trade-off tra distruzione e creazione di nuovi posti di lavoro raramente risulta positivo, soprattutto per la mancanza di competenze adeguate a questa trasformazione digitale

Un’altra innovazione che colpisce invece il mondo manifatturiero è quella della stampante 3D, che taglia drasticamente i costi di produzione. Le aziende, infatti, possono produrre ad esempio pezzi di ricambio nel giro di poco tempo, utilizzando un’unica macchina e senza chiedere supporto ad imprese esterne.

Questo riduce o elimina le intermediazioni con aziende che si occupano di produrre semilavorati, o singole parti di un prodotto e tali aziende dovranno reinventare il proprio modello di business se vorranno continuare a presidiare il mercato. Se da un lato verranno ridimensionati o eliminati interi settori e relative categorie di lavoratori, dall’altro se ne creeranno dei nuovi in cui però troveranno spazio solo figure professionali che si dimostreranno abili nell’apprendere le nuove competenze necessarie.

L’impressione generale è che questa rivoluzione tecnologica possa avere più successo sulla minimizzazione dei costi che sulla massimizzazione dei ricavi.

Estremizzando il concetto, in un futuro ancora non ben definito, i robot potrebbero sostituire l’uomo nella quasi totalità delle sue funzioni e l’azienda vedrà azzerato il costo del personale e dovrà preoccuparsi solo dei costi di acquisto e manutenzione degli avanzati macchinari a disposizione. Tuttavia, in questo scenario ipotizzato, gran parte della popolazione non avrebbe possibilità di acquistare i beni e i servizi prodotti dalle aziende.

Una delle più grandi sfide dei top manager delle aziende che vorranno cavalcare questa rivoluzione tecnologica sarà quella di trovare una soluzione win-win tra i seguenti must: ottimizzare l’utilizzo di risorse artificiali per efficientare i costi; garantire nel tempo l’importanza del ruolo delle risorse umane, fornendo le competenze necessarie per affrontare le innovazioni tecnologiche.

Il fulcro di questo processo è guidato dalla formazione e dall’aggiornamento delle competenze, che risulta necessario per continuare a svolgere un ruolo cruciale all’interno del sistema industriale ed economico.