I veri piani su Ilva

La trattativa per la cessione di ILVA, iniziata a settembre dello scorso anno, dovrebbe avviarsi alle fasi conclusive. Il condizionale è d’obbligo a causa del ricorso al TAR di Lecce presentato dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto che, se accolto, rischia di far fallire il percorso di cessione e rilancio già avviato dal Ministro Calenda con il potenziale acquirente AMInvestco (AMI), joint venture tra Arcelor Mittal (AM) e Marcegaglia.

Negli incontri al MISE con le organizzazioni sindacali, AMI ha illustrato il Piano Ambientale ed il Piano Industriale che intende realizzare e la loro stretta interdipendenza.

E’ emersa chiaramente la necessità di realizzare un Piano Ambientale (1,15 miliardi di euro di investimenti) finalizzato a recuperare un rapporto positivo con le comunità ed il territorio tarantino che comunque non potrà da solo garantire il rilancio dell’Azienda che deve innanzitutto tornare competitiva sul mercato internazionale.

In questi ultimi anni l’industria dell’acciaio da ciclo integrale ha accentuato la globalizzazione delle sue dinamiche competitive caratterizzate da eccesso di capacità produttiva, elevati volumi di scambi tra le diverse aree mondiali, agevolati dalla caduta dei prezzi dei noli marittimi e conseguente pressione delle esportazioni dalla Cina e dai Paesi emergenti sui mercati Europei e Americani con tensione crescente sui prezzi e sui margini di vendita.

Con riferimento a questo scenario, il Piano Industriale presentato da AMI basa la sua strategia su alcuni pilastri.

Innanzitutto, un giudizio positivo sull’assetto impiantistico, le tecnologie utilizzate, la dislocazione logistica di tutte le unità produttive e le competenze del personale ILVA.

Quindi, investimenti per 1,25 miliardi di euro, da realizzarsi nel periodo 2018-2024, finalizzati al rifacimento altoforni e all’ammodernamento degli impianti attraverso la automazione e il recupero di efficienza operativi.

L’incremento della produzione per consentire un assorbimento ottimale degli elevati costi fissi avverrà in due fasi: fino al 2023, dati i vincoli ambientali di non superare i 6 milioni di Tonn/anno di acciaio, si opererà un massiccio approvvigionamento di semiprodotti (bramme e coils); dal 2023 in poi, ultimata la copertura dei parchi materie prime e avviato l’Afo5, la produzione di acciaio potrà salire a 8 milioni di Tonn/anno di acciaio con conseguente riduzione dei semiprodotti acquistati. Il livello di produzione dovrà comunque rimanere per saturare la capacità di laminazione e di finitura del Gruppo AM e mantenere un elevato indice di utilizzo degli impianti, indispensabile per la competitività dei costi medi di trasformazione.

In ultimo, non certo per importanza, ILVA dovrà colmare il gap qualitativo e di efficienza di questi ultimi anni e recuperare quote di mercato nei diversi settori di utilizzo più remunerativi quali automotive, carpenteria, beni di consumo durevole, edilizia e packing avviando un percorso di miglioramento costante su tutti i settori: sicurezza e salute, sviluppo prodotti e processi produttivi.

Arcelor Mittal ha ospitato le organizzazioni sindacali del Gruppo ILVA presso il Centro siderurgico di Gent (Belgio), dove ha mostrato la metodologia già utilizzata con successo nei suoi siti produttivi: attraverso la creazione di staff di quadri tecnici in stretto collegamento con l’esercizio, si garantisce lo sviluppo di progetti di miglioramento su tutti i temi e i settori sopra elencati.

A questi quadri, dotati di ampia autonomia decisionale, viene assegnato il compito di identificare i progetti di miglioramento, svilupparli in stretta relazione con l’esercizio e, dopo l’approvazione del manager di area, curarne l’implementazione.

In conclusione si può affermare che il Piano Industriale presentato da AMI descrive un percorso affidabile e realistico che inserisce ILVA all’interno di un grande Gruppo siderurgico mondiale e prospetta un futuro sostenibile di crescita.

Purtroppo, nel mentre, occorre un forte potere decisionale nell’adottare con urgenza le misure cautelative ambientali, a partire dalla copertura dei parchi minerali. Ma, come detto, il percorso di passaggio alla nuova società è impervio, ostacolato dal ricorso legale di Regione Puglia e Comune di Taranto, e dalle decisioni dell’antitrust UE, nonché da una trattativa sindacale sulla questione degli organici ancora ferma.

E’ auspicabile che in tempi brevi tutte le parti interessate possano con atteggiamenti realistici e pragmatici condividere una soluzione positiva, consci che i piani e gli esborsi finanziari presentati da AMI sono oggi la sola possibilità per ILVA in amministrazione straordinaria di uscire dal profondo stato di crisi in cui si trova.

Il pericolo principale è questo: ritenere che il tempo sia una variabile indipendente e che una non meglio identificata soluzione alternativa sia ancora possibile. Nelle more di questi tentennamenti si annida il rischio concreto che a decidere sia, al posto dei soggetti negoziali, il lento deterioramento dell’azienda. Una soluzione di non ritorno sul futuro aziendale.

 *  Coordinatore Commissione Politiche Industriali di Federmanager

 **  Vice Presidente Federmanager Puglia