Gabriele Buia: sbloccare i cantieri, siamo in codice rosso

Dopo il crollo del ponte di Genova, è ancora più urgente il tema della manutenzione delle opere pubbliche. «Il Paese è in codice rosso», ci dice Gabriele Buia, che guida l’Associazione nazionale dei costruttori edili. Dal punto di vista di chi fa impresa, bisogna demolire e ricostruire il nostro patrimonio di infrastrutture e opere perché «non risponde più alle esigenze di salute e sicurezza dei cittadini».

Presidente, a suo avviso, serve una normativa d’eccezione per accelerare la ricostruzione dell’area genovese? Quanto conta la variabile tempo?

La tragedia di Genova impone scelte eccezionali, da assumere con senso di responsabilità, superando divisioni e particolarismi. La città deve tornare a vivere il prima possibile e l’Italia e l’Europa devono tornare ad avere al più presto uno dei porti e degli hub più strategici del Mediterraneo.

Per questo abbiamo dato la disponibilità ad accogliere norme emergenziali, contro cui in questi anni ci siamo sempre battuti. Ma il momento è grave e non possiamo permetterci di perdere altro tempo. Bisogna rimuovere rapidamente le macerie e avviare la ricostruzione per rimettere in piedi la città. Occorre, poi, una governance del processo ben definita, e un insieme di regole che, seppure eccezionali, devono comunque essere chiare e trasparenti.

Anche misure straordinarie, infatti, possono non bastare: è necessaria una programmazione puntuale di tutte le fasi progettuali, autorizzative e realizzative dell’opera. L’Italia può vantare imprese che sono apprezzate in tutto il mondo per la propria capacità di realizzare opere di altissimo livello e hanno il know how e le competenze necessarie per affrontare al meglio questa sfida.

Ance ha lanciato un sito di monitoraggio delle opere bloccate, sbloccacantieri.it.Che cosa ne emerge?

Il quadro di un Paese in perenne codice rosso, tra opere incompiute, cantieri paralizzati, scuole che cadono a pezzi, territori insicuri e abbandonati. Da aprile a oggi abbiamo censito circa 300 interventi bloccati, per un valore di 27 miliardi di euro.

Una vera e propria emergenza tutta italiana, di fronte alla quale non possiamo più abbassare lo sguardo o attendere inermi il prossimo disastro. Dalle analisi dobbiamo passare ai fatti. E’ il momento di agire in modo unitario, con scelte rapide e concrete per rendere possibile quanto prima quel grande piano di messa in sicurezza e manutenzione del territorio che invochiamo da anni ma che finora non è ancora realmente mai partito.

Nell’intervista al Sole 24 Ore che ha rilasciato qualche giorno fa, lei ha denunciato un Paese allo stallo, con il settore costruzioni in crisi e una burocrazia soffocante. Cosa serve davvero per ripartire? Valuta credibile l’annuncio di un Piano straordinario di investimenti in infrastrutture, fuori dai vincoli europei, avanzato dal ministro Toninelli? 

E’ così, il nostro è l’unico settore che dopo dieci anni di dura crisi ancora non vede la ripresa. Siamo il solo comparto che anche nel primo semestre di quest’anno continua a perdere occupati, in caduta del 2,7%, e a registrare un pesante segno meno per gli investimenti, scesi del 5,6% su base annua.

Eppure il 2018 doveva rappresentare il momento di svolta, anche grazie alla consistente iniezione di stanziamenti messi a disposizione per le infrastrutture negli ultimi anni. Ma le risorse non bastano. Bisogna, prima di tutto, rimuovere gli ostacoli che impediscono di spenderle: procedure complesse e farraginose, scarsa capacità amministrativa e difficoltà nell’applicazione del Codice appalti.

Il ministro Toninelli ha annunciato di aver intenzione di modificare il Codice: è una buona notizia. Ma partiamo subito, perché i cittadini e le imprese hanno bisogno di risposte immediate.

Quali misure servono per rilanciare le città? Perché l’eco e il sisma bonus sono fondamentali?

Sbloccare il Paese significa anche investire nel futuro delle nostre città. E per farlo serve una strategia nazionale che consenta di realizzare finalmente quegli interventi di rigenerazione dei centri urbani di cui tutti parlano ma che finora sono rimasti sostanzialmente sulla carta.

Su questo tema noi abbiamo proposte molto concrete: serve un’agenzia nazionale per le città e va attivata una serie di strumenti normativi e fiscali in grado di promuovere reali interventi di demolizione e ricostruzione di un patrimonio che non risponde più alle esigenze di salute e sicurezza dei cittadini.

Ecobonus e sismabonus rappresentano uno strumento efficace per attuare un serio piano di rigenerazione e messa in sicurezza delle città. Ma serve una strategia comune come quella che abbiamo messo in campo con la filiera delle costruzioni, con la quale abbiamo avviato la campagna #EcoSismabonus. Un’iniziativa, promossa anche con Anaci e Legambiente, nata per far conoscere ai cittadini le opportunità legate all’utilizzo dei bonus fiscali.

*   Giornalista e Vice Direttore Progetto Manager